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Interviste

Le icone senza parola del Festival della Bellezza di Idem

Olivia Guaraldo, filosofa dell’Università di Verona: «Spesso le donne si rispecchiano nella mancanza di valore simbolico del loro sapere. Ciò fa sì che non si sentano all’altezza, mentre i maschi credono di essere in grado di affrontare una sfida anche quando non hanno nulla da dire»

Olivia Guaraldo
Olivia Guaraldo

Il  Festival della bellezza di Verona quest’anno giunge alla nona edizione. L’evento, promosso da Idem, fin dal 2016 è oggetto di contestazioni per la scarsa presenza femminile: dei 31 appuntamenti, dal Veneto alla Sicilia, 24 sono condotti da uomini e solo 7 da donne.

A tale proposito pubblichiamo alcune dichiarazioni rilasciate dalla filosofa Olivia Guaraldo a L’Altro Femminile, il blog dove è possibile leggere la versione integrale dell’intervista di Cinzia Inguanta.

Olivia Guaraldo è studiosa del pensiero di Hannah Arendt e del femminismo contemporaneo, insegna Filosofia Politica all’Università di Verona, dirige il Centro Studi Politici Hannah Arendt ed è Delegata del Rettore al Public Engagement e alla valorizzazione del patrimonio artistico e culturale. È membro della redazione della rivista Filosofia Politica e della rivista on-line Iperstoria.

Guaraldo. «Nel 2020, quando contestammo il Festival della bellezza, che per l’ennesima volta presentava un programma al maschile, mi aveva colpita la risposta degli organizzatori. Asserivano che loro avevano invitato donne del mondo della cultura, che però non se l’erano sentita di tenere una conferenza in Arena. Avevo pensato a quanto risultasse ridicola questa risposta: per l’ego maschile nessuna piazza è abbastanza grande, invece le donne hanno, forse, la decenza di considerare che un discorso pubblico in uno spazio pensato per le opere liriche potesse risultare un po’ ridicolo».

Guaraldo. «È abbastanza tipico, soprattutto della nostra cultura italiana, che al riguardo sconta un ritardo incredibile rispetto all’Europa ma anche rispetto ad altri paesi non occidentali, assumere le donne come icone ma togliere loro la parola».

Guaraldo. «Credo che questi eventi culturali di grande rilievo che tengono fuori le donne siano davvero tristi e che non rappresentino la realtà quale è. Nel mondo le donne sono presenti, lavorano, fanno arte, cultura, scrivono libri. Noi ad esempio all’Università abbiamo più iscritte e laureate in medicina rispetto agli studenti maschi».

Guaraldo. «A questa realtà delle cose corrisponde la finzione di una rappresentazione che invece vede sempre e solo il maschile come figura di riferimento. Come se l’umano, soprattutto l’umano intellettuale, potesse essere rappresentato solo dal maschio».

Guaraldo. «Questo è grave perché, anche se nella realtà le donne ci sono, a livello simbolico ha un grande effetto. Spesso infatti le ragazze si rispecchiano in questa mancanza di valore simbolico del loro sapere. Ciò fa sì che non si sentano all’altezza, mentre i maschi si credono di essere in grado di affrontare una sfida anche quando non hanno niente da dire».

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2 Comments

2 Comments

  1. Miria Pericolosi

    22/06/2022 at 21:24

    Molto interessante l’intervista alla prof.ssa Olivia Guaraldo, delegata dal Rettore dell’Università di Verona al Pubblic Engagemet. Insieme di attività organizzate dall’Ateneo con valore educativo, culturale e di sviluppo della società e rivolte a un pubblico non accademico.
    Contrapporsi alle discriminazioni di genere, qual’è il comportamento che IDEM attua con la rassegna Festival della bellezza, credo rientri nelle priorità di questa programmazione.
    Auspico quindi che l’ateneo prenda posizione in merito alla questione dibattuta.
    Cordialmente

  2. Maria Cannata

    15/06/2022 at 11:51

    Come fa notare Olivia Guaraldo, più e più volte è stata rimarcata la scarsissima presenza femminile al FESTIVAL DELLA BELLEZZA, eppure M.Murgia e C.Valerio, invitate in un contro-festival hanno dimostrato che non solo le donne non hanno timore di affrontare gli spazi aperti ma sanno anche riempire intere piazze, come è avvenuto per l’appunto in piazza Bra. Eppure gli organizzatori del Festival si ostinano a raccontarci che le donne invitate non se la sentano di affrontare l’Arena. Ci viene il dubbio che i signori organizzatori abbiano lasciato intendere alle “signore interpellate” che tra un intervento e l’altro sia ancora consuetudine, nel famoso anfiteatro, scambiarsi furenti colpi di gladio. Allora come non comprendere il loro timore di scendere in Arena?

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