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Ambiente

Intel, nuovi capannoni per garantire la sovranità alimentare?

Tutti i decisori politici – Governo, Regione, Comuni – anziché difendere il patrimonio agricolo e il suolo concordano nel considerare il possibile insediamento a Vigasio dell’azienda statunitense un’opportunità da non perdere

Intel

La nuova denominazione del ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare voluta dal neonato governo ha sollevato molta curiosità e interrogativi. Ma in concreto cosa significa sovranità alimentare?

Per rispondere a questa domanda credo che il modo migliore sia quello di riferirsi alla dichiarazione di chi la terra la coltiva fatta dal presidente della Coldiretti Ettore Prandini e pubblicata il 26 luglio scorso.

“Per proteggere la terra e i cittadini che vi vivono – dice Prandini – l’Italia deve difendere il patrimonio agricolo e la disponibilità di terra fertile puntando a una forma di sovranità alimentare che crei le condizioni perché il Paese diventi autosufficiente nella produzione di cibo. Occorre anche accelerare sull’approvazione della legge sul consumo di suolo, ancora ferma in Senato, che potrebbe dotare l’Italia di uno strumento all’avanguardia per la protezione del suo territorio”.

In sostanza, secondo la principale associazione italiana degli agricoltori, non si può parlare di sovranità alimentare se non si protegge quel sistema vivente dal quale tutto ha inizio: il suolo.

Intel a Vigasio

Intel a Vigasio

Come giudicare quindi lo schizofrenico entusiasmo provocato dalla recente notizia che l’azienda statunitense Intel sta valutando di insediare nel territorio veronese una fabbrica di microchip occupando una vastissima area agricola di 458 ha già interessata dal fallito Motorcity di Vigasio?

Lascia sconcertati che tutti i decisori politici di questa vicenda, Governo, Regione, Comuni, siano concordi nel considerare questa nuova cementificazione come un’opportunità da non perdere. Nessuno che sollevi il minimo dubbio sulle conseguenze ambientali di una tale scelta.

Il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia con temerarietà preannuncia addirittura che nel Veneto nascerà una “Silicon Valley europea” dimenticando come gli spazi e l’economia americane non siano confrontabili con i nostri striminziti e già malridotti territori.

Secondo Coldiretti, in base al rapporto ISPRA 2022, nello spazio di una generazione è scomparso più di un terreno agricolo su quattro (– 28%). I suoli persi in Italia dal 2012 avrebbero garantito la fornitura complessiva di 4 milioni e 150 mila quintali di prodotti agricoli e l’infiltrazione di oltre 360 milioni di metri cubi di acqua di pioggia la quale, ora, scorrendo in superficie, non è più disponibile per la ricarica delle falde.

Si aggrava così la pericolosità idraulica dei nostri territori segnati dal moltiplicarsi di eventi estremi dalla siccità ai violenti temporali. Inoltre è stata persa la capacità di stoccaggio del carbonio, uno dei principali imputati dei cambiamenti climatici, stimata in oltre tre milioni di tonnellate.

Certamente è molto più semplice e conveniente nell’immediato costruire ex novo, ma le conseguenze ambientali di un uso spregiudicato del suolo sono oramai sotto gli occhi di tutti. Mentre i nostri amministratori plaudono alla costruzione di nuovi edifici e infrastrutture una indagine di Confartigianato denuncia che nel solo Veneto ci sono ben 11mila capannoni industriali dismessi. 

Alberto Ballestriero
VeronaPolis

Alberto Ballestriero. La campagna e il paesaggio sono una presenza costante nella sua vita. Ha lavorato come funzionario nella gestione di canali e opere agrarie presso uno dei più importanti Consorzi di Bonifica del Veneto. Dopo la qualifica nel settore del verde progetta parchi e giardini, alcuni dei quali pubblicati. È socio dell’AIAPP (Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio). Per diversi anni è stato responsabile del settore verde urbano della sezione veronese di Italia Nostra. Ha pubblicato il libro “Confini Connessioni Scenari – divagazioni di un giardiniere sul paesaggio”. È socio fondatore dell’Osservatorio territoriale VeronaPolis. ballestriero@gmail.com

4 Comments

4 Comments

  1. Alberto Ballestriero

    07/11/2022 at 11:48

    E’ evidente che dietro alle nuove denominazioni dei ministeri, compreso quello della sovranità alimentare, c’è molta propaganda e poca sostanza. Resta il fatto che a fronte dell’enorme quantità di edifici inutilizzati e delle catastrofiche conseguenze dei cambiamenti climatici che stiamo vivendo ci dovrebbe essere un più responsabile uso del suolo specie nel nostro territorio. Ma dai commenti non mi sembra di cogliere preoccupazioni in questo senso.

  2. Marcello Toffalini

    03/11/2022 at 09:53

    Mi sono chiesto anch’io cosa significasse oggi ed in Italia volere la “sovranità alimentare”, visto che nell’attuale economia dominante il solo parlare di sovranità è semplicemente un’idiozia, malgrado i buoni risultati di tante imprese veronesi in campo eno-gastronomico. Imprese che essendo ben legate al contesto capitalistico internazionale non accetterebbero volentieri di essere guidate da interessi solo locali o anche solo nazionali. Così l’autosufficienza nel produrre cibo è poco più di una pia illusione, utile a sostenere gli sforzi e l’interesse di tanti agricoltori (divenuti imprenditori), sia per le difficoltà di provvedere ai diversificati bisogni alimentari indotti che per la necessità di servire un’economia di mercato. Solo il sovranismo più cieco potrebbe pensare di realizzarla a Verona, nel Veneto o in Italia.

  3. Maurizio Danzi

    30/10/2022 at 16:35

    Intel non olet

  4. Giuseppe Braga

    29/10/2022 at 16:49

    Il comune di Vigasio, inteso come riferimento per questo insediamento industriale e quelli contigui registrano una disoccupazione che oscilla dall’7% al 9%. L’eventuale insediamento industriale ipotizzato, per il quale sono stati previsti investimenti iniziali di circa 1,5- 2 miliardi di euro, in assenza di una rigorosa pianificazione ad opera dei numerosi comuni interessati, rischia di mettere in crisi i già precari equilibri riferiti alle diverse situazioni urbane e demografiche per le specifiche realtà comunali. Le migliaia di posti di lavoro che sono stati più volte ipotizzate, non potranno trovare alcuna concreta attuazione se prima i comuni del comprensorio coinvolto non approveranno appositi piani per ridisegnare i propri assetti urbanistici anche al fine di poter costruire almeno un centinaio di nuovi edifici con non meno di 1000- 1200 alloggi. E ciò per ospitare la manodopera (e le loro famiglie) in quanto quella ipotizzata dovra’ essere reperita altrove. Sono convinto, quindi, che prima occorra chiarire questi aspetti, senza escludere in ogni caso questa opportunità…..

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