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Federico Sboarina, le paralimpiadi e la città inaccessibile

Il sindaco uscente promette una Verona del futuro priva di barriere ma non spiega come mai non lo abbia fatto negli anni in cui ha occupato Palazzo Barbieri

Si sa, in vista delle elezioni si tollera anche qualche balla espressa dai candidati per conquistare consensi; ne leggeremo e ascolteremo nei prossimi due mesi e sicuramente offriranno materiale abbondante agli opinionisti attivi sui social. Altro è quando si capovolge la realtà sventolando come successi i propri fallimenti, peggio ancora se questo avviene ai danni di concittadini in condizioni di disagio e bisogno.

Federico Sboarina, sindaco uscente e candidato alla riconferma, sta basando una parte notevole della sua propaganda sul merito (nemmeno tutto suo) di aver portato a Verona le Olimpiadi invernali 2026 con la chiusura in Arena e l’apertura – sempre nell’anfiteatro – delle successive Paralimpiadi prefigurando una città accogliente e senza barriere.

Già a fine ottobre 2021 in una intervista rilasciata a Venetoeconomia, evidentemente sicuro della rielezione, affermò tra l’altro che: “Entro il 2026 farò di Verona la città italiana più accessibile ai disabili. L’abbattimento delle barriere architettoniche è una battaglia di civiltà che per varie ragioni, in primis quelle economiche, si fa fatica a portare avanti.

Ma da ieri la nostra città ha una responsabilità in più: diventare prima nel paese per inclusione. Abbiamo poco tempo, ma ricordo che non partiamo da zero. Nel 2018, siamo stata la prima Amministrazione cittadina ad adottare il Piano per l’eliminazione delle barriere, con un censimento degli ‘ostacoli’ in centro storico.

[…] Il Peba ha censito 2.330 ostacoli nelle strade e piazze del centro storico, con una stima di 6 milioni di euro per l’abbattimento. Si va dai gradini alle scale, dai dislivelli alla banale presenza di cartelli stradali o cestini. Tra le prime criticità da risolvere ci sono piazza Bra e piazza Erbe, via Leoncino e corso Cavour. […]“.

Ora, a parte l’assurdità di un PEBA (Piano Eliminazione Barriere Architettoniche) destinato al solo centro storico escludendo i cittadini veronesi residenti nei quartieri, c’è da chiedersi come mai dal 2018 ad oggi solo 26 criticità siano state sanate.

Come mai solo oggi emerge questo impeto inclusivo? Eppure nel suo programma per le amministrative del 2017, benché non vi sia traccia delle barriere architettoniche, si può leggere che “Siamo convinti che attraverso una valorizzazione identitaria, i nostri quartieri possano e debbano diventare a loro volta centro storico”.

Certo, si invocheranno le ristrettezze di bilancio; la Relazione finale del PEBA conclude con una previsione di spesa di sei milioni e mezzo di euro: se veramente si è convinti che l’abbattimento delle barriere architettoniche è una battaglia di civiltà non è questo l’ostacolo per trovare tra le pieghe di spese per centinaia di milioni le risorse sufficienti per avviare un piano pluriennale per rendere la città percorribile per tutti.

Questa disinvoltura nel vendere a fini elettorali le proprie inadempienze per successi inesistenti è profondamente offensiva per chi ogni giorno deve affrontare la vita sapendo che troverà solo ostacoli non rimossi da chi ha il dovere di farlo.

Purtroppo a Verona abbondano le barriere di ogni tipo rendendo la vita complicata non solo ai disabili, ma la politica si ostina a guardare altrove ignorando che non è più tempo di grandi e improbabili realizzazioni ma urge l’attenzione ai diritti più elementari col sostegno e la vicinanza alle persone.
Tutti i giorni, senza attendere paralimpiadi o chissà quali eventi miracolosi.

Gianni Falcone

 

 

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Irpino di nascita, risiede a Verona. Ha lavorato sia nel settore pubblico che in quello privato; dal 1991 si è occupato di editoria elettronica. Attualmente collabora al giornale online Verona In curando la satira. Gestisce il blog giannifalcone.it di satira politica e sociale ma si occupa anche di disabilità alla quale sono dedicate alcune sezioni. In collaborazione con Verona In ha pubblicato Verona – (p)assaggi pedonali, una documentazione fotografica sugli attraversamenti pedonali incompleti o pericolosi, e Muffart Verona – in collaborazione con Giorgio Massignan – una raccolta di rielaborazioni grafiche dei danni subiti dai muri di alcuni edifici storici in conseguenza di incuria o mancata manutenzione. Con Smart Edizioni di Verona ha pubblicato il libro Stazionario sarà lei, una storia familiare di disabilità. Ha inoltre illustrato diversi libri pubblicati in Italia, USA e Portogallo. href="mailto:giannifalcone.vr@gmail.com">giannifalcone.vr@gmail.com

1 Comment

1 Comment

  1. Alberto Ballestriero

    04/04/2022 at 11:39

    Hai ragione Gianni!
    Senza contare che anche dove sono state eliminate le barriere, ad esempio con la creazione delle rampette ai marciapiedi, nessuno le fa rispettare e davanti vi parcheggiano impunite le automobili, creando disagi ad anziani, invalidi, mamme, vanificando così anche i soldi spesi. Utilizzare per la campagna elettorale quelli che dovrebbero essere dei taciti obblighi di legge e morali dice più di qualsiasi discorso sul livello dei nostri amministratori.

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