Connect with us

Hi, what are you looking for?

Vangelo

La prima resurrezione è adesso: vivere e aiutare gli altri a vivere

Bisogna seminare speranza là dove c’è guerra, fame, paura, sofferenza, inumanità, razzismo, morte

L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)
L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)

Vangelo di Luca
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui». Luca 20,27-38

 Morte, aldilà, risurrezione. Temi piuttosto difficili da affrontare. Ci pongono tante domande. Ci sarà un aldilà dopo la morte? I nostri cari che ci hanno lasciato dove sono? Un giorno li rivedremo? Che cosa sarà la risurrezione?
Anche ai tempi di Gesù si ponevano tutti questi interrogativi. E anche allora c’erano discussioni e posizioni molto diverse. Lo scontro era soprattutto tra i farisei e i sadducei, i “nobili” di Gerusalemme, che non credevano nella risurrezione.
Sono proprio loro che cercano di provocare Gesù con un racconto paradossale e una domanda piuttosto ridicola: «Di chi sarà moglie, nella risurrezione, una vedova di sette mariti?»

Gesù non cade nel tranello e chiarisce il suo pensiero sull’aldilà e sulla risurrezione.
«Dio non è il Dio dei morti, ma il Dio dei vivi». Per Gesù, il vero problema, non è capire come sarà l’aldilà, ma vivere l’aldiquà.
Credere nell’aldilà non vuol dire dimenticare l’aldiquà. Credere nel Dio dei vivi vuol dire pensare a risorgere adesso, nella vita di tutti i giorni e lottare contro tutto ciò che è morte.

Cosa è stata la vita di Gesù? È stata tutta un dire “sì” alla vita e un “no” alla morte.
Lo dice spesso a parole (“Io sono il pane della vita”. “Chi segue me avrà la vita”), ma lo dimostra soprattutto con i fatti. Ha guarito gli ammalati. Ha ridato speranza agli emarginati, Ha perdonato. Ha gridato e lottato contro le ingiustizie.

Qual è l’originalità del messaggio della “resurrezione”?
Mentre i filosofi parlano di “immortalità”, come un prolungamento della vita, Gesù invece parla di “resurrezione”. Di vita “nuova”, di vita “altra”. L’espressione “saremo uguali agli angeli” non vuol dire che assomiglieremo alle figure immaginarie con le ali, ma vuol dire soltanto che l’aldilà sarà una realtà completamente diversa da quella che noi ora viviamo.

I Vangeli parlano di un “oltre” che è il “miracolo” che solo Dio può farci.
Il come, il dove e il quando risorgeremo, non siamo in grado di capirlo e di spiegarlo. Possiamo solo “fidarci” di Dio. Questo non vuol dire che dobbiamo rinunciare a ragionare, a cercare, a interrogarci.
Credere è accettare i limiti della ragione e riconoscere che la vita è anche un mistero e non si può capire e spiegare tutto. Credere nella risurrezione vuol dire allora: cercare di vivere e di aiutare a vivere.
Oggi in particolare vuol dire seminare speranza là dove c’è guerra, fame, paura, sofferenza, inumanità, razzismo, morte. Vivere da “risorti” vuol dire rimboccarsi le maniche e cercare di fare qualcosa: per i tanti disperati che annegano ancora in mare; per i tanti anziani lasciati soli anche nelle nostre comunità; per i tanti giovani disoccupati che non hanno futuro; per le numerose famiglie che non ce la fanno ad arrivare a fine mese.
Questa è la risurrezione che tocca a noi! A quella dell’aldilà lasciamo che ci pensi Dio!

Don Roberto Vinco
Domenica 6 novembre 2022

La mia prima risurrezione
«Un giorno in manicomio successe una cosa meravigliosa. Ci apersero i cancelli, ci dissero che finalmente potevamo uscire.
Fu un giorno grande, il giorno della nostra prima risurrezione».
Alda Merini, Diario di una diversa.

Written By

Don Roberto Vinco, docente di filosofia allo Studio Teologico San Zeno e all'Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona, è collaboratore nella parrocchia di Novaglie. roberto.vinco@tin.it

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altri articoli

Vangelo

La pandemia, le guerre, la crisi energetica, le povertà ci dicono che bisogna cambiare: non si può più vivere in questo modo

Vangelo

Cerchiamo Dio nella vita, nelle cose, nei fatti che accadono, negli altri, ma non ci accorgiamo che è dentro di noi

Vangelo

Abbiamo sempre pensato un Dio onnipotente, che fa miracoli, ma il Dio di Gesù è invece il Dio crocifisso

Vangelo

Essere cristiani significa confrontarsi con la realtà e se necessario avere il coraggio di andare controcorrente

Advertisement