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Vangelo

Dio sa aspettare e rispetta i tempi di crescita di ognuno

Non possiamo attribuire a Dio le colpe dei nostri errori, né chiedergli di fare per noi quello che è nostra responsabilità fare

L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)
L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)

Dal Vangelo di Luca
In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo». Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».
Luca 13,1-9

 In poche settimane siamo passati dal dramma della Pandemia alla tragedia della guerra in Ucraina.
Come credenti ci viene spontaneo alzare gli occhi al cielo e dire: Dio dove sei? Proprio questo brano del Vangelo ci dice che Dio non c’entra nulla né con la Pandemia, né con la guerra. La vera domanda da farsi è: quali sono le nostre responsabilità? Non possiamo attribuire a Dio quello che facciamo noi.

E neanche chiedere a Dio di fare quello che dobbiamo fare noi.
Attribuire a Dio i mali dell’umanità è una bestemmia. Non è Dio che arma la mano di Putin anche se cita le parole del Vangelo. Per Gesù “amare” vuol dire “servire” non uccidere. È Gesù stesso che reagisce a questo modo di “usare” Dio per i propri interessi. Alla gente di allora che interpretava alcuni fatti come un castigo di Dio, Gesù risponde che Dio non è responsabile delle ingiustizie degli uomini. Dio non abbatte la torre di Siloe per far morire 18 cittadini. Dell’uccisione dei Galilei è responsabile Pilato non Dio.

Gesù invita anche noi a cambiare mentalità, a cambiare modo di pensare Dio. Gesù ci parla di un Dio che guarisce, che si prende cura di noi, che ci vuole liberi e responsabili. Non è indifferente e insensibile di fronte alla sofferenza. Dio invece è sempre accanto ad ogni crocifisso. A chi soffre. A chi piange.

La malattia e la morte fanno parte del mistero della vita.
Invece di condannare Dio, Gesù ci invita a guardare dentro noi stessi. È questo, infatti, il senso della frase: «Se non vi convertite, perirete tutti …».
Sicuramente non voleva dire che se non diventiamo cristiani ci farà morire tutti. Gesù invece ricorda anche a noi che, se continueremo a distruggere il creato, ad inquinare l’aria e l’acqua, sarà un disastro e moriremo tutti.

Se continueremo ad adorare il dio denaro, il dio profitto, periremo tutti. Se non impareremo a convivere tra culture e religioni diverse, questo mondo e questa umanità saranno destinate alla catastrofe.
Per Gesù la prima vera conversione che ognuno di noi deve fare è quella di passare dall’idea del Dio della paura e dei castighi all’immagine del Dio della misericordia e della tenerezza. E noi quindi dobbiamo cercare di essere testimoni del Dio che si prende cura di chi soffre.
È proprio in questa ottica che possiamo interpretare la parabola del “Dio contadino”. Il contadino è il simbolo della pazienza. Lui semina ma poi attende che il seme maturi.
Anche Dio, ci dice Gesù, sa aspettare. Rispetta i tempi di crescita di ognuno di noi. È un Dio che non ti condanna se non porti frutto, ma che ti aiuta, ti accompagna, perché anche tu possa portare frutto.
Anche Dio, come ogni contadino è innamorato della sua terra, delle sue piante, della sua vigna. Noi siamo… i suoi fiori!

Don Roberto Vinco
Domenica 20 marzo 2022

Pandemia e guerra in Ucraina
Non chiediamoci dove è Dio
ma dove è l’uomo

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Don Roberto Vinco, docente di filosofia allo Studio Teologico San Zeno e all'Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona, è collaboratore nella parrocchia di Novaglie. roberto.vinco@tin.it

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