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Ambiente

Crisi idrica, gli invasi artificiali non sono la soluzione

Secondo Pronatura oggi è possibile stoccare l’acqua nelle falde acquifere sotterranee impoverite con costi finanziari ed ambientali nettamente inferiori a quelli per la realizzazione dei bacini di invaso

Lago artificiale, diga, invaso
Lago artificiale

Anche nel veronese è stato lanciato l’allarme per la scarsità di precipitazioni meteoriche che hanno impoverito le falde acquifere. Il rischio è alto non solo per l’agricoltura ma anche per gli approvvigionamenti di acqua potabile.

Cosa fare? Da più parti si invocano finanziamenti per la costruzione di invasi artificiali per raccogliere le acque meteoriche in modo che non defluiscano nei fiumi e quindi nel mare. Nasce cosi il “Piano Laghetti” promosso da Coldiretti e da ANBI (Associazione Nazionale Bonifiche) per realizzare 10.000 invasi entro il 2030. A prima vista sembra la soluzione ideale, ma a ben vedere il piano presenta diverse criticità e non è da tutti condiviso.

Ad esempio il CIRF (Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale) sostiene che la grave crisi idrica attuale è derivata dall’aver perseguito per decenni uno sviluppo economico che prescinde dai vincoli eco sistemici e va approcciata in modo strutturale, affrontando le cause e non correndo dietro ai sintomi.

Il CIRF denuncia che più dell’80% degli habitat è in cattivo stato di conservazione, dal 1970 le aree umide si sono contratte del 50%, negli ultimi 10 anni il 71% dei pesci e il 60% degli anfibi ha mostrato un declino delle popolazioni, un terzo tra api e farfalle è in declino e un decimo è sull’orlo dell’estinzione.

Per tali ragioni il CIRF ritiene che sia inaccettabile, perché insostenibile e quindi causa di ulteriore aggravio delle future crisi e dai benefici non duraturi, ogni risposta alla crisi idrica che si basi sull’ulteriore depredazione delle risorse naturali e sulle attuali sistematiche deroghe al deflusso ecologico spontaneo e ritiene fallimentare e dannosa ogni  strategia incardinata sulla costruzione di nuovi invasi lungo i corsi d’acqua.

Ma anche il Forum nazionale Salviamo il Paesaggio è contrario e ha divulgato la lettera che l’Associazione Pronatura Piemonte ha inviato ai ministri dell’Ambiente e Sicurezza energetica e dell’Agricoltura e Sovranità alimentare e ai vertici della Regione Piemonte.

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Pronatura ritiene sbagliato cercare di risolvere il problema della carenza d’acqua con la costruzione di nuovi invasi, innanzi tutto per l’enorme consumo di suolo, oramai insostenibile, che ciò comporterebbe . Inoltre la realizzazione dei bacini artificiali a mezzo dighe ha pesanti conseguenze ecologiche sui corsi d’acqua: mancanza di sedimenti, incisione degli alvei, erosione costiera che spesso sono causa di danni a strutture viarie come i ponti.

Senza contare che per impermeabilizzare i bacini sono spesso impiegati materiali inquinanti. Inoltre il mancato apporto di acqua ai fiumi è causa del depauperamento delle falde e della risalita del “cuneo salino“, ovvero la risalita delle acque salate alle foci, con conseguente sterilizzazione dei terreni agricoli limitrofi.

Accumulare l’acqua nei bacini di invaso provoca enormi perdite per evaporazione con conseguente aumento della temperatura e dell’effetto serra. Secondo Pronatura, oggi c’è la possibilità di stoccare l’acqua nelle falde acquifere sotterranee impoverite con costi finanziari ed ambientali nettamente inferiori a quelli per la realizzazione dei bacini di invaso.

Aggiungo che la crisi idrica deve essere affrontata considerando tutta la filiera produttiva agricola favorendo le colture che richiedono poca acqua e riducendo quelle , come ad esempio il mais, che ne consumano grandi quantità e che quindi risultano insostenibili.

Assalzoo (Asoociazione nazionale tra i produttori di alimenti zootecnici) calcola che in Italia per ogni tonnellata di mais vengano impiegati oltre 100 mila litri d’acqua. Mais che viene quasi tutto utilizzato per l’allevamento degli animali, con uno spreco di risorse che non possiamo più tollerare.

Infine dovrebbero essere proibiti gli sprechi d’acqua dei fiumi per usi non corretti. Ad esempio perché a Cologna Veneta tramite il Canale LEB vengono derivati dall’Adige 6 mc di acqua al secondo per diluire l’inquinamento da concerie del Fiume Fratta? ( L’Arena, 6 Agosto 2022).

Secondo gli attivisti del Comitato Vivere a Cologna Veneta le industrie conciarie, che dovrebbero provvedere a proprie spese a disinquinare il fiume, risparmiano così ogni giorno 2 milioni di Euro.

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Alberto Ballestriero
VeronaPolis

Alberto Ballestriero. La campagna e il paesaggio sono una presenza costante nella sua vita. Ha lavorato come funzionario nella gestione di canali e opere agrarie presso uno dei più importanti Consorzi di Bonifica del Veneto. Dopo la qualifica nel settore del verde progetta parchi e giardini, alcuni dei quali pubblicati. È socio dell’AIAPP (Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio). Per diversi anni è stato responsabile del settore verde urbano della sezione veronese di Italia Nostra. Ha pubblicato il libro “Confini Connessioni Scenari – divagazioni di un giardiniere sul paesaggio”. È socio fondatore dell’Osservatorio territoriale VeronaPolis. ballestriero@gmail.com

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