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Vangelo

Viviamo il tempo del tutto e subito, ma servono impegno e sacrifici

Non è sufficiente timbrare il cartellino della Messa domenicale, fare la Comunione, andare a confessarsi. La vera liturgia è quella della vita

L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)
L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)

Vangelo di Luca
In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi». Luca, 13, 22-30

Perché Gesù non risponde a chi gli chiede: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Perché per Gesù il vero problema non è salvarsi l’anima nell’aldilà, ma dare senso alla vita nell’aldiquà. Gesù è venuto per insegnarci a vivere. Ma qual è il senso da dare alla nostra vita? Con il suo esempio e con le sue parole Gesù ci indica una strada da seguire: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta».

In passato, spesso, la porta stretta è stata interpretata come un invito a fare sacrifici, penitenza, digiuni. Forse per Gesù il significato è diverso.
Infatti proprio l’immagine della porta stretta ci richiama una espressione che Gesù usa spesso: “se non diventerete come bambini, non entrerete …”. Per tentare di capire il senso della vita, per “entrare” nel mistero di Dio, bisogna farsi piccoli.

La porta è stretta perché è a misura dei bambini, dei semplici, degli ultimi. Attraverso la porta stretta, passa soltanto chi si fa piccolo. Chi si è liberato delle cose superflue. Chi si sente debole, fragile. Diventare bambini non vuol dire diventare ingenui come i bambini. Vuol dire invece imparare dai bambini. Il bambino è colui che si fida. Si sente sicuro quando tiene la mano del papà o quando è in braccio alla mamma. Il bambino è colui che si sente fragile e ha bisogno degli altri. Farsi piccoli non è semplice, occorre impegno, occorre coraggio. Oggi viviamo in una società dove spesso si scambia la felicità con la facilità (Pagola). È la cultura del tutto e subito. Non è possibile raggiungere una meta importante senza sacrificio, senza impegno, senza rischiare.

La fede è soprattutto camminare, cercare, domandarsi, dubitare. Infatti Gesù ci mette in guardia e ci dice che è possibile sbagliare strada. “Signore aprici…” Ma lui risponderà: “Non so di dove siete … non ti conosco”. Può succedere anche a noi. Non è sufficiente timbrare il cartellino della Messa domenicale, fare la Comunione, andare a confessarsi. La vera liturgia è quella della vita. Dobbiamo diventare noi “pane-dono” per le persone che incontriamo.

La porta stretta non vuol dire che possono passare solo i privilegiati, i più fortunati. «Verranno da oriente e da occidente … e siederanno tutti a mensa». Alla tavola di Dio c’è posto per tutti. Non basta dire sono credente. Devo diventare credibile. Cristiani non si nasce, ma si diventa. Ogni giorno. Parafrasando la filosofa Simone Weil possiamo dire: “Entra nel mistero di Dio soltanto chi è impregnato di terra, di vita, di umanità”

Don Roberto Vinco
Domenica 21 agosto 2022

 

Troppo comodo dire “credo”, devi diventare “credibile” !!!
«Non saremo giudicati sulla nostra fede o sui nostri riti, ma se abbiamo aiutato e voluto bene a chi era in difficoltà».

José Maria Diez Alegria, teologo biblista

«Non capisco perché i filosofi si preoccupino di dimostrare che Dio esiste. Io quando guardo il volto di un bambino dico: la vita è un mistero!»
Norberto Bobbio, (1909 – 2004) filosofo

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Don Roberto Vinco, docente di filosofia allo Studio Teologico San Zeno e all'Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona, è collaboratore nella parrocchia di Novaglie. roberto.vinco@tin.it

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