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Vangelo

La riconoscenza è l’ammissione che non si può fare tutto da soli

Dio non ha bisogno di riti, ma di umanità. E la vera umanità è là dove le persone hanno imparato a “dirsi grazie”

L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)
L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)

Vangelo di Luca
 Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!». Luca 17,11-19

Dei dieci lebbrosi guariti, uno solo ritorna a ringraziare.
Imparare a dire grazie. È forse questo il messaggio del racconto di Luca.
In passato, “dighe grassie” era una delle prime cose che i nostri genitori ci insegnavano. Oggi la “gratitudine” è una delle virtù più rare.
È vero che in una giornata diciamo spesso “grazie”, ma spesso più per abitudine. Anche quando preghiamo, il più delle volte ci rivolgiamo a Dio per chiedere. Raramente per ringraziare.

La parola “eucarestia” in greco vuol dire “rendere grazie”.
Ma perché è importante imparare a “dire grazie”? Perché dicendo grazie riconosco che ho bisogno degli altri. Sono cosciente che non posso fare tutto da solo.
Gratitudine è sinonimo di riconoscenza. È il contrario dello scambio, del mercato.
La riconoscenza mi fa entrare in una relazione di amore. Quello che io ti ho dato, che ti ho regalato, l’ho fatto esclusivamente perché ti voglio bene e non pretendo nulla in cambio.

Forse la parola chiave di tutto il racconto è proprio alla fine: «Alzati e va, la tua fede ti ha salvato». Dieci sono guariti. Uno solo è “salvato”. Nove si accontentano di essere guariti dalla malattia.
Uno solo (proprio lo straniero) non si accontenta della guarigione del corpo. Ha bisogno di qualcosa di più profondo.

Il Vangelo è pieno di “guariti”. Di pochi invece si dice che sono anche “salvati”. Per Gesù la vera guarigione non è soltanto quella fisica. È soprattutto quella interiore, quella che ti cambia dentro. Se vuoi stare veramente bene, devi guarire dentro.
I nove guariti trovano la salute del corpo. Il Samaritano torna per incontrarsi con colui che lo aveva guarito. Nella relazione trova il senso della vita, fa esperienza della presenza dell’Altro.

Ciò che salva, ciò che cambia la vita è l’incontro. Il vero miracolo è la relazione.
Dio non ha bisogno di riti, ma di umanità. E la vera umanità è là dove le persone hanno imparato a “dirsi grazie”.
Ri-tornare ad essere umani: questa è la vera fede in Dio.

Don Roberto Vinco
Domenica 9 ottobre 2022

Imparare a dire “grazie” per diventare più umani
Ringraziare desidero il divino
per la diversità delle creature
per l’arte dell’amicizia
per i bambini che sono le nostre divinità domestiche
per il coraggio e la felicità degli altri
per quando siamo allegri e grati”.
Mariangela Gualtieri, poetessa

 

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Don Roberto Vinco, docente di filosofia allo Studio Teologico San Zeno e all'Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona, è collaboratore nella parrocchia di Novaglie. roberto.vinco@tin.it

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