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Cultura

Catar schei al Qatar: l’Europa e catarsi della sinistra

Roberto Puliero profeta: l’aveva raccontato in versi, il fascino dei politici corrotti nel «catarsi/ sentà su la carega/ e lassiarsi/ intropettare/ ne l’orgia/ del potere»

Roberto Puliero

Ci sarà un giudice a Berlino, come diceva quello, e deve essercene anche uno veronese a Bruxelles. Un magistrato belga pronipote di immigrati scaligeri. Potrebbe spiegare l’intuizione all’origine dell’inchiesta giudiziaria sulle valigiate di soldi ai politici corrotti. Per chi ha l’orecchio allenato al dialetto veronese, Qatar suona come l’infinito del verbo trovare. Un posto magico dove trovare soldi all’infinito, appunto. «Catar? Schei? Indaghiamo». E il resto si è visto.

L’ipotesi si ispira ai versi del grande Roberto Puliero (1946-2019). Abbiamo pubblicato una doppia intervista impossibile a lui e a un altro illustre veronese scomparso nell’anno del Covid, pure lui appassionato della madrelingua: il filologo Giovanni Rapelli (1937-2019). I due cultori del dialetto rispondono su temi d’attualità, con le parole autentiche, tratte dai loro libri. Adesso bisogna svelare l’antefatto, perché conferma le doti profetiche di Puliero.

Dunque nel fatale 2019 si approssimava il trentennale della Cierre Edizioni. La cooperativa, superstite portabandiera di quella che fu la gloriosa industria editoriale veronese, voleva celebrare l’anniversario con una pubblicazione, che ci commissionò: una serie di interviste agli autori più importanti tra quelli pubblicati dalla casa.

La scomparsa a breve distanza di Puliero e di Rapelli, entrambi autori di testi in catalogo da Cierre, ispirò l’idea dell’intervista impossibile. Sarebbe stata la prima del libro. Poi arrivò la pandemia e il progetto del libro si arenò. Peccato, ma intanto l’intervista impossibile l’avevo scritta, trovando i testi nei libri di Puliero – No gh’è verso, Ravani par naoni – e di Rapelli – Nel cuore di Verona, Si dice a Verona.

Fu nell’avvicinarsi delle elezioni municipali che la poesia di Puliero risuonò profetica. Tra le tante citazioni (andate a rileggere l’intervista impossibile: due minuti di buonumore garantito) ce n’era una sul sindaco Sboarina, il Grande, e sul modo in cui lo chiamava Puliero, spiegato filologicamente da Rapelli. Facile attualizzare, finchè in Bra sedeva un altro sindaco Sboarina. «Chelasboarinachestainbrà!» mi sono detto, «bisogna pubblicare subito l’intervista, perché senza più Sboarina in Bra nessuno capirà il gioco di parole».

Pubblicammo e fu eletto Tommasi.

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E il Qatar, dove l’àlo catà Puliero? Seconda profezia, stavolta di Catarsi: in italiano, sostantivo femminile, «processo di totale o parziale liberazione da gravi e persistenti conflitti o da uno stato di ansia» (Treccani); in dialetto, infinito presente in forma riflessiva del verbo «catàr», trovare.

«Catarsi», quindi significa «ritrovarsi». Giocando sul doppio significato, in italiano e in dialetto, Puliero ironizzava in una poesia sui politici della Lega, passati ai suoi tempi dalle origini ruspanti ai seggi del potere.

Altra parte, leghista allora, sinistra stavolta. Catarsi o Qatar, ma insomma:

Adesso
che anca par noi
il doppiopeto
non significa più
do scorese
come na olta,
adesso scopriamo
che
è bello
CATARSI
sentà
su la carega
e lassiarsi
intropettare
ne l’orgia
del potere,
vacaeva.

Fine della poesia e delle profezie? Scommettiamo? Bisòn çercàr e te finìssi par Qatar.

Giuseppe Anti

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Written By

Giuseppe Anti è nato a Verona il 28 agosto 1955. Giornalista, si è occupato di editoria per ragazzi e storia contemporanea; ha curato fino al giugno 2015 gli inserti "Volti veronesi" e le pagine culturali del giornale L'Arena. giuseppe.anti@libero.it

1 Comment

1 Comment

  1. Marcello Toffalini

    07/01/2023 at 15:44

    Magnifico Anti: me so catà contento sensa la sboarina in brà. Grassie.

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