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Vangelo

L’indifferenza verso gli altri è la negazione dell’amore

Come diceva lo scrittore Georges Bernanos: “L’inferno è non amare”. Anche noi spesso non vediamo. O peggio ancora non vogliamo vedere

L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)
L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)

Vangelo di Luca
In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abramo rispose: “Figlio, ricordati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”». Luca 16, 19-31.

 Ci viene spontaneo chiederci: perché il ricco viene condannato? Che cosa ha fatto di male? Non tratta male il povero, non lo caccia via, non lo odia. Semplicemente non fa nulla. Lo ignora. Qual è allora il suo peccato? È proprio la sua indifferenza. Non viene condannato per quello che fa, ma per quello che non fa. Il vero contrario dell’amore non è l’odio, ma l’indifferenza. È anche una persona devota, che prega, ma non “vede” e non “sente” il grido del povero. Non vedere. Questo è il pericolo. Questo è il vero peccato.

Come diceva lo scrittore Georges Bernanos: “L’inferno è non amare”. Anche noi spesso non vediamo. O peggio ancora non vogliamo vedere. I drammi accadono attorno a noi e noi non ce ne accorgiamo o ci voltiamo dall’altra parte.
Il barbone ci dà fastidio. Il malato ci mette in crisi. Il carcerato se lo merita. Gli zingari sono tutti ladri. Non sono i segni, le voci, le parole che mancano. Manco io. Perché penso solo a me stesso.

C’è una domanda che ci facciamo spesso: ma io, noi, che cosa possiamo fare? Ieri come oggi molti pensano che se ci fossero dei fatti straordinari, forse la gente si scuoterebbe e comincerebbe a cambiare vita. Molti sperano nei miracoli. Nelle apparizioni. Nei grandi eventi.
Gesù attraverso le parole di Abramo è molto chiaro: «Se non ascoltano Mosè e i Profeti (cioè la Parola di Dio, il Vangelo), non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti».

Non sono i grandi miracoli o le preghiere che cambiano il mondo. È il Vangelo vissuto concretamente nella semplicità di ogni giorno che ti cambia la vita. È quando ti accorgi che un amico/a sta male e vai a trovarlo/a, che anche tu cambi dentro. Cambia il tuo modo di vivere. Incominci a capire che non esisti solo tu. C’è anche chi ha bisogno di te. Comprendi che anche tu hai bisogno degli altri.
Bisogna imparare a “vedere”, a “fermarsi” a “fare qualcosa”. “Il primo miracolo, dice Simone Weil, è accorgersi che l’altro, il povero, esiste”.

C’è un particolare del racconto molto interessante e spesso tralasciato.
Chi è che si accorge e fa qualcosa per il povero Lazzaro?  «…erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe».
Pensiamo ai nostri anziani, spesso lasciati soli. Quanto è importante l’affetto di un cane, di un gatto.
Gesù ci invita spesso a guardare la natura o gli animali per imparare a vivere: «Guardate gli uccelli del cielo, guardate i gigli del campo…».
Anche un cane, anche un fiore, anche un tramonto possono aiutarci a vivere.

Don Roberto Vinco
Domenica 25 settembre 2022

«L’inferno è non amare»
Georges Bernanos

Sono tanti gli “invisibili” attorno a noi …
“Il primo miracolo è accorgersi che l’altro, il povero, esiste”

Simone Weil

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Don Roberto Vinco, docente di filosofia allo Studio Teologico San Zeno e all'Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona, è collaboratore nella parrocchia di Novaglie. roberto.vinco@tin.it

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