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Verde, mobilità e inquinamento a Verona, analisi e soluzioni

Nella sede dell’Ordine degli ingegneri tecnici, docenti e amministratori hanno illustrato la situazione a Verona dove le auto ferme occupano 300 campi di calcio

Inquinamento, smog

Mobilità alternativa, contrasto a quella insostenibile e autocentrica, efficienza del trasporto pubblico, ma anche forestazione urbana e uso del titanio sulle strade cittadine per assorbire gli inquinanti, insieme alla trasformazione del calore delle acciaierie in vapore acqueo, da recuperare nel teleriscaldamento. Sono questi i temi discussi durante il seminario coordinato da Roberto Penazzi che si è tenuto mercoledì 18 gennaio nell’auditorium dell’Ordine degli Ingegneri.

«Il nodo più grande di Verona è senza dubbio quello della mobilità, che richiede un cambio di cultura radicale», ha evidenziato la vicepresidente dell’Ordine, Anna Rossi. «La nostra categoria è protagonista nell’individuare soluzioni per contrastare l’inquinamento, a partire dall’elaborazione di una serie di buone pratiche, come quelle del recupero del calore da acciaierie per diffonderlo nelle abitazioni, specie là dove si utilizzano stufe a legna».

«Le politiche sulla mobilità sono ancora troppo poco incisive», ha dichiarato Chiara Martinelli, presidente di Legambiente Verona. «Servono azioni sul traffico, sulle ciclabili, lo sviluppo di città 15 minuti e bisogna abbattere il consumo di suolo, specie quello legato alla logistica e tanto diffuso nella nostra provincia, che innalza i livelli di particolato».

Stando a dati Arpav, nella nostra città stanno progressivamente diminuendo le medie di concentrazione di inquinanti nell’aria durante l’annualità, ma i superamenti dei limiti giornalieri, nel caso delle Pm10, continuano a sforare il limite dei 35 giorni all’anno. La legna rappresenta il combustibile peggiore e a Verona produce il 58% delle Pm10. Borgo Milano, restando in città, e San Bonifacio, dove vi sono le centraline di traffico, registrano i principali picchi di ossidi di azoto della provincia.

Gli spostamenti a Verona avvengono per il 70% dei casi in auto, superando la media del 65% a livello nazionale, che si contrae al 33% in Europa. Inoltre, come evidenziato da Francesco Seneci, CEO e Direttore Tecnico Netmobility, il 50% degli spostamenti interni alla città fatti in auto sono sotto il raggio dei 5 chilometri, e il 22% addirittura sotto i 3.

«Per il 95% del tempo della loro vita le auto stanno ferme. Spostiamo infatti due tonnellate di ferro con mediamente solo 100 chili a bordo per una media di un’ora e 27 minuti al giorno – ha dichiarato l’esperto –. A Verona le auto ferme sono pari a 300 campi da calcio e dobbiamo iniziare a trattare il trasporto pubblico locale come un servizio pari alla sanità, gratuito o a basso costo, e al contempo ridurre l’offerta delle sosta e aumentare le zone 30».

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«Bisogna distinguere tra componenti primari e secondari degli inquinanti – ha evidenziato Simona De Zolt Sappadina dell’Arpav –. Nel primo caso riscaldamenti e biomassa hanno il ruolo di protagonisti, mentre le emissioni di altri gas diventano particolato. Il che accade per l’azoto dovuto al traffico veicolare, a Verona pari al 55,3%, e per l’ammoniaca che, nel 91 per cento dei casi è prodotta dall’agricoltura.

«L’aria che si respira a Verona è quella dell’intero Bacino padano visto che gli inquinanti emessi in atmosfera sono trasportati in masse d’aria e poi dispersi – ha detto la collega Silvia Pillon –.  Per combattere l’inquinamento servono azioni congiunte di Unione Europea, Regione e dei comuni locali»”.

L”assessore all’ambiente del Comune di Verona Tommaso Ferrari  prevede « ‘implementazione di zone 30 con sostanziali modifiche alle strade. Il filobus sarà solo il punto di partenza, va ampliata la ciclabilità e installeremo 250 punti di ricarica elettrica».

Circa la forestazione urbana, Ferrari annuncia il dialogo aperto con le università di Padova e Verona per una progettazione mirata. «Il contributo degli alberi in città – ha detto l’assessore – dipende dalla tipologia delle piante e dalla densità che occupano. In un paio di mesi approcceremo la pianificazione urbana considerando il verde come strategico. Mappare la situazione attuale di isole di calore e altri bio indicatori ci porterà a meglio comprendere come e dove intervenire».

Proprio della riforestazione urbana ha parlato Catherine Dezio, docente del corso di Laurea in Progettazione e Gestione del Territorio e del Verde dell’Università di Padova: «Non basta avere il verde in città, va progettato definendo obiettivi, aree di intervento, indirizzi progettuali e scegliendo le specie arboree e il materiale di propagazione – ha spiegato –. Solo così otterremo risposte concrete per l’ecosistema».

Ulteriore strategia emersa oggi è quella presentata da Roberta Bertani, docente al Dipartimento di Ingegneria industriale dell’Università di Padova, che ha argomentato l’efficacia dell’utilizzo di ossidi di titanio come additivo da applicare a pareti verticali e al manto stradale per disinquinare e pulire le città. Una tecnologia, già sperimentata, che si basa sull’uso della luce.

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