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Opinioni

Turismo a Verona, cosa fare se i lavoratori non ci sono

Anche in questo settore scuola, università e sistema formativo e la loro integrazione rappresentano gli strumenti essenziali per la qualificazione dell’offerta di lavoro

Piazza Bra, Verona
Piazza Bra, Verona

In questi giorni è scoppiato a Verona il problema dei lavoratori del turismo che mancano, a fronte di una rapida ripresa del settore, alla vigilia dell’estate dopo la pandemia. Sulla stampa locale è stato evidenziato che, nonostante nei ristoranti e negli hotel del centro città siano stati offerti fino a 1800 euro mensili con orario di 40 ore e contratto anche a tempo indeterminato, non si è riusciti a coprire i posti disponibili.

Si tratta di un messaggio propagandistico che tende a valorizzare gli aspetti più accattivanti del possibile rapporto di lavoro ma trascura quelli più problematici. Non solo si tratta di un lavoro stagionale legato ad una ripresa che può essere di breve durata e quindi dal futuro del tutto incerto, ma la distribuzione dell’orario di lavoro prevede spesso un addensamento dell’attività nei weekend, che in molti casi può arrivare fino alle due di notte.

Per questo il problema della carenza di lavoratori disponibili nel settore è diventato un problema nazionale, tanto che il presidente nazionale di Federalberghi prevede circa 100 mila posti scoperti negli alberghi e fino a 300 mila nel settore. Una situazione di vera emergenza occupazionale che rende evidente le gravi carenze esistenti sia dal lato dell’offerta che da quello della domanda di lavoro.

Turista

Piazza Erbe, Verona

A Verona continua a imperversare un turismo “mordi e fuggi” che precarizza e dequalifica il lavoro e quindi è necessario superare le analisi superficiali che individuano nella cattiva disponibilità dei giovani, favoriti  in questo dalla presenza del Reddito di cittadinanza, la causa principale di questo preoccupante squilibrio tra il lavoro disponibile e i lavoratori propensi a occuparlo.

Se si vuole affrontare seriamente il problema occorre pregiudizialmente prendere atto che la media dei giovani difficilmente è disponibile a lavorare in tutti i fine settimana, e spesso fino a notte inoltrata, mentre il Reddito di cittadinanza, introdotto, nel complesso, in modo errato, dato il valore del bonus che prevede, difficilmente costituisce una alternativa al lavoro, per cui andrebbe ridefinito in relazione alla povertà più che al lavoro.

Il problema vero è che il lavoro come posto fisso diventa sempre meno determinante, come dimostra il suo diffuso rifiuto anche nel pubblico impiego, e le carriere professionali saranno sempre più formate da una pluralità di lavori anche diversi.

In tale contesto saranno sempre più determinanti la competenza soggettiva del lavoratore e la sua idoneità a ricoprire lavori diversi. Perciò la base di una moderna politica del lavoro deve essere fondata sulla qualificazione del fattore umano.

Scuola, università e sistema formativo e la loro integrazione rappresentano gli strumenti essenziali per la qualificazione dell’offerta di lavoro. In questo campo il nostro Paese deve recuperare un ritardo storico rappresentato da una scolarizzazione inferiore alla media europea e dal record europeo di presenza dei neet, cioè della percentuale dei giovani che non studiano e non lavorano.

Nel settore turistico veronese ciò significa aumentare negli operatori il livello di istruzione, la conoscenza almeno dell’inglese e delle linee fondamentali della storia del territorio, garantendo condizioni di lavoro e di salario all’altezza della loro qualificazione.

Tutto ciò dovrebbe far parte dell’iniziativa contrattuale del sindacato per conquistare una regolazione flessibile di tali processi. Alla qualificazione dei lavoratori deve far riscontro la riorganizzazione del patrimonio storico-artistico del territorio, attraverso una riorganizzazione del sistema museale arricchendolo con il completamento dei progetti bloccati da tempo e il loro inserimento in rinnovati percorsi museali (Castel San Pietro, Arsenale, Arche Scaligere, Palazzo del Capitanio, Museo di Storia Naturale) nel contesto di valorizzazione dell’intero patrimonio storico-artistico cittadino pubblico, privato ed ecclesiastico.

Occorre anche recuperare una organizzazione urbanistica razionale del territorio attraverso una riduzione dell’eccessivo spazio riservato ai plateatici che stanno abbruttendo la città e regolare la mobilità urbana specie nel centro storico.

Nella sostanza si tratta di innalzare la qualità culturale dell’offerta turistica per portarla al livello delle potenzialità e della bellezza di Verona.

In tal senso lo squilibrio del mercato del lavoro turistico può diventare uno stimolo all’innovazione del settore per elevare la qualità del modello di sviluppo locale futuro. Ma quanto di tutto ciò sarà presente nelle scelte della nuova amministrazione che nascerà dalle imminenti elezioni comunali?

Luigi Viviani

Written By

Luigi Viviani negli anni Ottanta è stato membro della segreteria generale della CISL, durante la segreteria di Pierre Carniti. Dopo aver fondato nel 1993 il movimento dei Cristiano Sociali insieme a Ermanno Gorrieri, Pierre Carniti ed altri esponenti politici, diviene senatore della Repubblica per due legislature. Nel corso della legislatura 1996-2001 è stato sottosegretario al Lavoro con il ministro Cesare Salvi; nella successiva, vicepresidente del gruppo dei Democratici di Sinistra al Senato. viviani.luigi@gmail.com

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