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Ideali e compromessi, il difficile compito di chi vuole governare

Finisse al ballottaggio Damiano Tommasi dovrà fare i conti con il realismo della politica, che potrebbe subito chiedergli un’alleanza con Flavio Tosi

Palazzo Barbieri
Palazzo Barbieri, Verona

I diversi confronti tra i tre maggiori candidati sono in prevalenza avvenuti all’insegna di problemi particolari, mentre, al di là degli slogan d’occasione, è rimasto in ombra il vero problema del futuro di Verona, la direttrice di marcia del suo futuro, con quale strategia dovranno evolvere l’economia e la società scaligera.

Da un lato il sindaco uscente Federico Sboarina non è andato oltre la riproposizione di una continuità rispetto agli ultimi cinque anni, che non solo non hanno dato una prospettiva nuova alla città, ma l’hanno incanalata su un sentiero di declino.

Lo prova una approfondita ricerca sul benessere delle città italiane, condotta dal Sole-24 Ore, nella quale Verona risulta al 40° posto su 107 città del Paese e nei singoli ambiti, che concorrono alla definizione complessiva dello stato di benessere, non risulta mai tra le prime sei città. Una collocazione nettamente al di sotto della valutazione media che gode in Italia.

La divisione del centrodestra sulla ricandidatura di Sboarina aggiunge una sanzione politica all’insuccesso operativo del Sindaco uscente. La riconferma rappresenterebbe perciò una prospettiva opposta alla urgente esigenza per Verona di ricollocarsi su un binario di ripresa qualificata all’altezza delle sue opportunità rimaste.

L’ex sindaco Flavio Tosi, dopo un decennio di governo nettamente deludente per il flop di tutte le realizzazioni promesse, ha cercato di rilanciarsi con una incessante e costosa propaganda, che difficilmente riuscirà a superare l’handicap dell’usato fallito, e che dovrebbe invece essere chiarita nelle sue fonti di finanziamento. Per questo sarebbe per Tosi un fatto clamoroso anche il solo arrivare al ballottaggio.

Il terzo candidato Damiano Tommasi rappresenta la novità di questa campagna elettorale. Ma oltre a essere alla prima esperienza amministrativa, la sua discesa in campo, si è caratterizzata dall’aver favorito l’interesse e la partecipazione alla politica di una serie di persone, in gran parte giovani, che hanno intravisto in lui una effettiva possibilità di cambiamento.

Il suo stile di fare politica, alieno da ogni polemica, e restio nei rapporti con gli esponenti della politica ufficiale, hanno creato qualche perplessità nel suo elettorato, ma lui appare convinto che una campagna elettorale fuori dal campo usuale dei partiti possa consentire di avvicinare la gente delusa o indifferente alla politica.

Il programma di Tommasi manifesta una volontà di innovare, ma indicare “la Verona che desideriamo” non sempre si concilia con la concretezza dei problemi da affrontare per raggiungere quel risultato.

Personalmente rimango convinto che, per la qualità umana e solidale che ha dimostrato e per quanto è riuscito a smuovere e fare finora nella melmosa continuità della politica veronese, Tommasi meriti di andare al ballottaggio, e personalmente glielo auguro di tutto cuore.

Damiano Tommasi

Damiano Tommasi

Certo, in questo caso per lui sarà una partita del tutto nuova, e per puntare alla vittoria dovrà riuscire a fare un accordo con il terzo arrivato e quindi probabilmente con Tosi.

Mediazione piuttosto difficile perché si tratta di conciliare la sua strategia con gli obiettivi e interessi diversi del suo interlocutore. In tal modo Tommasi dovrà uscire dal suo atteggiamento di diffidenza nei confronti della politica dei partiti che lo hanno portato a non partecipare alle iniziative di Letta e Conte, venuti a Verona per sostenere la sua candidatura, salvo poi incontrarli a tu per tu.

Nello stesso tempo Tommasi dovrà definire la squadra degli assessori nella quale dovranno essere presenti anche rappresentanti del raggruppamento con il quale intende allearsi.

Una serie di mediazioni e decisioni complesse nelle quali il fare politica dovrà svilupparsi con grande determinazione e realismo. Per Tommasi si tratterà di vivere un certo contrappasso dovuto a una sorta di vendetta della politica che si riprende fino in fondo il suo ruolo.

In ogni caso, credo sia necessario affrontare tale confronto con chiarezza di idee e unità d’intenti circa il punto di arrivo della possibile mediazione perché dall’esito di tale operazione dipenderà la qualità e l’unità del lavoro della compagine durante il periodo successivo nel quale la nuova amministrazione resterà in carica.

