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Vangelo

La parabola del figliuol prodigo ci mostra il Dio che accoglie

Quei due figli siamo noi, con la nostra vita, le nostre storie, i nostri sogni, i nostri sbagli, le nostre gioie e le nostre contraddizioni

L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)
L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)

Vangelo di Luca
Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. (…) Allora rientrò in sé stesso e disse: Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio .Partì e si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. (…) Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. Il servo gli rispose: È tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso. Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. (…) Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato». Luca 15,11-32

La parabola del “Figliol prodigo” è un vero capolavoro letterario che ha suggerito pagine stupende di poesia e di arte.
Gesù per parlare di Dio spesso ricorre alla metafora del Padre. Un Padre che possiede anche le caratteristiche di Madre. Un Padre che non si permette mai di giudicare e che invece, come sa fare anche una Madre, si preoccupa soltanto di guarire.
E dietro quei due figli possiamo vedere ognuno di noi. La nostra vita, le nostre storie, i nostri sogni, i nostri sbagli, le nostre gioie, le nostre contraddizioni.

Per Gesù Dio è un Padre, non un padrone. È uno che se sbagli non si vendica e non te la fa pagare. È un Padre che si comporta in modo strano. Secondo una logica molto discutibile: lascia il figlio libero di andarsene, e quando ritorna fa festa. Nessun rimprovero, nessuna penitenza. Secondo la sua logica, non è la punizione che ci cambia. È il Dio che ci insegna che spesso, invece di un castigo, serve un po’ più di affetto, un abbraccio, un bacio, una carezza.

È soltanto l’amore che ci trasforma.
A lui non interessa il tuo passato. Guarda solo al tuo futuro. È un Dio che vuole una cosa soltanto: che tu possa vivere una vita serena e felice.
Credo che ognuno di noi rappresenti entrambi i figli.  Qualche volta, anche noi, come il fratello minore, abbiamo voluto sperimentare la nostra libertà. Abbiamo fatto le nostre fughe, i nostri errori, le nostre incoerenze. Ma poi abbiamo capito di aver sbagliato. Abbiamo preso coscienza dei nostri limiti e siamo tornati a vivere.

Altre volte invece ci siamo comportati come il fratello maggiore. Spesso invidiosi o malcontenti e brontoloni. Anche noi forse siamo rimasti sempre in casa, nel gruppo, nella chiesa. L’abitudine, la comodità, l’aver tutto, spesso è pericoloso e fa perdere il senso del valore delle cose fondamentali come l’affetto e le relazioni. Dove non metto il mio cuore, io in realtà non ci sono.

Ecco uno dei tanti insegnamenti che possiamo cogliere in questa parabola: come il Padre anche noi dobbiamo imparare ad amare in modo folle. Imparare ad accettarci con i nostri limiti per aiutare gli altri a superare i loro errori. Imparare a vivere senza escludere nessuno.
Questa è la logica che trasforma la terra in un giardino.

Don Roberto Vinco
Domenica 27 marzo 2022

Non sono le punizioni, ma gli abbracci, che ci cambiano
“Il padre lo vide e commosso gli corse incontro e lo abbracciò”

 

 

 

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Don Roberto Vinco, docente di filosofia allo Studio Teologico San Zeno e all'Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona, è collaboratore nella parrocchia di Novaglie. roberto.vinco@tin.it

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