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Vangelo

Speranza e pazienza possono aiutarci a contrastare le ipocrisie

Essere cristiani significa confrontarsi con la realtà e se necessario avere il coraggio di andare controcorrente

L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)
L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)

Vangelo di Luca
In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti, infatti, verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! (…).
 Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita». Lc 21,5-19

Siamo orami verso la fine dell’anno liturgico. In queste ultime domeniche leggeremo brani del capitolo 21 di Luca definito il grande “discorso escatologico”.
Sono testi molto difficili da interpretare. Per comprenderli bisogna distinguere il “linguaggio” che viene usato, dal “messaggio” che ci vuole dare. Il linguaggio è lontano dalla nostra cultura e perciò deve essere interpretato e non preso alla lettera. Il messaggio invece è di grande attualità.

Anche oggi viviamo tempi di crisi, di guerre, di malattie, di paure. Pensiamo ai drammi della Pandemia, dell’Ucraina, delle donne in Iran, dei migranti.
Gesù non vuole fare il veggente e nemmeno il profeta di sventura. Non vuole spiegarci come e quando avverrà la fine del mondo. Vuole invece aiutarci a capire “il fine” del mondo, il senso della storia, il significato della vita. Il suo è un messaggio di speranza e di “fiducia”.

Ma che cosa vuol dire sperare? Vuol dire ricordarci che: «nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto». Molto bella questa immagine di un Dio profondamente umano, che si prende cura perfino dei miei capelli.
La speranza è una parola che profuma di futuro e che sta nel cuore del Vangelo. Spesso di fronte ai drammi della vita la tentazione è quella di essere travolti dalla paura, dal catastrofismo o dall’indifferenza.

È per questo che Gesù insiste nell’invitarci a non mollare: «Con la vostra perseveranza salverete (= darete senso) la vostra vita». Essere perseveranti vuol dire: non rassegnarsi, non arrendersi mai.
Il cristiano è colui che non fugge dal mondo. È colui che sceglie di stare vicino ai crocefissi di oggi. È colui che ha il coraggio di andare controcorrente e proprio per questo sa di correre dei rischi, come ci ricorda Gesù: «sarete odiati da tutti».
Chi contesta i benpensanti non avrà mai vita facile. Chi smaschera coloro che parlano di pace, di libertà, di giustizia, di famiglia, di vita, ma poi fanno i loro sporchi interessi, incontrerà sempre molti ostacoli. È molto più comodo tacere.

Darsi da fare richiede sempre molto impegno e anche del coraggio. Purtroppo se ci guardiamo attorno sembra che vincano sempre i più arroganti, i più furbi, i più violenti. Nonostante le apparenze, Gesù ci ripete: «non lasciatevi ingannare… sollevate il capo, la vostra liberazione è vicina».
Il Vangelo ci indica la strada della pazienza, della serenità, della “fiducia-fede” in un Dio che non ci abbandona mai.
Tutti noi, lungo la nostra vita, abbiamo conosciuto persone straordinarie che ci hanno insegnato la pazienza. Ricordo mio nonno. Era un contadino. Aveva avuto ben 13 figli. Ricordo come amava la sua terra le sue piante, le sue vigne.
Spesso bastava una notte di freddo per rovinare la raccolta delle ciliegie, o era sufficiente una tempesta per distruggere un anno di lavoro.
Mi ha sempre colpito la sua serenità, la sua pazienza, la sua fiducia-fede in Dio. Una pagina di vangelo vissuto.
Questa è la fede dei piccoli, questa è la speranza: continuare a seminare con pazienza.

Don Roberto Vinco
Domenica 13 novembre 2022

«Non lasciatevi ingannare … sollevate il capo»
Luca 21,8

Il vero cristiano è colui che non fugge dal mondo.
Che ha il coraggio di stare accanto ai crocifissi di oggi.
Che non si rassegna e non si arrende mai.
Che profuma di speranza.
La speranza profuma sempre di futuro.

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Don Roberto Vinco, docente di filosofia allo Studio Teologico San Zeno e all'Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona, è collaboratore nella parrocchia di Novaglie. roberto.vinco@tin.it

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