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La Crimea contesa fa parte della storia del nostro Risorgimento

Risorgimento
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La Crimea, regione strategica che si affaccia sul Mar Nero, ha assunto rilevanza internazionale nel dibattito pubblico e politico a causa della guerra tra Russia e Ucraina, che si contendono la penisola: “regalata” all’Ucraina allora sovietica dal leader dell’Urss Krusciov (ucraino di nascita), la Crimea è stata rioccupata dalla Russia di Putin nel 2014.

La storia degli italiani in Crimea è antica e risale all’epoca imperiale, quando Roma impose il suo protettorato per controllare i commerci lungo le coste del Mar Nero. Quasi mille anni dopo, nel 1204, i veneziani approfittarono della conquista di Costantinopoli da parte dei crociati, a cui avevano fornito le navi, per occupare i porti della Crimea meridionale: Cembalo (oggi Balaklava), Soldaia (Soudak) e Caffa (Feodosia).

Più tardi i genovesi sostiruirono i veneziani in seguito al trattato del Ninfeo firmato  tra  i  genovesi  del  capitano Guglielmo Boccanegra e l’imperatore bizantino Michele Paleologo (1261) che concedeva loro il monopolio dei commerci marittimi. I genovesi rimasero fino al 1453, anno della caduta di Costantinopoli e della presa di Crimea da parte dell’impero ottomano.

In Crimea continua a vivere anche una popolazione di origine italiana: nella provincia di Kerc la comunità si è formata a partire dal 1830, fondata da marinai e contadini di origine ligure, piemontese, sarda e veneta. Ne arrivarono quasi 3.000, incentivati dalla Russia zarista. Agli immigrati italiani si deve la costruzione a Kerc di una piccola chiesa cattolica, che esiste ancora ed è dedicata a santa Maria Assunta. Nella città, allora molto frequentata da navi mercantili provenienti dall’Italia, c’erano i consoli del regno di Sardegna e delle Due Sicilie.

Odessa, di là dal Mar Nero, in Ucraina (per ora, direbbe Putin), città cosmopolita, è pure caretterizzata dalla presenza italiana. La città, che il ministro della cultura Franceschini vorrebbe che diventasse patrimonio dell’umanità tutelata dall’Unesco, è ricca di monumenti e palazzi neoclassici realizzati da architetti italiani, tra cui il sardo Francesco Boffo (1790-1867) che realizzò il municipio di Odessa e la famosa scalinata Potemkin (1815), teatro di un massacro delle truppe zariste che innescò la prima rivoluzione russa (1905).

È la famosa scena nel film La corazzata Potemkin (1925) del regista russo Sergej Ejsenstejn, un tempo visione obbligata nei cineforum. “Per me… la Corazzata Potiomkin è una cagata pazzesca!”, così Paolo Villaggio nel film Il Secondo tragico Fantozzi diretto da Luciano Salce, in una frase diventata proverbiale. Forse l’unico motivo per cui è nota ai più la fatidica scalinata: il Tg1, nelle recenti cronache di guerra, ha detto che il massacro  fu “opera  dei  bolscevichi”,  cantonata  storica  meritevole  del  giudizio  fantozziano.  A Odessa fu composta ‘O sole mio, forse la più celebre canzone italiana, scritta sul Mar Nero dal violinista napoletano Eduardo Di Capua assieme al padre orchestrale.

Ma la vicina penisola di Crimea entra a pieno titolo nella storia del Risorgimento italiano perché vi fu combattuta una guerra (1853-1856) a cui partecipò anche il piccolo regno di Sardegna, governato da Cavour che colse l’occasione per entrare nel grande gioco diplomatico. La regione era parte allora dell’ Impero russo, sceso in guerra contro l’Impero ottomano (l’antesignano dell’attuale Turchia) a cui si affiancarono Francia, Gran Bretagna e regno di Sardegna (il piccolo Piemonte indipendente: l’Italia unita era di là da venire, solo nelle ambizioni di Cavour). Tra i piemontesi combatterono soldati di altre regioni italiane, agli ordini del generale Alfonso La Marmora, comandante che già aveva partecipato alla prima battaglia di Custoza (1848).

Proprio a Custoza è legata la fama di un altro combattente italiano in Crimea, il generale Giuseppe Govone (1825-1872), veronese d’adozione. Nella guerra di Crimea Govone partecipò alla  battaglia di Balaclava, quella resa celebre per la carica dei Seicento immortalata in tanti film. La brigata leggera dell’esercito britannico guidata dal generale lord Raglan, partì alla carica per un ordine mal interpretato contro le batterie di cannoni russi che sterminarono i seicento cavalieri: puro eroismo inutile, vana lezione sul nonsenso della guerra.

Dal 1849 Govone  era  addetto  militare  nelle legazioni di Vienna e Berlino, dal 1853 osservatore della guerra d’Oriente tra Turchia e Russia nei Balcani. Govone nel 1854 era a fianco degli ottomani, dai quali fu apprezzato e stimato. Combattè nel 1853-1854 al fianco degli ottomani sul Danubio e si prodigò nella difesa di Silistra, dove costruì una linea difensiva, grazie a cui gli ottomani vinsero la battaglia. Dopo la vittoria di Silistra il governatore turco della regione cercò di trattenerlo in città, affermando che la sua presenza “vale più di un corpo d’armata”.  Ma Govone venne nominato sottocapo di stato maggiore del generale La Marmora, comandante del contingente piemontese. Dopo Balaclava, Govone partecipò alla

battaglia della Cernaia (1855), combattuta lungo il corso del fiume omonimo, il principale fatto d’armi in cui si misero in luce i soldati italiani: i bersaglieri sardi presidiarono le opere a zig-zag lungo il corso del fiume. Le scene della battaglia furono dipinte da Gerolamo Induno nel 1857 per le regie raccolte del castello di Racconigi. La figura del generale Govone è oggi ricordata all’Ossario di Custoza, mentre di quella guerra in Crimea il lascito più comune, anche se sconosciuto, resta nella moda: il fez, berretto rosso turco adottato dai bersaglieri per la loro divisa di fatica; la manica alla Raglan (il generale britannico aveva perso un braccio a Waterloo, e aveva inventato questa manica senza spalla, per non farlo notare); il cardigan (la giacca di maglia con bottoni, inventata da lord Cardigan, altro comandante della famosa carica, che si era inventato quella tenuta, più comoda della giubba in panno).

Michelangelo Piccin

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1 Comment

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  1. Giulio Andreetta

    27/05/2022 at 20:52

    Bell’articolo: mette in luce una parte di storia italiana poco conosciuta sebbene di centrale importanza…

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