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Lettere

La Verona di Cangrande I della Scala e quella di oggi

Ci fu un tempo in cui la città era cosmopolita, ricca di cultura e con una delle più floride economie d’Europa

Castelvecchio, Verona (foto Verona In)
Castelvecchio, la statua equestre di Cangrande della Scala, Verona (foto Verona In)

Domenica 26 giugno avremo il ballottaggio per eleggere il sindaco di Verona. Ai due candidati, Federico Sboarina e Damiano Tommasi, vorrei ricordare che ci fu un tempo in cui la nostra città era considerata importante, aperta, cosmopolita, ricca di cultura e con una delle più floride economie d’Europa. Era la Verona di Cangrande I della Scala, che aveva saputo distinguere il potere del papa da quello dell’imperatore.

Fu proprio in quel periodo che avvenne, con il consenso degli scaligeri, l’arrivo e l’insediamento sui monti Lessini, allora quasi spopolati, di una popolazione tedesca, chiamata in seguito cimbra.

Cangrande non fu solo un abile conquistatore ed un raffinato politico, ma anche un ottimo amministratore. Per la città di Verona fece parecchie riforme: rivide gli statuti cittadini, racchiudendoli in cinque volumi, mentre quattro libri regolavano lo status domus mercatorum, relativi al commercio, all’artigianato ed alle professioni, e soppresse alcuni vecchi abusi e privilegi. Anche ai nostri giorni sarebbe opportuno che alcuni privilegi, che stanno godendo diverse categorie, fossero rivisti e regolati.

Verona ha sempre rappresentato la porta d’accesso per le popolazioni e le merci provenienti dall’area tedesca. Si trova e si trovava a metà del corso dell’Adige e rappresentava un importante fulcro di collegamento con le zone orientali del Veneto e l’Adriatico.

Cangrande sviluppò economicamente e culturalmente la posizione strategica di Verona. Posizione che andrebbe attentamente valutata anche ora, per sviluppare il ruolo intermodale e logistico della città.

Sotto la signoria di Cangrande, Verona potenziò la sua funzione di produttrice di tessuti pregiati e di grande deposito e mercato per le mercanzie. Costruì palazzi, chiese, ponti e fontane. Rafforzò con varie torri la cinta delle mura cittadine, che ampliò; costruì il sistema delle mura a sud, e realizzò a nord est un profondo vallo, tutt’ora presente, tra San Giorgio e Porta Vescovo.

Protesse l’accesso per via d’acqua e costruì una torre difensiva sull’Adige, all’altezza dell’attuale ponte Catena, completandolo con quella costruita a sud da Alberto I. Pianificò il sistema difensivo della provincia, costruendo castelli e mura, tra cui quello di Soave.

Cangrande portò la sua corte ad un livello internazionale, invitando in città i più famosi artisti, letterati e uomini di scienza di quel periodo. A dimostrazione della sua liberalità, ospitò importanti esuli politici, quali Lapo degli Uberti, della famiglia di Farinata, che dal 1301 al 1303, ricoprì la carica di podestà.

Fu un generoso patrono delle arti ed ebbe un interesse particolare per l’eloquenza, che lo portò ad aggiungere la cattedra di retorica alle sei già stabilite negli statuti. Patrocinò ed ospitò il sommo poeta Dante dal 1312 al 1318, maturando stima ed amicizia reciproca.

Non si pretende di trovare un secondo Cangrande, ma un sindaco che non si faccia influenzare dai personaggi e dalle consorterie che, da troppo tempo, gestiscono Verona, a prescindere dal colore delle Giunte. Che riporti Verona ad essere luogo di pace e solidarietà. Che risolva alcuni dei problemi che, da oltre trent’anni, penalizzano la città: il sistema della mobilità, quello del verde e il recupero del patrimonio edilizio non o sottoutilizzato.

L’auspicio è che il Centro Storico e le periferie abbiano pari dignità, con residenze, negozi vicinali, servizi e spazi di aggregazione sociale. Che i luoghi della nostra città tornino ad essere sicuri e non in balia di teppisti violenti. Che Verona non sia più considerata un centro dell’intolleranza e dell’integralismo, ma una città aperta, solidale e con importanti attrattive culturali.

Infine, che il sistema culturale e museale, con la relativa pianificazione, all’interno del tessuto urbano, degli edifici storico-monumentali destinati alla funzione culturale, rappresenti la spina dorsale della progettazione della città.

Cangrande ci ha lasciato una grande Verona, è necessario ritrovarla.

Giorgio Massignan

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Giorgio Massignan è nato a Verona nel 1952. Nel 1977 si è laureato in Architettura e Urbanistica allo IUAV. È stato segretario del Consiglio regionale di Italia Nostra e per molti anni presidente della sezione veronese. A Verona ha svolto gli incarichi di assessore alla Pianificazione e di presidente dell’Ordine degli Architetti. È il responsabile dell’Osservatorio VeronaPolis e autore di studi sulla pianificazione territoriale in Italia e in altri paesi europei ed extraeuropei. Ha scritto quattro romanzi a tema ambientale: "Il Respiro del bosco", "La luna e la memoria", "Anche stanotte torneranno le stelle" e "I fantasmi della memoria". Altri volumi pubblicati: "La gestione del territorio e dell’ambiente a Verona", "La Verona che vorrei", "Verona, il sogno di una città" e "L’Adige racconta Verona". giorgio.massignan@massignan.com

1 Comment

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  1. Paola Altichieri

    22/06/2022 at 21:48

    Magnifica rievocazione e illuminante su una grande figura ignota ai più

    Speriamo che ESSI lèggano, si emozionino e si sentano stimolati!

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