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Vangelo

Ascoltare il cielo amando le creature che abitano la terra

Privilegiare il cielo dimenticando la terra produce un falso spiritualismo. Privilegiando la terra il cristianesimo si riduce a puro sociologismo o moralismo

L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)
L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)

Vangelo di Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto». Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio. Luca 24, 46-53.

«Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? …» (Atti 1,11).
Forse sono queste le parole che esprimono il significato profondo dell’Ascensione. Sono le parole che i due angeli rivolgono ai discepoli mentre guardano Gesù che sale al cielo. L’Ascensione non è la cronaca di un fatto, ma il racconto di un evento misterioso che si collega al miracolo della risurrezione. Non potremo mai dimostrarlo. Possiamo soltanto crederci.

La vita di Gesù non si conclude con la tragica morte in croce. Sarebbe stato un rivoluzionario, un profeta, ma sempre un uomo come tanti altri.
Ciò che scandalizza e mette alla prova la ragione è il miracolo della risurrezione. È il Dio che si fa carne e risorge che rompe ogni separazione tra cielo e terra, tra sacro e profano, tra divino ed umano.
Ecco il messaggio profondo della festa dell’Ascensione: imparare a coniugare sempre Dio con la vita, la fede con la storia.

Se privilegiamo il cielo e dimentichiamo la terra, può portarci a vivere un falso spiritualismo. Se privilegiamo la terra e dimentichiamo il cielo, rischiamo di ridurre il cristianesimo a puro sociologismo o moralismo.
Il cristiano è colui che cerca di stare in ascolto del cielo, senza dimenticare di amare le donne e gli uomini che abitano la terra.

C’è un particolare molto strano del racconto, che ci deve far riflettere.
«…i discepoli tornarono a Gerusalemme con grande gioia». Ma come è possibile? Gesù se ne va e loro fanno festa. Sembra inverosimile. Di solito si festeggia chi arriva, non chi parte.
Perché sono felici? Perché hanno capito che Gesù non li aveva imbrogliati, non li aveva abbandonati. Hanno compreso che “Ascensione” non vuol dire abbandono, non vuol dire assenza, ma nuovo modo di presenza.

Hanno fatto esperienza che il cielo era dentro di loro. Che la vita, non è solo quello che si tocca e si vede, ma c’è sempre un “oltre”.
Quando ami veramente una persona, la senti dentro di te anche se è assente. È una “assenza” che rende responsabili.
Gesù ha fatto la sua parte. Ora tocca a noi rimboccarci le maniche. Dio non vuole che rimaniamo degli eterni bambini. Ci vuole adulti e responsabili.
È quello che dovrebbe fare ogni genitore, ogni educatore: avere il coraggio di ritirarsi e di lasciar andare. Così è stato per i discepoli di Gesù.
La sua partenza ha spinto i discepoli a darsi da fare, a sentirsi “responsabili” dell’annuncio del Vangelo.

Non siamo chiamati a sognare la felicità nel paradiso di domani. Dio ci chiede adesso di collaborare alla realizzazione del suo sogno: fare di questa terra, martoriata dalla pandemia e dalle guerre, un giardino per una nuova umanità. Costruire un mondo dove non si chiudono più i porti, ma si aprono tutte le porte, un mondo dove la parola guerra viene cancellata da tutti i vocabolari.

Don Roberto Vinco
Domenica 29 maggio 2022

Credere: imparare a danzare tra cielo e terra
«Potrei credere solo in un Dio che danza»
Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra

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Don Roberto Vinco, docente di filosofia allo Studio Teologico San Zeno e all'Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona, è collaboratore nella parrocchia di Novaglie. roberto.vinco@tin.it

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