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Vangelo

Pasqua, dobbiamo far fiorire umanità attorno a noi

La Maddalena ci insegna che non possiamo fermarci a contemplare la natura, ma che noi dobbiamo diventare dei fiori di speranza per gli altri

L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)
L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)

Vangelo di Giovanni
Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand’era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». (…)
Maria stava all’esterno vicino al sepolcro piangeva. (…) Gesù le disse: «Maria!». Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: «Rabbunì!», che significa: Maestro! Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro». Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: «Ho visto il Signore» e anche ciò che le aveva detto.
Giovanni 20, 1-2. 11-18

Che cosa vuol dire vivere la Pasqua in momenti così drammatici segnati dalla Pandemia e dalle guerre, in Ucraina, in Palestina e in tante altre parti del mondo. Il teologo Bonhoeffer, impiccato per ordine di Hitler, diceva che non è possibile cantare l’alleluja mentre tanta gente innocente muore.
Dimostrare che Gesù è nato e morto in croce, non è semplice, ma possibile. Dimostrare che è risorto è impossibile. Ci si può soltanto credere. Occorre la fede.

Chi ci può aiutare a vivere il mistero della “ri-surrezione”?
L’evangelista Giovanni ci presenta come modello di un cammino di fede una donna: Maria di Magdala, più conosciuta come la Maddalena.
Chi era Maria di Magdala? Di lei si è parlato e scritto molto.  La tradizione l’ha identificata come una prostituta. Ma è sbagliato perché nessuno dei vangeli dice questo. L’unica cosa certa è che era una donna malata e Gesù l’ha aiutata a guarire. Ed è diventata la sua discepola prediletta.

Che cosa ha fatto di straordinario?
Durante il dramma della Passione di Gesù, non ha avuto paura. Non è scappata come tutti gli altri discepoli. È rimasta sotto la croce assieme a Maria e a Giovanni.
Di fronte al dramma della morte non si rassegna. Sa andare oltre il possibile. È una innamorata testarda. Non si lascia paralizzare dalle lacrime.
Vuole vedere, vuole toccare, vuole parlare con Gesù. Era la persona che gli aveva regalato il senso della sua vita.

Il suo è un cammino di fede che diventa rielaborazione del lutto.
Maria fa esperienza dell’assenza. Quando Gesù la chiama per nome, e lo riconosce, vorrebbe subito abbracciarlo e trattenerlo, ma Gesù le dice: “Noli me tangere”. Non mi toccare. Sono parole molto difficili da interpretare.

Maria cercava un corpo morto da abbracciare. Trova un corpo risorto. Un corpo che sfida ogni logica umana. Un corpo che la invita a continuare ad amare, a sognare, a sperare, a credere.
È in quel momento che Maria capisce che il suo rapporto con Gesù non è più come prima. Comprende che credere nella risurrezione non è un problema da “spiegare” ma una questione di cuore, di passione. Solo degli innamorati possono credere. La fede non si spiega. La fede si vive.

Ora Gesù invita lei a diventare “apostola degli apostoli”, a dare speranza agli altri.
La Pasqua cade sempre di primavera, quando vediamo la natura che esplode con i suoi meravigliosi fiori.

La Maddalena ci insegna che non possiamo fermarci a contemplare la natura, ma che noi dobbiamo diventare dei fiori di speranza per gli altri. Noi dobbiamo lottare perché fiorisca la pace in Ucraina, in Palestina, in Siria, in ogni parte del mondo. Noi dobbiamo far fiorire umanità attorno a noi.
Questa è la Pasqua!

Don Roberto Vinco
Domenica di Pasqua 17 aprile 2022

“Non possiamo cantare l’alleluja mentre c’è gente innocente che muore”.
Dietrich Bonhoeffer (1906-1945) filosofo e teologo

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Don Roberto Vinco, docente di filosofia allo Studio Teologico San Zeno e all'Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona, è collaboratore nella parrocchia di Novaglie. roberto.vinco@tin.it

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