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Cancellare la parola guerra dai vocabolari di tutto il mondo

Non basta il pacifismo, non basta auspicare la pace o vivere pacificamente, è necessario diventare Costruttori di Pace. Ridurre le spese militari e promuovere una difesa civile non violenta

Guerra in Ucraina
Guerra in Ucraina

Per la prima volta della guerra ci è stato mostrato il volto più crudo. In lunghe dirette no-stop abbiamo visto i cadaveri per le strade, i pianti dei bambini, la disperazione degli sfollati, le case distrutte e fumanti. Sì questa è la guerra, come è sempre stata la guerra, un atroce orrore di morte.

Ce lo eravamo dimenticati intontiti forse da retorici film dove i “nostri”, i “buoni”, sconfiggono i cattivi nemici. O forse anche da guerre vere, dove però per pudore le immagini più cruente non venivano esibite. Dove le guerre venivano edulcorate con definizioni come “missioni di pace”, interventi “umanitari”, dove si “esportava” democrazia, dove le morti dei civili erano “danni collaterali” a volte vittime di “fuoco amico” come se questo importasse qualcosa a chi moriva.

Quanti missili e bombe hanno fatto stragi di civili e bambini in Siria, in Afghanistan, in Iraq, in Libia, solo per parlare dei conflitti più recenti e più vicini. Anche lì milioni di sfollati, sangue, dolore e macerie, ma con molto meno clamore mediatico, con notizie dei TG fra un decreto legge ed un fatto di cronaca locale.

Nessuna giustificazione per l’invasione russa dell’Ucraina. Proprio nessuna. Ed al popolo ucraino che eroicamente resiste vanno tutto il nostro affetto, gli aiuti umanitari, la solidarietà e l’accoglienza dei profughi. Anche armamenti agli ucraini? Dagli USA alla UE, ed altri Paesi, è una gara per rifornire di armi l’Ucraina.

Bisogna fermare subito questa orribile guerra, ma le armi che inviamo saranno più utili a fermare la guerra o piuttosto ad alimentarla? Siamo sicuri che fornire armi sia la strada giusta? Per un capo di Stato ci vuole più coraggio a mandare i propri cittadini a combattere o dichiarare un cessate il fuoco unilaterale? È più onorevole trattare una resa o sparare fino all’ultimo cartuccia e fino all’ultimo uomo?

Bisogna anche cercare di capire i tanti perché di questa guerra, quali le cause scatenanti, le provocazioni che si potevano evitare, i compromessi che si potevano raggiungere, il dialogo che non c’è stato. In questa guerra è chiarissino chi è l’aggressore e chi l’aggredito, ma non siamo tanto ingenui da non capire le responsabilità che stanno anche dalla parte dell’occidente. L’Ucraina è oggi l’occasionale devastato terreno di scontro fra interessi geostrategici contrapposti, quelli occidentali di USA, Nato ed UE da una parte e della Russia dall’altra.

I due più grandi schieramenti militari di tutti i tempi, dotati di immensi arsenali atomici si contendono un territorio che oggi ancora li divide direttamente, ed una scintilla potrebbe provocare un disastro nucleare. Per questo motivo non c’è alternativa ad un accordo che preveda una effettiva e garantita sovranità e neutralità dell’Ucraina.

Manifestazione per l'Ucraina a Verona

Manifestazione per l’Ucraina a Verona

Dobbiamo cancellare la parola guerra dai vocabolari di tutto il mondo, o sarà la guerra a cancellare l’umanità dalla faccia della terra. Per farlo non basta il pacifismo, non basta auspicare la pace o vivere pacificamente, è necessario diventare Costruttori di Pace. Costruire la pace vuol dire favorire il dialogo, gli scambi culturali, un commercio equo e solidale, la riduzione delle disuguaglianze, cioè posare mattoni in grado di creare ponti e fiducia reciproca.

Vendere armi nel mondo ed aumentare le spese militari, come proposto dal parlamento italiano per 13 mld di euro l’anno, non è però un segnale di pace, mentre lo sarebbe ridurre le armi e promuovere una difesa civile disarmata e non violenta.

Utopia? Forse, ma è l’unica strada possibile. E le utopie quando strenuamente cercate e volute si realizzano.

