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Alta Velocità, l’opera compensativa del sottopasso e il Fondaco

Una galleria collegherà via Albere – Via delle Coste con la rotatoria presente sullo Stradone Santa Lucia. Avrà la larghezza di 14,5 metri, disporrà di una corsia per senso di marcia, di marciapiedi e anche di una pista ciclabile. Dubbi sul fatto che l’opera servirà a diminuire l’impatto del traffico nel quartiere Golosine

Viabilità Verona Sud, Alta Velocità
Rotatoria in Stradone Santa Lucia, Verona

Dopo il parere favorevole già espresso sull’ingresso Est, il 16 marzo scorso il Consiglio comunale di Verona ha approvato anche il progetto per l’ingresso Ovest della linea ferroviaria dell’Alta Velocità. Questo documento verrà trasmesso a Rete Ferroviaria Italiana (RFI) unitamente alle osservazioni poste dal Comune e dalle Circoscrizioni interessate al passaggio dell’Alta Velocità.

Nel contempo la Giunta comunale ha stabilito di accorpare le opere compensative per complessivi 14,8 milioni di euro, che rappresentano il 2% del valore del progetto dell’Alta Velocità a Verona, per realizzare un nuovo sottopasso.

Tale galleria, definita dall’assessore all’Urbanistica Ilaria Segala “strategica per la citta”, dovrebbe rendere “più fluida la viabilità su viale Piave e Via Albere” e risolvere i problemi viabilistici dei quartieri di Santa Lucia, Golosine e Stadio.

Il sottopasso, che collegherà via Albere – Via delle Coste con la rotatoria presente sullo Stradone Santa Lucia, avrà la larghezza di 14,5 metri, disporrà di una corsia per senso di marcia, di marciapiedi e anche di una pista ciclabile.

Il costo dell’intervento sarebbe definito in 32 milioni di euro, IVA esclusa, quindi ben superiore ai 14,8 milioni di euro che RFI metterebbe a disposizione per le opere compensative dell’Alta velocità a Verona.

Peraltro, secondo Sintagma srl di Perugia, qualificata società che opera nel settore della progettazione e consulenza dell’industria dei trasporti che ha collaborato con il Comune di Verona nella redazione del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS), il costo dell’opera verrebbe stimato in ben 44-48 milioni di euro.

RFI eseguirebbe l’opera al grezzo e poi ne affiderebbe il completamento al Comune che, ritenendola strategica per le ricadute positive su viabilità e traffico, si è reso disponibile a coprire la parte mancante della spesa, cioè per almeno 17 milioni di euro (se non addirittura per 30-34 milioni di euro). Disponibilità finanziarie di cui per ora il Comune di Verona non dispone.

Se tale investimento alleggerirà il traffico di via Albere (zona Santa Lucia), inevitabilmente contribuirà ad appesantire la già elevata circolazione veicolare per le vie di Golosine. Il traffico sotterraneo da e verso la rotonda dello Stradone di Santa Lucia peggiorerà all’elevata potenza la già difficile viabilità che da decenni le vie del quartiere subiscono anche per l’indotto garantito dalle numerose manifestazioni fieristiche.

Inoltre, considero un puro ed evidente controsenso quando viene affermato che “il sottopasso” alleggerirà la viabilità di viale Piave.
Il compito di una strada urbana ad elevato scorrimento, come è viale Piave, non è quello di far transitare in sicurezza ed agevolmente l’intensa mobilità veicolare? Quindi, qual è la logica urbanistica che spinge i nostri amministratori nel dichiarare di voler mitigare l’intensità del suo traffico?

Mi chiedo se il nostro Consiglio comunale per la realizzazione del sottopasso ha predisposto la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), procedura prevista dalla Direttiva 85/337/CEE del Consiglio delle Comunità europee del 27 giugno 1985. Essa consiste nell’individuare, descrivere e valutare, in via preventiva alla realizzazione delle opere sia pubbliche che private, gli effetti sull’ambiente, sulla salute e benessere umano, e di identificare le misure atte a prevenire, eliminare o rendere minimi gli impatti negativi sull’ambiente, prima che questi si verifichino effettivamente.

Per quanto riguarda i benefici viabilistici asseriti dalla nostra Amministrazione comunale derivanti dall’attuazione del sottopasso, da tempo sospetto che la sua reale funzione sia legata ad altre motivazioni.

Chi non ha avuto l’occasione di esaminare la documentazione relativa al progetto prodotto da Signa Group riguardante la realizzazione del futuro parco all’ex Scalo Merci, è necessario sappia che uno dei primi interventi attuati su tale area sarà la creazione del Fondaco, termine di origine veneziana che identifica un complesso di edifici dove, nel medioevo e nei secoli successivi, i mercanti forestieri depositavano le loro merci e concludevano i loro affari.

Rendering del Parco Arena, il cosiddetto Fondaco a Verona Sud

Rendering del Parco Arena, il cosiddetto Fondaco, a Verona Sud

Il Fondaco verrà realizzato su un’area di circa 64.000 mq. (di poco inferiore alla superficie del Parco San Giacomo), parallela alla rotatoria dello Stradone Santa Lucia, attualmente occupata da immobili industriali, un tempo usati dalle FS, e che nel prossimo futuro verranno destinati ad uso pubblico.

