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Ambiente

Le trivelle in Adriatico, un passo avanti verso il suicidio climatico

Il blocco delle forniture causato dalla guerra in Ucraina ha mandato gli stati europei nel panico e di colpo le promesse e gli impegni di decarbonizzare il pianeta sono stati sostituiti dalla caccia a nuove fonti di combustibili fossili

Trivelle in Adriatico
Trivelle in Adriatico

“La scienza è concorde nel ritenere che molto probabilmente l’umanità sta influenzando il clima globale attraverso il rilascio di anidride carbonica dovuto alla combustione di combustibili fossili… Va tenuta in considerazione la possibilità che si verifichino alcuni eventi potenzialmente catastrofici… Le piogge potranno farsi più intense in alcune regioni, mentre altri luoghi potrebbero trasformarsi in deserti… (Alcuni paesi) potrebbero vedere la loro produzione agricola ridotta o distrutta… Abbiamo una finestra di cinque-dieci anni prima che il bisogno di decisioni radicali riguardo al cambiamento delle strategie energetiche diventi urgente…Una volta che gli effetti saranno misurabili, potrebbero non essere più reversibili”.

Queste parole profetiche non sono di qualche ambientalista, ma sono state scritte negli anni Settanta da James F. Black, uno scienziato che lavorava per la ExxonMobil, in una serie di documenti interni e sono riportate nel libro uscito nel 2021 La nuova guerra del clima di Michael E. Mann, lo studioso che collabora con l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) il più importante organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici. Mann sottolinea che la ExonMobil, assieme alle altre aziende dei combustibili fossili, si sono ben guardate dall’ascoltare i richiami dei propri scienziati, ed anzi hanno fatto di tutto per rallentare le politiche di riduzione dell’emissione di anidride carbonica responsabile del riscaldamento della terra.

A peggiorare le cose è scoppiata la guerra in Ucraina che ha evidenziato quanto poco lungimirante sia stata l’Europa nell’aver continuato a finanziare i combustibili fossili trascurando lo sviluppo delle energie rinnovabili e nel dipendere dalla Russia per le forniture energetiche. Il blocco delle forniture ha mandato gli stati europei nel panico e di colpo le promesse e gli impegni di de-carbonizzare il pianeta sono stati sostituiti dalla caccia a nuove fonti di combustibili fossili con grande gioia delle compagnie petrolifere che così continueranno ad incassare utili astronomici.

È in questo scenario che anche il nuovo governo italiano ha dato il via alle trivellazioni in Adriatico alla ricerca i nuovi giacimenti di gas. Ogni angolo di territorio, per quanto insignificante possa risultare il contributo energetico, diventa oggetto di indagine. Persino il giornale l’Arena qualche giorno fa ha pubblicato una mappa con tutti i siti del veronese dove potrebbero trovarsi potenziali giacimenti di metano. Altro che abbandono del fossile! La politica ha fatto una giravolta e maggioranza e opposizione si trovano alleati in questo nuovo safari energetico ignorando le catastrofiche conseguenze climatiche già in atto segnalate dagli scienziati e la scarsa o nulla convenienza economica di queste esigue risorse.

“Con la caccia ai nuovi giacimenti andiamo verso il suicidio climatico e i nuovi progetti di gasdotti ci bloccano nel consumo di gas per altri decenni” afferma in una recente intervista al Manifesto Marco Grasso, professore di Geografia economica e Politica all’Università Milano Bicocca.

Ma non tutti sono d’accordo con le estrazioni di gas dall’Adriatico, come il Presidente del Veneto Luca Zaia che si è dichiarato contrario, memore del fatto che negli anni 60 le terre del Polesine si sono abbassate di quasi 4 metri a seguito dell’estrazione del metano.

Ma anche i terremoti che ogni tanto interessano i nostri territori dovrebbero indurre alla prudenza. Piero Farabollini, presidente dell’Ordine dei Geologi delle Marche, a proposito degli eventi sismici del 9 novembre scorso ha dichiarato che la trivellazione di per sé non comporta alcuno scuotimento sismico, ma sono semmai le attività di estrazione e stoccaggio che possono farlo.

Alberto Ballestriero
VeronaPolis

Alberto Ballestriero. La campagna e il paesaggio sono una presenza costante nella sua vita. Ha lavorato come funzionario nella gestione di canali e opere agrarie presso uno dei più importanti Consorzi di Bonifica del Veneto. Dopo la qualifica nel settore del verde progetta parchi e giardini, alcuni dei quali pubblicati. È socio dell’AIAPP (Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio). Per diversi anni è stato responsabile del settore verde urbano della sezione veronese di Italia Nostra. Ha pubblicato il libro “Confini Connessioni Scenari – divagazioni di un giardiniere sul paesaggio”. È socio fondatore dell’Osservatorio territoriale VeronaPolis. ballestriero@gmail.com

1 Comment

1 Comment

  1. Claudio Toffalini

    20/11/2022 at 18:38

    Viviamo tempi di enormi contraddizioni. Da un lato dovremmo con la massima urgenza decarbonizzare i consumi energetici e dall’altra però le emissioni globali di CO2 non solo non calano ma aumentano e aumenteranno. E intanto l’ennesima COP (27) si è chiusa con le solite delusioni.
    Abbiamo piani ambiziosi di transizione energetica verso le rinnovabili e tuttavia abbiamo bisogno subito di gas per far fronte ai 30 mld di mc che non riceviamo più dalla Russia.
    In pratica abbiamo obiettivi a breve in netto contrasto con quelli a medio lungo termine.
    In ogni caso le trivelle in Adriatico sono solo fumo negli occhi.

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