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I razzisti da stadio, l’Europa e la campagna elettorale

Verona non può diventare l’avanguardia di un processo di regressione dell’Italia in direzione euroscettica

Le immagini allo stadio Olimpico di domenica scorsa, durante la partita Lazio-Verona, ci hanno restituito un quadro di becera violenza razzista, quando un gruppo di tifosi laziali si è lanciato contro un inserviente che aveva il solo “limite” di avere lineamenti di origine straniera: “A Negro de merda, ti facciamo tornare con il gommone con il quale sei arrivato” e altri insulti simili.

Per la verità questo giovane di nome Amin non è arrivato in Italia con il gommone ma è nato a Roma da mamma marocchina e papà tunisino, un giovane che lavora nel settore di assistenza agli anziani e che ha sempre lavorato fin da piccolo alternando scuola e lavoro. Una evidente dimostrazione di quanto i razzisti laziali della curva nord dell’Olimpico seguano solo l’istinto della violenza gratuita.

Dall’altra parte dello stadio, nella curva sud, c’era la tifoseria dell’Hellas Verona, che in tale occasione, essendo anche in trasferta, non ha dato luogo a esternazioni del genere, anche se, quando sono in casa, in fatto di affermazioni e insulti razzisti non sono da meno. Ad esempio, è noto che uno dei loro slogan identitari suoni: “Siamo una squadra fantastica fatta a forma di svastica”.

Segnalo questa situazione, spesso usuale nei campi di calcio di alcune squadre e in particolare di Lazio e Verona che in fatto di razzismo fanno da tempo scuola. Il razzismo calcistico delle curve di questi stadi, anche perché si manifesta sotto l’egida apparentemente estranea del tifo sportivo, gode di una certa tolleranza, e da tempo è diventato momento privilegiato di espressione e propaganda politica di gruppi della destra estremista.

Una tolleranza mal riposta non solo perché inneggia a fatti e comportamenti che rappresentano la   vergogna collettiva dell’Occidente, ma perché fa a pugni con i valori ispiratori della nostra Costituzione, e come tale costituisce un’offesa diretta contro la nostra società democratica.

In particolare, tali espressioni razziste offendono il valore e la dignità della politica, per cui non possono e non devono trovare alcun sostegno né ambigua ipocrisia da parte dei partiti politici.

Affermo tale esigenza in occasione della campagna elettorale amministrativa che interessa Verona. Risulta noto e consolidato che tali espressioni razziste sono in gran parte patrimonio dei militanti dei gruppi di estrema destra Forza Nuova e Casapound, politicamente contigui a Fratelli d’Italia.

Mentre tale partito di destra – divenuto il primo partito del centrodestra in seguito agli errori di Lega e Forza Italia – per rendere più apprezzabile la sua identità esprime dubbi su alcune scelte del passato di Mussolini, non ha mai avanzato alcuna critica significativa nei confronti di questi due raggruppamenti estremi.

Trovo perciò strano che nella campagna elettorale della nostra città, dove il sindaco uscente, iscritto a Fratelli d’Italia, richiede il consenso dei cittadini a governare per un altro quinquennio, non venga esplicitamente posto il problema di una netta separazione di Fratelli d’Italia e della stessa amministrazione veronese da questi due raggruppamenti di estrema destra, ripetutamente condannati e  politicamente incompatibili con i valori democratici indicati dalla nostra Costituzione.

Va anche tenuto presente che un recente studio commissionato dall’Ue sui “rischi di penetrazione nelle istituzioni dei partiti di estrema destra” colloca Fratelli d’Italia nella lista nera, per cui una sua crescita elettorale, e tanto più una sua andata al governo, è giudicata preoccupante per il futuro dell’Europa.

Analogo giudizio viene espresso anche a Washington. In sintesi, il pericolo che si considera connesso con la sua andata al governo è la rimessa in discussione dell’euro atlantismo sostenuto da Draghi e trasformare l’Italia nel ventre molle dell’Ue, attratta dalle sirene euroscettiche e filorusse. Un rischio che Bruxelles e Washington non sono disposti a correre.

Un problema che diverrà centrale e decisivo nelle elezioni politiche del prossimo anno, ma che anche a livello amministrativo deve essere chiarito fino in fondo perché Verona non può diventare l’avanguardia di un processo di regressione dell’Italia in direzione euroscettica, che pregiudicherebbe ampiamente il suo futuro. Senza un chiarimento su questo problema la campagna elettorale rischia di diventare politicamente sfasata.

Luigi Viviani

Written By

Luigi Viviani negli anni Ottanta è stato membro della segreteria generale della CISL, durante la segreteria di Pierre Carniti. Dopo aver fondato nel 1993 il movimento dei Cristiano Sociali insieme a Ermanno Gorrieri, Pierre Carniti ed altri esponenti politici, diviene senatore della Repubblica per due legislature. Nel corso della legislatura 1996-2001 è stato sottosegretario al Lavoro con il ministro Cesare Salvi; nella successiva, vicepresidente del gruppo dei Democratici di Sinistra al Senato. viviani.luigi@gmail.com

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