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Lettere

Valorizziamo le diversità in un grande mosaico per Verona

Insegniamo ai nostri figli che la diversità è sempre occasione di arricchimento e che non dobbiamo temere nulla per il fatto che qualcuno la pensa diversamente da noi

mosaico

La diversità spesso fa paura oppure mette in imbarazzo e per sfuggire a questo stato sgradevole ci allontaniamo dalla fonte che lo ha provocato, eppure …

Guardiamoci intorno con attenzione, guardiamo le persone invece di correre affaccendati col naso a terra e la mente rivolta altrove: ogni volto, ogni corpo ci racconta una storia speciale proprio perché è diverso da tutti gli altri: il colore della pelle, dei capelli e degli occhi, il modo di camminare e guardarsi intorno, il fisico basso o alto, snello o robusto, la postura, i movimenti, il modo di vestire, per fermarsi alle caratteristiche più evidenti, o ancora la provenienza geografica, la cultura di origine, la religione, l’appartenenza di genere, la presenza o meno di disabilità, le idee politiche e filosofiche ci distinguono in modo certo da chiunque altro e fanno di noi degli esseri unici e irripetibili.

Ciò dovrebbe renderci infinitamente preziosi e benvoluti perché non esiste al mondo nessuno come noi.

Invece, queste diversità percepite molto spesso portano a discriminazioni e perfino ad atti violenti perpetrati da chi vede nella diversità qualcosa di riprovevole e sbagliato e quindi da combattere; si pensi ai numerosi atti di bullismo e cyberbullismo che vittimizzano ragazze e ragazzi colpevoli solo di provenire da altre parti del mondo, di essere portatori di qualche disabilità o di non essere chiaramente eterosessuali.

Insegniamo ai nostri figli che la diversità è sempre occasione di arricchimento e che non dobbiamo temere nulla per il fatto che qualcuno la pensa diversamente da noi.

Che interesse ci sarebbe a parlare con un individuo perfettamente uguale a me in tutto, nel fisico, nella mente, nelle emozioni? Alla base di ogni scambio e di ogni progresso c’è il confronto, la possibilità di scambiarsi idee, opinioni e conoscenze.

Ogni differenza regala valore alla nostra vita ed a quella della comunità che ci ospita e pertanto va accettata e valorizzata perché ci offre l’occasione di allargare i nostri confini mentali, a volte troppo angusti.

Proviamo a pensare alle nostre città come a grandi mosaici: lo sguardo d’insieme ci rimanda una bellissima immagine, colorata e variegata. Se ci avviciniamo, possiamo cogliere i particolari del mosaico: le singole tesserine che lo compongono: non ce n’è una uguale all’altra, per forma e sfumatura di colore ma questa è la loro forza. Fossero tutte uguali non raggiungerebbero l’effetto desiderato.

Ci sono anche mosaici che hanno perso molte tessere e ci mostrano dei brutti “buchi”; altri in cui le tessere sono sporche e malandate, oppure sbrecciate, e non hanno più l’energia iconica di un tempo, fanno malinconia. Significa che il mosaico è stato lasciato andare in malora e ha perso molto del suo valore.

Nel nostro piccolo, tutti possiamo aiutare a perfezionare questo grande mosaico che potrebbe essere la nostra città. La parte più grande però spetta agli amministratori.

C’è un grande bisogno a Verona di supportare molte diversità più fragili. Le persone disabili ad esempio credo facciano fatica a sentirsi davvero cittadini inclusi: pensiamo solo allo stato in cui si trova l’asfalto che copre la gran parte dei marciapiedi, tutto buche e sassi; all’impossibilità di transitare in molti luoghi con i loro mezzi perché ci sono degli ostacoli; ai parchi giochi che non sono attrezzati con divertimenti adatti…

Verona è una bellissima città ed io mi sento orgogliosa di esserne cittadina. Vorrei però che ci fosse più cura per tutte le persone che ne fanno parte e che talvolta si sentono cittadini di serie B.

Vorrei più attenzioni verso tutte quelle piccole cose che aiutano a sentirci bene: l’accettazione e inclusione di tutti, la possibilità diffusa di accedere a strutture sportive, di cultura e di svago; mezzi pubblici che aiutino giovani e anziani nei loro movimenti anziché essere segregati nei loro quartieri dopo una certa ora; attività di quartiere per mettere tutti in comunicazione fra loro; attività diffuse di prevenzione dei rischi sociali; un’educazione collettiva improntata al rispetto che fa di una città qualsiasi una città che educa le nuove generazioni.

Forse è un sogno, forse un’utopia? Chissà! Io ci spero.

Paola Lorenzetti

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3 Comments

3 Comments

  1. Claudio Toffalini

    23/04/2022 at 19:31

    Educare alla diversità ed alla cooperazione, quanto è importante. E lo è ancora di più in questi tempi di guerra che non sarebbe avvenuta se avessimo saputo guardare ai valori della vita ed al mosaico del mondo con occhi diversi. Grazie Paola.

  2. Maurizio Danzi

    23/04/2022 at 01:49

    La verità è sinfonica

  3. Marcello Toffalini

    22/04/2022 at 16:28

    No, Paola, non è un sogno … ma qualcosa di realizzabile. Grazie allora per il bel mosaico che ci hai descritto e che potrebbe diventare la nostra città.

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