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Verona e l’Autobrennero, rapporto essenziale per un ruolo europeo

Da tempo l’integrazione italo-tedesca dei territori del Veneto rappresenta la prospettiva più naturale e utile di vivere la loro piena identità

Autostrada Brennero

Verona deve proiettarsi verso il futuro, cercando di interpretare un suo possibile ruolo protagonista, sulla base dell’evoluzione della situazione economica e sociale nella quale è inserita, e delle disponibilità di nuovi strumenti quali, in particolare, il sistema infrastrutturale.

In questo ambito, sta acquistando un rilievo crescente la rete autostradale Autobrennero, ora in fase di potenziamento e qualificazione, tramite un piano del valore complessivo di 7,2 miliardi, totalmente autofinanziato. Con tale piano, nel giro di alcuni anni, la società relativa si propone di realizzare una serie di innovazioni che puntano a fare di questa infrastruttura la prima autostrada ecologica europea. La realizzazione del progetto sarà collegata alla decisione circa la nuova concessione sulla quale Autobrennero, controllata per l’84,7% da soggetti pubblici, in quanto proponente, possiede il diritto di prelazione. 

Un investimento rilevante, accanto al quale darà un contributo anche il Governo tramite  gli investimenti sull’intero sistema dei trasporti con il Pnrr, previsti in 61 miliardi. Con il suddetto finanziamento si propone una pluralità di innovazioni che vanno in tre direzioni: intermodalità, transizione ecologica e digitalizzazione.

Circa il primo aspetto si propone di rafforzare la domanda di trasporto ferroviario lungo l’asse del Brennero, che può sembrare una scelta contro se stessi ma che invece consente di rafforzare l’intero sistema di trasporto lungo quest’asse fondamentale che rappresenta uno dei più rilevanti in Europa.

La parte prevalente delle risorse saranno investite per realizzare gli altri due obiettivi: transizione ecologica e innovazione tecnologica, attraverso la realizzazione della terza corsia e la schermatura sonora dell’autostrada, nuovi autoparchi per il Tir. Inoltre, il piano prevede un consistente investimento nella viabilità ordinaria funzionale all’autostrada e dell’intermodalità, tra cui un hub intermodale a Isola della Scala.

Particolare attenzione sarà rivolta anche ai carburanti, attraverso la diffusione di una presenza capillare dell’elettrico e specifiche strutture per la distribuzione dell’idrogeno, combustibile indispensabile per un trasporto pesante pulito. Tutto ciò per rendere concreto l’obiettivo di una mobilità a basso impatto ambientale e a bassa incidentalità, indispensabili per migliorare anche l’offerta turistica.

Preso atto del valore innovativo dell’operazione, l’insieme di questi obiettivi configura una particolare qualificazione di una struttura che diventerà sempre più strategica per il nostro rapporto fondamentale con l’Europa.

A questo punto si pone impellente una domanda essenziale per il nostro futuro: Quanto servirà la nuova Autobrennero per la Verona di domani? Un interrogativo quanto mai attuale, visto che nel nostro territorio, ed in particolare nel Veneto, l’attenzione e l’impegno per questa infrastruttura appaiono piuttosto relativi, e in ogni caso inferiori a quelli riservati per la A4 Milano-Venezia.

Invece, soprattutto per Verona, vocata a essere la porta naturale verso la Germania, il rafforzamento di Autobrennero rappresenta un notevole strumento che aggiorna e rafforza tale funzione, con ricadute positive per lo sviluppo dell’intero Paese. Se a tutto ciò si aggiunge l’effetto positivo in termini di maggiore integrazione di Verona e dell’Italia con il cuore dell’Europa ci rendiamo conto di quale reale valore strategico possieda questa scelta per lo sviluppo futuro.

Da tempo l’integrazione italo-tedesca dei territori di Verona e del Veneto rappresenta la prospettiva più naturale e utile di vivere la loro piena identità europea, dimostrata anche dalle numerose imprese tedesche che scelgono i nostri territori come una delle occasioni più propizie per la loro ulteriore crescita.

Ma la prevalente cultura leghista, che negli ultimi tempi ha prevalso nelle scelte politiche territoriali, tutta dedita a esaltate demagogicamente le virtù del nostro territorio, ha finora trascurato tale prospettiva, riducendo la qualità del modello di sviluppo del Veneto, soprattutto per i giovani.

Anche per questo è necessario cambiare strada e valutare anche la possibilità di dar vita a un’intesa strategica tra i territori di Verona e della Baviera, al fine di sviluppare e integrare le diverse opportunità di sviluppo. Una scelta del genere potrebbe diventare un progetto pilota per rendere più concreta la nostra presenza in Europa, attraverso lo scambio e l’integrazione reciproche delle diverse opportunità ed esperienze di sviluppo economico e sociale con la regione tre le più avanzate d’Europa. Ecco perché Verona e il Veneto dovrebbero assumere tale scelta come la via maestra per stare attivamente in Europa.

Luigi Viviani

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Luigi Viviani negli anni Ottanta è stato membro della segreteria generale della CISL, durante la segreteria di Pierre Carniti. Dopo aver fondato nel 1993 il movimento dei Cristiano Sociali insieme a Ermanno Gorrieri, Pierre Carniti ed altri esponenti politici, diviene senatore della Repubblica per due legislature. Nel corso della legislatura 1996-2001 è stato sottosegretario al Lavoro con il ministro Cesare Salvi; nella successiva, vicepresidente del gruppo dei Democratici di Sinistra al Senato. viviani.luigi@gmail.com

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