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Vangelo

Credere è trasformare un cuore di pietra in un cuore di carne

Il brano dell’adultera è una pagina di intensa umanità e di grande attualità. Un atto di fiducia, invece di giudicare, può restituire la vita

L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)
L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)

Vangelo di Giovanni
In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio.  Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più». Giovanni 8,1-11

Il brano dell’adultera è una pagina di una intensa umanità e di grande attualità. La scena si svolge dentro lo spazio sacro del tempio. Al centro c’è una donna impaurita, sola, indifesa, condannata ad una morte drammatica. Attorno a lei ci sono gli Scribi e i Farisei con le pietre già in mano per lapidarla. Accanto c’è Gesù che, in silenzio, “scriveva per terra”.

I lapidatori sono i rappresentanti della religione, i funzionari del sacro. Per loro non c’è spazio per la persona. La legge è sacra, deve essere applicata.
Il loro cuore è di pietra. Sanno solo accusare e usare violenza. Vedono soltanto i peccati degli altri. Mai i loro sbagli.
Gesù rimane in disparte. Scrive per terra. Non sa cosa fare. Prende tempo. Riflette. Poi fa una mossa che spiazza tutti.

«Chi di voi non ha mai sbagliato, scagli la prima pietra contro di lei».
Smaschera il branco e li costringe ad uscire allo scoperto. Non accusa gli accusatori, ma li mette davanti alle loro responsabilità personali.
«… e se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani».

Gesù è l’uomo dal cuore di carne non di pietra. Per lui prima della legge viene la persona. Non vuole umiliare nessuno. Vuole dare a tutti la possibilità di ri-cominciare.
«Donna dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Gesù non vede una peccatrice, vede una persona. In un attimo le restituisce tutta la sua dignità di donna. Non le chiede nemmeno di pentirsi. Le dice soltanto: «vai e d’ora in poi non peccare più».
Non sono parole di rimprovero, ma di speranza, piene di futuro. Non giustifica lo sbaglio. A lui interessa far ripartire la vita.

L’esempio di Gesù ci costringe tutti ad interrogarci.
Siamo cristiani delle pietre o cristiani dell’accoglienza e della fiducia?
Oggi forse non uccidiamo più con le pietre, ma con le parole, con i comportamenti, con le esclusioni.
Pensiamo a quanto fango gettiamo sulle persone che sbagliano. Spesso vale molto di più un gesto di fiducia che un rimprovero o un castigo.

Quella donna, nell’incontro con Gesù ha vissuto la sua Pasqua. Da condannata a morte, ha ritrovato la vita. È risuscitata. Gli uomini di “chiesa” volevano ucciderla. Gesù l’ha accolta in silenzio. Le ha cambiato la vita.
Ecco che cosa vuol dire credere. Vuol dire imparare a trasformare il nostro cuore di pietra in un cuore di carne.

Don Roberto Vinco
Domenica 3 aprile 2022

 

 

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Don Roberto Vinco, docente di filosofia allo Studio Teologico San Zeno e all'Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona, è collaboratore nella parrocchia di Novaglie. roberto.vinco@tin.it

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