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Vangelo

Il mondo non potrà cambiare se non mutano le relazioni tra le persone

Bisogna imparare ad innamorarsi della vita, dei giorni tristi e dei momenti meravigliosi; innanzitutto delle persone

L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)
L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)

Vangelo di Luca
In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo». Lc 14, 25-33

«Chi non mi ama più di suo padre, sua madre, la moglie, i figli, …». In passato la traduzione era: “chi non odia suo padre … ”. Era una traduzione letterale che non rispettava il significato che voleva dare Gesù. Infatti come potrebbe quel Gesù che ci invita ad amare i nemici, ora esortarci ad odiare i nostri genitori?

L’odio di cui parla Gesù non ha il significato che diamo noi nel nostro linguaggio. Gesù era un ebreo e parlava in aramaico. Nelle lingue semitiche non esistono i comparativi o le sfumature. Cioè non esiste “amare di meno”, “amare di più”, ma solo “amare” o “odiare”. Quindi Gesù non ci invita a “odiare” i famigliari, ma ad amare “di più” il suo sogno, il suo progetto. Ad amare anche quelli che nessuno ama, gli ultimi, gli emarginati, i malati.

Per cambiare il mondo devono cambiare le relazioni tra le persone. Bisogna imparare ad amare a tal punto da cancellare la parola nemico.
Rinunciare ai propri averi vuol dire mettere al primo posto l’amore e non l’avere. Bisogna imparare non ad avere di più, ma ad amare di più.
In questo senso possiamo tentare di comprendere anche l’altra espressione piuttosto difficile di questo brano: «Chi non porta la propria croce, non può essere mio discepolo».

Che cosa vuol dire? Non è un invito a cercare ogni giorno la sofferenza, il sacrificio.
Dio non è un sadico che vuole farci soffrire. Desidera soltanto che tutti possano essere felici e vivere una vita dignitosa.
Gesù non ha cercato la croce per soffrire. Sono stati proprio i “sacerdoti” a metterlo in croce. Perché li accusava di “usare” Dio e la religione per il loro potere, i loro interessi.

Noi spesso abbiamo ridotto la croce al simbolo della sofferenza. Nel Vangelo invece la croce rappresenta la sintesi della vita di Gesù. La vita di uno che ha amato senza misura. Che ha scelto la strada del servire e non del comandare. Che ha sempre cercato di guarire e non ha mai chiesto a nessuno di soffrire per lui.
Per Gesù la cosa più importante della vita non è avere di più, ma amare di più. Quindi “portare la croce” vuol dire scegliere uno stile di vita come quello di Gesù. Vivere l’amore fino al punto di cancellare la parola nemico e, come ha fatto lui sulla croce, arrivare a dire: “Padre perdonali perché non sanno quello che fanno”.

La proposta di Gesù non è una proposta negativa (non devi, è proibito). È invece positiva, (scegli, fai, datti da fare, prendi l’iniziativa, rischia, ri-comincia).
Seguire Gesù vuol dire imparare a vivere con passione le piccole cose di ogni giorno. Questo significa innamorarsi della vita, con le sue fatiche, ma anche con i suoi momenti meravigliosi.
Noi pensiamo che per cambiare il mondo bisogna cambiare l’economia. Gesù invece vuole cambiare le persone.

Don Roberto Vinco
Domenica 4 settembre 2020

Prendi ogni giorno la tua croce
Non è un invito a fare sacrifici
ma a capire che amare vuol dire servire

«Un uomo vale quanto vale il suo cuore»
Mahatma Gandhi (1869 – 1948)

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Don Roberto Vinco, docente di filosofia allo Studio Teologico San Zeno e all'Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona, è collaboratore nella parrocchia di Novaglie. roberto.vinco@tin.it

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