Claudio Toffalini

Written By

Claudio Toffalini è nato a Verona nel 1954, diplomato al Ferraris e laureato a Padova in Ingegneria elettrotecnica. Sposato, due figli, ha lavorato alcuni anni a Milano e quindi a Verona in una azienda pubblica di servizi. Canta in un coro, amante delle camminate per le contrade della Lessinia, segue e studia tematiche sociali e di politica economica. toffa2006@libero.it

6 Comments

6 Comments

  1. Marcello Toffalini

    31/03/2022 at 18:24

    Vero per l’Ucraina, praticamente in conflitto con la Russia da tanti anni, nonostante l’accordo di Minsk: nella sua situazione l’avremmo fatto anche noi il rifornimento di armi e di risorse sanitarie. Non possiamo sapere oggi come andrà a finire questa guerra d’invasione, da parte dei soldati di un Paese ritenuto fratello, ed è certo che dal 24/2 avremmo risposto anche noi come hanno fatto loro, perché si sarebbe trattato di difendere la propria sicurezza ed indipendenza. Altra cosa è se ne sarebbe valsa la pena in termini di vite umane ucraine (non solo dei soldati colpiti), e delle diffuse macerie di case chiese e monumenti nelle città colpite. Sì, la Storia insegna, effettivamente, qualcosa: che la corsa e la rincorsa degli Stati ad armarsi non è sempre la scelta più giusta, sia per il Paese che teme un’invasione che per quello che la teorizza e l’organizza. Per parte mia sarei, d’impeto, su quelle barricate, anche se non credo che sarebbe utile a frenare il conflitto in corso. Non vorrei essere però nei panni di Lezensky. Altri, invece, possono decidere l’allargamento di questa guerra, sempre da confortevoli divani ma con la faccia truce o preoccupata, e facilmente decidere sulla vita (e sulla morte) di grandi masse giovanili, nonché sugli enormi danni causati dai bombardamenti. Dubito, però, che la NATO (e tanto meno l’UE) possa difendere l’indipendenza ucraina, a meno di non voler determinare la terza guerra mondiale. Non ci resta che sperare nelle trattative in corso con la Russia, da chiunque intraprese, magari dall’ONU.

  2. Mario Allegri

    29/03/2022 at 17:10

    Gli Ucraini si erano, evidentemente, riforniti bene di armi a partire dal 2015. Se non le avessero avute, in tre-quattro giorni Putin si sarebbe mangiata l’intera Ucraina. E dopo? Moldovia? Lituania, Estonia, Finlandia? Nel 1939, paesi neutrali o poco armati finirono in una settimana in mano nazista: Polonia, Belgio, Olanda, Danimarca, Norvegia e poi la preda più grande la Francia, mentre tutti gridavano “no all’orrore della guerra”.
    Ma la storia non insegna nulla? O meglio starsene comodi e attendere che gli altri ci tirino fuori dalle peste.

  3. mario allegri

    29/03/2022 at 07:21

    Poi, potremmo eliminare la parola “disonestà”, quindi la parola “invidia” e poi “gelosia”.

    • Claudio Toffalini

      29/03/2022 at 13:01

      Hai ragione, purtroppo non si può cancellare la parola “guerra” con un colpo di spugna, tuttavia ci sono parole che possono contrastarla efficacemente.
      Parole che purtroppo, al contrario della guerra, sono spesso definanziate e svilite. Una di queste, che anche a te è sicuramente cara, è la parole “cultura”.

  4. Enrico

    25/03/2022 at 08:59

    Condivido pienamente! Aggiungerei che oltre ad eliminare la parola guerra dai vocabolari (per non più concepirla), oltre a divenire attivi “costruttori di pace”, disposti quindi a sporcarsi le mani non aspettando tutto sempre dagli altri, si dovrà pensare, come cittadini e come popoli, di far cadere la pesante maschera di ipocrisia indossata dai governi americani ed europei, Italia inclusa! Le bugie, le forzature, le azioni liberticide poste in atto senza un reale confronto scientifico, usando sistematicamente i Mass media per i propri fini, bollando di “antiscientifico” ogni altro libero ragionamento anche espresso da autorevoli (fino a ieri) ricercatori, sono anch’esse emblematiche espressioni di guerra!
    Guerra alla libertà, guerra alla giustizia, guerra all’onesta ricerca della verità e, dietro a tutto ciò, sempre indicibili interessi economici dettati dalla sete di speculazione o da ideologie che calpestano valori umani fondamentali pur di raggiungere inconfessati ed inconfessabili fini. Finalità, naturalmente, celate dall’ipocrisia come i “sepolcri imbiancati” citati nel Vangelo.

  5. Stefania Vitale

    23/03/2022 at 19:36

    Eccellente disamina. Sono totalmente d’accordo

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