Dopo la sua bonifica, prevista entro il 2024, l’area del Fondaco verrà ceduta gratuitamente al Comune che considera tale cessione un’importante opportunità per risolvere alcune criticità di Verona. In essa verranno trasferite attività ora presenti all’interno delle mura magistrali, quali le aree destinate allo sport e gli spazi adibiti alla sosta veicolare (cfr. via Città di Nimes).

Così le molteplicità delle funzioni previste nel Fondaco garantiranno l’attrattività dello spazio pubblico, oltre all’auspicata possibilità di sostenersi economicamente in maniera autonoma. Contemporaneamente le Mura Magistrali verrebbero riqualificate e quindi valorizzate.

Per la sua futura impostazione strutturale ed organizzativa, il Fondaco diventerà quindi una zona ad elevata ricettività di persone con la logica conseguenza che una parte dei suoi 64.000 mq verrà adibita a aree di sosta e parcheggi per autoveicoli.

Così il sottopasso per i veronesi (e non) diventerà un tramite determinante per facilitare il raggiungimento di questo futuro luogo di incontro e di ritrovo e non propriamente un mezzo per migliorare la viabilità dei quartieri di Golosine, Santa Lucia e Stadio.

Mi auguro che la nostra Amministrazione comunale ritorni sui propri passi e decida di investire i 14,8 milioni in altre infrastrutture, quali la realizzazione di reti ambientali, tipo fasce di forestazione lungo strade cittadine e periferiche e piste ciclabili che garantiscano una percorribilità continuativa e in sicurezza.

Altrimenti come dovremmo intendere le molteplici ammissioni dei nostri amministratori comunali che da decenni dichiarano insostenibile la viabilità veicolare e il livello del degrado ambientale, specialmente quello di Verona Sud? Ad esempio, si potrebbe iniziare con la ripiantumazione di via Dal Cero.



Giorgio Bernini
 







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1 Comment

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  1. Enrico

    26/03/2022 at 09:24

    … già fatto…
    Vediamo se pubblicano integralmente 😉

    Bravo sig. Giorgio, dobbiamo proprio dirlo: anche questa amministrazione (come del resto la precedente) ha perso il lume della ragione. Come già ipotizzato in altre occasioni, dato che gli assessori sono stimati e stimabili concittadini, dev’essere proprio un effetto collaterale da virus.
    Diversamente non si prenderebbero fischi per fiaschi e, quindi non si confonderebbe un sottopasso che rigurgiterà traffico direttamente al centro del quartiere Golosone con un miracoloso rimedio al traffico stesso! Com’è possibile che professionisti possano incorrere in una tale strampalata visione? C’è da chiedersi, oltre a quanto giustamente citato in merito allo studio di impatto ambientale, se tale opera sia valutata anche alla luce del PUMS.
    Non solo, oltre ed ancora prima di ciò, c’è soprattutto da chiedersi se l’intero impattante intervento previsto sull’area dell’ex scalo merci da questa amministrazione, che a suo tempo si è spacciata per “green”, tenga conto degli accorati e pluriennali inviti del Dipartimento di Prevenzione dell’ULSS (massimo ente responsabile per la sanità pubblica locale) che da anni chiede, scrivendolo reiteratamente nelle ufficiali Relazioni annuali sullo stato della sanità pubblica, che TUTTA l’area dell’ex scalo merci sia trasformata a verde, quale UNICA ed ULTIMA possibilità per mitigare la grave situazione dell’inquinamento a Verona restituendo almeno una parte del verde arbitrariamente sottratto nei decenni ai quartieri con la truffaldina (dato il danno certo arrecato ai cittadini) pratica della monetizzazione degli standard urbanistici! Ci si permetta anche un appello quindi ai responsabili del citato Ente: quand’è che pensate sia giusto farvi sentire per orientare scelte politiche che impatteranno sulla futura salute anche delle nuove generazioni? O pensiamo davvero che basti averlo scritto? Se poi i politici di turno lasciano le relazioni chiuse in un cassetto non è affar vostro, o vi sono “pressioni politiche” dall’alto?
    Ma non è finita: c’è infatti anche da chiedersi se l’Amministrazione comunale tutta (dirigenti compresi) si siano già dimenticati di aver speso oltre 170.000 euro dei cittadini per pagare l’enciclopedico studio (per il “piano sulla qualità dell’aria”) del Dipartimento di Ingegneria Ambientale dell’Università di Trento che raccomandava, tra l’altro, similmente di utilizzare tale area per creare un grande vero parco, unica possibilità per mitigare inquinamento e bolle di calore estivo, oltre naturalmente tutte le altre positive ricadute di decoro, ricreative e di aggregazione e lustro alla città che un grande parco può portare con sé.
    Dove non vi arrivi “motu proprio” l’amministrazione, toccherebbe ora ai cittadini indignarsi e chiedere ciò che semplicemente è dovuto oltre che essere stato oggetto di ampie promesse elettorali!

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