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Spese militari: all’orrore della guerra non serve altra guerra

Bisogna uscire dal conformismo bellico che sta permeando gran parte della informazione e della politica italiana e mondiale. Bisogna uscire da una visione miope e unilaterale dei grandi problemi internazionali

Guerra in Ucraina
Guerra in Ucraina

Ormai è tutto un coro: aumentare le spese militari! In realtà le spese militari sono già in aumento da anni, come risulta dai dati del SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute) nel suo rapporto 2011. Nel 2020, pur in piena pandemia, rispetto all’anno precedente, le spese militari erano già aumentate nel mondo del 2,6% con punte del +6,4% in nord Africa, del 4,3% in nord America, del +6,0% nell’Europa centrale.

Nel mondo si sono spesi per le armi nel 2020 quasi 2.000 miliardi di dollari (mld). La NATO da sola ha speso 1.103 mld, circa il 56% della spesa totale. Per difendersi da chi? Dalla Russia? La Russia, sempre secondo il SIPRI, nel 2020 ha speso 66,8 mld. Cioè la NATO spende annualmente per la difesa 16,5 volte la spesa della Russia. Ma anche senza considerare l’Alleanza atlantica, i 27 Paesi della Unione Europea hanno speso nel 2020 per la difesa 232 mld, ovvero 3,4 volte la spesa della Russia. Serve davvero aumentare ancora le spese militari?

Siamo tutti inorriditi dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, e siamo tutti vicini al popolo ucraino aggredito e che sosteniamo in tutti i modi. Ma la discutibile fornitura di armi all’Ucraina, si profila piuttosto come export di materiale bellico, cosa c’entra con l’aumento della spesa militare? La guerra in Ucraina appare piuttosto come la ghiotta occasione, la foglia di fico, per l’aumento delle spese militari in Italia ed in Europa, di cui non c’è affatto bisogno.

È cruda e sanguinosa la guerra ucraina. Ma non possiamo non rilevare pragmaticamente che con un budget di spesa militare di circa 6 mld annui l’Ucraina sta tenendo orgogliosamente ed eroicamente testa all’aggressione russa, la cui spesa è di oltre 10 volte tanto. Questo deve fare riflettere.

L’Italia attualmente spende circa 25 mld di euro l’anno per la difesa, pari all’1,4% del PIL. È triste che il Parlamento italiano abbia impegnato il Governo ad incrementare la spesa fino al 2% del PIL entro il 2028. Arriveremo a 38 mld di euro, con un aumento di 13 mld l’anno. E poiché nel breve periodo si dovrà rientrare nel cosiddetto Patto di Stabiltà della UE, per limitare il deficit annuale di bilancio, quei 13 mld saranno inesorabilmente sottratti a sanità, istruzione e ricerca.

Qualcuno sogna una “difesa europea”, ma sarebbe un disastro un esercito europeo senza una politica estera comune europea. Perché la UE non ha una sua politica estera, ne ha 27, diverse, spesso contrastanti fra loro e che nei fatti contano poco o nulla. L’unica politica estera che pesa, come noto, è quella cosiddetta “atlantica”, gestita dagli USA, e che, come vediamo nella crisi ucraina, non è molto allineata con gli interessi politici ed economici europei.

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Bisogna uscire dal conformismo bellico che sta permeando gran parte della informazione e della politica italiana e mondiale. Bisogna uscire da una visione miope e unilaterale dei grandi problemi internazionali. Bisogna anche moderare i toni e le parole, perché un loro eccesso, come quelle recenti del Presidente USA Biden, conducono direttamente, a passo di marcia, verso l’interventismo militare, una guerra globale europea.

Ci scandalizziamo solo adesso degli orrori della guerra, dei civili ammazzati e delle fosse comuni? Pensiamo veramente che la guerra in Ucraina sia iniziata solo il 24 febbraio scorso? Dove eravamo negli ultimi due decenni quando da ambo gli schieramenti giorno dopo giorno si costruivano i presupposti per la guerra? E la risposta agli orrori della guerra qual é? Più guerra?

ONU Mozione di condanna della aggressione russa alla Ucraina

ONU Mozione di condanna della aggressione russa alla Ucraina

All’ONU la mozione di condanna dell’aggressione russa all’Ucraina è stata molto ampia ma non un plebiscito: 141 a favore, 5 contrari e 35 astenuti. Fra questi ultimi Cina, India, gran parte dell’Asia e molti Paesi africani che non hanno voluto schierarsi contro la Russia, o forse non hanno voluto appoggiare l’occidente. Molti i motivi, ma non si può ignorare che questi Paesi, che si sono astenuti, rappresentano circa la metà della popolazione mondiale.

Da tempo ormai l’occidente non è più l’ombelico del mondo. I centri economici, finanziari, politici e culturali si stanno spostando altrove. Dobbiamo prenderne atto e soprattutto chiederci perché.

Claudio Toffalini

Written By

Claudio Toffalini è nato a Verona nel 1954, diplomato al Ferraris e laureato a Padova in Ingegneria elettrotecnica. Sposato, due figli, ha lavorato alcuni anni a Milano e quindi a Verona in una azienda pubblica di servizi. Canta in un coro, amante delle camminate per le contrade della Lessinia, segue e studia tematiche sociali e di politica economica. toffa2006@libero.it

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