Sarà decisiva l’impostazione e la qualità del lavoro durante il tempo che intercorre tra l’esito del primo turno e il ballottaggio. Per Tommasi sarà una vera e propria resa dei conti su come ha affrontato le varie fasi della candidatura e della campagna elettorale, perché dovranno essere evidenziate anche le scelte che in precedenza non ha esplicitato.

Tuttavia, Tommasi ha, a suo favore, un certo consenso diffuso sulla sua persona e sulla dedizione e la solidarietà con cui ha gestito le attività precedenti e su come intende amministrare la città, che lo differenziano dal carattere ambiguo e affaristico che ha segnato la politica locale negli ultimi anni.

Luigi Viviani

Written By

Luigi Viviani negli anni Ottanta è stato membro della segreteria generale della CISL, durante la segreteria di Pierre Carniti. Dopo aver fondato nel 1993 il movimento dei Cristiano Sociali insieme a Ermanno Gorrieri, Pierre Carniti ed altri esponenti politici, diviene senatore della Repubblica per due legislature. Nel corso della legislatura 1996-2001 è stato sottosegretario al Lavoro con il ministro Cesare Salvi; nella successiva, vicepresidente del gruppo dei Democratici di Sinistra al Senato. viviani.luigi@gmail.com

5 Comments

5 Comments

  1. Giuseppe

    12/06/2022 at 17:18

    Giorgio, nel passato anche recente, con chi si era alleato Tsipras in Grecia per poter dar vita ad un governo?

  2. Giorgio Massignan

    11/06/2022 at 18:53

    Il tipo di città che vorrebbe Tosi, così come il metodo per realizzarla e il sistema per gestirla, sono in netto contrasto con i contenuti programmatici e i principi della coalizione che sostiene Tommasi. L’obiettivo da raggiungere non dovrebbe essere la conquista del potere ad ogni costo e con qualsiasi compromesso, ma quello di trasformare questa nostra povera città dopo 15 anni di amministrazione della destra, dei quali 10, proprio da parte di Tosi. La situazione nazionale è ben diversa dalla nostra comunale. A Verona, non vedo nessuna personalità alla Draghi, in grado di gestire più forze eterogenee. Così come la mia avversione a trattare con chi ha gestito la città negli ultimi 15 anni, non ha nulla in comune con quella di Calenda per i 5 Stelle. Ritengo che una buona miscela non si possa ottenere mescolando l’acqua con l’olio.

  3. Maurizio Danzi

    10/06/2022 at 15:02

    Solo un appunto al commento di Giorgio. Siamo figli di un governo coordinato da un banchiere, che fu, un tempo si direbbe, boiardo di Stato, con vari incarichi. Quel governo è retto da una moltitudine variegata. Io non so se condividi quelle alleanze Giorgio, o se come Azione guardi la pagliuzza dei pentastellati a Verona e non la trave di Calenda a Roma.
    Il punto Giorgio non è astrattamente di dialogare o fare accordi con Tosi, il punto è di che cosa parliamo o trattiamo con Tosi?

  4. Giorgio Massignan

    09/06/2022 at 11:00

    Per scaramanzia non dovrei scriverlo, ma sono certo che Damiano Tommasi arriverà al ballottaggio, probabilmente con Federico Sboarina.
    Ma, che sia il sindaco uscente o Flavio Tosi il suo avversario, cercare un’alleanza con il terzo arrivato significherebbe guastare l’immagine che si è conquistato, ma soprattutto il futuro della sua amministrazione.
    Sia Tosi che Sboarina hanno dimostrato di avere metodi di gestione della cosa pubblica e contenuti amministrativi in netto contrasto con quanto propone la coalizione di centrosinistra e Tommasi stesso.
    Inoltre, mediare con uno dei due rappresentanti della destra e del centrodestra, significherebbe dover, ancora una volta, sottostare al meschino mercato dei posti di comando in Giunta e nelle aziende controllate.
    Si deve evitare che tutto cambi perché non cambi nulla.

  5. Maurizio Danzi

    08/06/2022 at 15:22

    La politica senza etica è affarismo. L’etica senza politica è enucleazione di principi. Mi sono un pò stancato di questa politica e in particolare stupisce non la incapacità a amministrare ma il confuso chiacchericcio che è di contorno. Mi pare che Tosi e Sboarina sorveglino attentamente la pagliuzza che sta nell’occhio di Tommasi (“non ha mai amministrato”) e dimentichino il tronco che è insito nel loro sguardo (“abbiamo amministrato”). Credo che si debba ricostruire una griglia di valutazione per giudicare ogni candidato.
    Weber ne proponeva una semplice:
    La passione
    Il senso di responsabilità
    La lungimiranza.
    Giudicate voi chi sia il più nobile tra i sei candidati.

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