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Spettacoli

Le nozze di Figaro al Teatro Filarmonico di Verona

La commedia del francese Pierre Caron de Beaumarchais fornisce l’innesco per il racconto di quel “giorno di tormenti, di capricci e di follia” che Da Ponte sviluppa in un mirabile gioco di rime

Le nozze di Figaro (Wolfgang Amadeus Mozart) al Teatro Filarmonico di Verona (Foto Ennevi)
Le nozze di Figaro (Wolfgang Amadeus Mozart) al Teatro Filarmonico di Verona (Foto Ennevi)

Il 22 gennaio al Teatro Filarmonico di Verona è andata in scena la prima dell’opera buffa in quattro atti Le nozze di Figaro, primo dei tre titoli prodotti dalla fortunata collaborazione di Wolfgang Amadeus Mozart con l’abate Lorenzo Da Ponte, per Mozart librettista ideale anche per le sue Don Giovanni e Così fan tutte.

Mozart e Verona, un binomio che ha radici lontane, da quando nel gennaio del 1770 l’allora quattordicenne genio salisburghese tenne nella città scaligera le sue prime esibizioni nel Bel Paese.

Da allora non si contano le occasioni in cui la sua musica è risuonata nelle sale e nei teatri veronesi. Ma è solo dal 2020 che la città ha cominciato a celebrare ogni anno l’evento della sua prima visita con una rassegna concertistica dedicata. Così come non è da molto che le sue opere vengono programmate, peraltro poco frequentemente, nei teatri cittadini.

Le nozze di Figaro introduce una doppia innovazione: sul piano della concezione drammaturgica conferisce una propria identità a ciascun personaggio, trasformandolo da “tipo” a “persona”, fatta di carne, ossa e sentimenti, mentre dal punto di vista sociale registra la trasformazione in atto, che porterà a superare la visione di un mondo aristocratico privilegiato (rappresentato dal Conte) contrapposto a quello del popolo sottomesso (rappresentato dal suo servo Figaro), non più disposto però ad accettare questo disequilibrio.

La commedia del francese Pierre Caron de Beaumarchais fornisce l’innesco per il racconto di quel “giorno di tormenti, di capricci e di follia” che Da Ponte sviluppa in un mirabile gioco di rime, su cui la musica di Mozart danza, dando vita a uno dei capolavori del teatro in musica di tutti i tempi.

L’allestimento della Fondazione Teatro Nuovo Giovanni da Udine, con regia, scene e costumi di Ivan Stefanutti, si muove nel solco della tradizione, con l’ambientazione definita dai bei costumi e gli elementi di arredo d’epoca.

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Nessuna sorpresa per quanto riguarda la gestione degli spazi e le azioni sceniche, montate diligentemente come puro e semplice supporto al racconto. Il tutto in uno spazio delimitato da grandi porte posizionate simmetricamente e secondo le linee dell’immaginaria gabbia prospettica, a comporre una scenografia spezzata. Una costruzione aperta, snella e funzionale al gioco di entrate e uscite da un luogo all’altro, che però favorisce la dispersione del suono.

Forse anche questa la causa di alcuni problemi di bilanciamento delle voci, tra di loro e con l’orchestra, maggiormente evidenti nei concertati e che potrebbero aver penalizzato il coro, preparato da Ulisse Trabacchin, vocalmente meno presente del solito.

Tra gli interpreti ha ben figurato Giulio Mastrototaro, nel ruolo di Figaro, dotato di gamma estesa e voce ben timbrata, così come Alessandro Luongo nei panni del Conte, con un cantato elegante e una voce duttile, esaltata nell’aria “Hai già vinto la causa”. Vocalmente meno convincente il Don Bartolo di Salvatore Salvaggio, in difficoltà nel registro grave. Molto bene Didier Pieri (Don Basilio) e Matteo Macchioni (Don Curzio), tenori dal timbro robusto e brillante, nonché Nicolò Ceriani (Antonio), di ottime qualità vocali e verve scenica.

Sul fronte femminile, buona la prova di Sarah Blanch, in bella evidenza soprattutto nell’aria “Deh vieni non tardar”, a dispetto dell’annunciata indisposizione. Gilda Fiume è stata una Contessa di spessore, regalando le due riuscitissime arie intimistiche del personaggio. Buone anche le prove di Rosa Bove (Marcellina), Elisabetta Zizzo (Barbarina), Emanuela Schenale e Tiziana Realdini (due contadine).

Ordinata e attenta la direzione di Francesco Ommassini, assecondato da una buona prova dell’orchestra. 
Un allestimento gradevole, anche se verosimilmente non tra i più memorabili.

Paolo Corsi

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Written By

Paolo Corsi è nato a Verona e vive in provincia di Trento. È attore, autore e critico teatrale. Da sempre appassionato d'opera, ha studiato canto e si è esibito come solista e in varie formazioni corali, partecipando come corista ad alcuni allestimenti di opere di Verdi, Rossini e Mozart. www.paolocorsi.it posta@paolocorsi.it

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