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Cultura

Via Crucis a Veronetta: morto in guerra, zeloti e un povero Cristo

C’erano i ladroni, la Maddalena, i bestemmiatori, le pie donne. E il protagonista, il povero Cristo, dormiva sul portone di una chiesa

Il Venerdì Santo in tv si potrà seguire in diretta da Roma la Via Crucis con il Papa. A una famiglia ucraina assieme a una famiglia russa sarà affidata la meditazione in una delle 14 stazioni, le tappe della preghiera mobile con cui la tradizione cristiana propone di seguire la  strada di Gesù verso la morte sul monte Calvario di Gerusalemme.

La stessa processione, che in tv potremo vedere snodarsi attorno al Colosseo, si è svolta venerdì scorso nelle vie di Veronetta, da San Nazaro a piazza Isolo. C’erano i ladroni, la Maddalena, i bestemmiatori, il morto in guerra, le pie donne, gli zeloti. E il protagonista, il povero Cristo: dormiva sul portone di una chiesa.

Prima stazione, partenza dal cortile davanti a San Nazaro. Don Vincenzo Zambello, veronese, già prete in Brasile operaio in acciaieria, invita a essere «compagni di viaggio e nell’ascolto della realtà di Veronetta, come esperienza di Chiesa in uscita» e prega per chi soffre e  muore in guerra: gli ci vuole qualche minuto per elencare, dopo l’Ucraina, tutti gli altri posti di questo calvario bellico contemporaneo.

Seconda stazione, Gesù caricato della croce, scalone XVI Ottobre. La comunità ucraina invita a pregare per il loro Paese in croce e «per uno di noi, che era qui con noi a fare il magazziniere per spedire aiuti, ma è voluto tornare in patria. Stamattina abbiamo saputo che è morto». Una donna e un uomo sono avvolti nella loro bandiera nazionale gialloblù, come Svetlana che prima in piazza Erbe cantava suonando la bandura, liuto/cetra della tradizione ucraina.

Terza Stazione, Gesù cade per la prima volta, piazza Santa Toscana. La comunità dello Sri Lanka intona le canzoni della sua tradizione. Il loro prete in tunica bianca si inginocchia, come fa a ogni stazione; due chierichetti in cotta bianca portano le candele. «Preghiamo per la nostra patria, in crisi politica ed economica».

Quinta stazione, Veronica asciuga il volto di Gesù, via Cantarane. La testimonianza di Valérie, che viene dalla Costa d’Avorio e frequenta il gruppo della Parola a San Nazaro: il suo Paese ha visto l’ex presidente Laurent Gbagbo appena assolto dalla Corte penale internazionale all’Aia per le violenze post-elettorali del 2010. Chissà se ci sarà mai un processo per l’Ucraina e le altre guerre dimenticate. «Il volto di Gesù lo vediamo nel volto delle donne che soffrono in Africa, un continente di dolore, ma anche di speranza: ce la insegna il Sudafrica, nazione che ha saputo uscire dall’apartheid con verità e perdono, senza la vendetta sui bianchi che tutto il mondo prevedeva».

Veronetta, Verona

Veronetta, Verona

Settima stazione, Gesù cade per la seconda volta, di fronte al cinema Ri-Ciack che una sottoscrizione popolare farà rinascere come sala civica di Veronetta. Per i padri Comboniani parla un giovane congolese «vivo per miracolo», racconta, «mentre tanti altri morivano attorno a me, mitragliati dai governativi. Da noi capita, è successo anche al vostro ambasciatore Attanasio». Notizia di ieri, sul quotidiano “Il Fatto”: Attanasio fu vittima di un complotto dei militari congolesi. «Per essere qui stasera ringrazio Dio, la Chiesa cattolica, l’Italia».

Ottava stazione, Gesù incontra le donne di Gerusalemme, via don Nicola Mazza, davanti all’istituto delle suore missionarie fondato dal prete veronese. Una religiosa, reduce dal Brasile, legge la meditazione di una sua parrocchiana di là, «una parrocchia di 150mila fedeli. La mia amica ha fatto la prima comunione a 38 anni, analfabeta, “ma già martire”, parola del prete che la portò ai sacramenti. La sua prima figlia l’ha messa al mondo quando aveva 12 anni».

Undicesima stazione, Gesù è crocifisso, via Scrimiari. La processione si è allungata, dopo aver ascoltato la comunità nigeriana altra gente si è unita. Mentre si scende, davanti a quella che fu l’osteria alla Cana, proprio una voce da osteria veronese si unisce da dietro. La processione canta in coro un inno sacro e la voce solista, con perfetta scelta di tempo, solfeggia a ritmo ben scandito una bestemmia. Una volta, coro. Bis, coro. Tris, coro. Proprio una Via Crucis, come quella vera.

Dodicesima stazione, Gesù muore in croce, vicolo Santa Maria in Organo. Per il gruppo di pastorale carceraria prega una donna che è stata detenuta, dopo aver perso la figlia in circostanze tragiche. «Che Dio mi perdoni, perché non so perdonare. Ma là, in carcere, almeno mi sono ritrovata».

Tredicesima stazione, Gesù deposto dalla croce, Santa Maria in Organo, casa delle suore Comboniane. Una religiosa porta una statua dell’Addolorata, «la madre venerata dalle donne prostitute, costrette a quel mestiere per sfamare i loro figli, non c’era altro». Di che Paese sta parlando? Asia, America Latina? Sono distratto, tipico disinteresse veronese.

Quattordicesima stazione, Gesù è posto nel sepolcro, piazza Santa Maria in Organo, di fronte alla chiesa. Don Vincenzo – se ricordate, il prete che ha introdotto la Via Crucis – si stacca dalla processione per andare a salutare un uomo avvolto in una coperta davanti al portone della chiesa. L’avremo svegliato. Prega un ragazzo che studia da prete: lui dopo dormirà dentro, nella comunità casa San Giovanni.

Quindicesima stazione, non prevista nella tradizione che fa finire la Via Crucis con la deposizione. Qui in piazza Isolo, di fronte al monumento a san Daniele Comboni, pioniere veronese delle missioni africane, si finisce invece con la risurrezione di Gesù. Per dire che non è finita con il sepolcro. Davvero? Don Vincenzo torna a ricordare i Paesi in guerra, tutti a partire dall’Ucraina, e le parole più sconvolgenti di Gesù in croce «che perdona i nemici».

Giuseppe Anti

Written By

Giuseppe Anti è nato a Verona il 28 agosto 1955. Giornalista, si è occupato di editoria per ragazzi e storia contemporanea; ha curato fino al giugno 2015 gli inserti "Volti veronesi" e le pagine culturali del giornale L'Arena. giuseppe.anti@libero.it

2 Comments

2 Comments

  1. Maurizio Danzi

    15/04/2022 at 11:39

    E’ inevitabile chiedersi dove sia Dio .
    Dio è ai piedi della croce . Nelle memoria del Cristo Risorto.

  2. Marcello Toffalini

    14/04/2022 at 22:02

    Grazie Giuseppe per averci fatto gustare questa realistica ancorché anomala via Crucis (me la sono persa, ahimè) sull’attuale condizione umana di tanta, troppa, gente. La risurrezione delle anime afflitte e colpite dalle tribolazioni e dalle tragedie delle guerre in corso (con Gesù in croce «che perdona i nemici») è la garanzia del Paradiso per chi ci crede e, per tutti, la condizione migliore per preparare un futuro di pace.

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