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La mobilità a Verona, tante idee ma piuttosto confuse

Il filobus, ex tramvia, dopo un ventennio rischia di perdere i finanziamenti, nelle ciclabili siamo ultimi fra i capoluoghi veneti, e intanto si continuano a progettare tunnel e traforini

mobilità sostenibile - verona

L’attuale amministrazione comunale di Verona, ormai agli sgoccioli, sulla mobilità cittadina continua a navigare nel buio. Tre lustri di annunci in pompa magna, ma di concreto poco o niente, tante idee ma piuttosto confuse.

Il filobus doveva diventare operativo già all’inizio di quest’anno, come più volte promesso dal precedente sindaco Flavio Tosi e confermato dall’attuale Federico Sboarina. All’inizio doveva essere una tramvia, trasformata poi in filobus nel 2008, ma in 15 anni di promesse, varianti, cantieri aperti e poi chiusi, siamo ancora al punto di partenza.

Il progetto pare impantanato tra varianti urbanistiche e problematiche tecniche come i passaggi in zona San Paolo, viale Spolverini, e via città di Nimes. Di non poco conto le critiche alle varianti da parte della Provincia, e la mancanza della verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale. Ma anche i parcheggi scambiatori, indispensabili e non finanziati dal ministero, non sono nemmeno nel bilancio di previsione.

Nel frattempo però sono a serio rischio i finanziamenti ministeriali del filobus. Il ministero ha messo per iscritto tutta la sua irritazione per un’opera finanziata da oltre un ventennio, soggetta a continue varianti e quindi al susseguirsi di valutazioni tecniche e proroghe dei finanziamenti.

In pratica se non riprenderanno al più presto i lavori delle infrastrutture, anche in pendenza di varianti, non ci saranno più deroghe e il contributo ministeriale sarà revocato.

Difficile però che in questo 2022 possano riprendere i lavori del filobus, trattandosi di anno elettorale, dove tuttalpiù si asfalteranno le strade, di certo si eviteranno i cantieri fortemente impattanti sulla viabilità e fonte di forti disagi.

E le ciclabili? Un miglioramento c’è stato, ma Verona rimane comunque fanalino di coda nel Veneto. Nell’ultimo Rapporto Legambiente 2021 (dati 2020) nel conteggio delle piste ciclabili equivalenti, Verona è ultima con Venezia, che però come noto non ne ha bisogno, essendo tale città una unica grande isola pedonale. Piste ciclabili “equivalenti” perché non sono da considerare solo i km netti di pista ma anche la loro qualità, le infrastrutture di supporto, la funzionalità e la loro capillarità.

Piste ciclabili equivalenti - Rapporto Legambiente - Ecosistema Urbano 2021

Piste ciclabili equivalenti – Rapporto Legambiente – Ecosistema Urbano 2021

Il PUMS (Piano Urbano per la Mobilità Sostenibile) dovrebbe essere lo strumento strategico per definire le linee guida della mobilità urbana e di raccordo con il territorio circostante, nonché per programmare gli interventi prioritari di medio/lungo periodo.

Il PUMS è stato adottato dalla Giunta Comunale con delibera n. 347 del 22 ottobre 2020, ma di fatto è ancora fermo in Regione per chiarimenti ed approfondimenti, e ancora dovrà essere approvato in Consiglio Comunale con probabili modifiche e integrazioni.

Verona attualmente sta sforando per il 22° anno consecutivo i 35 giorni annuali di limite delle polveri sottili. Il potenziamento dei mezzi pubblici di trasporto e la cosiddetta mobilità dolce (biciclette, monopattini e pedonale), con una sostanziale riduzione del traffico motorizzato privato, sarebbero importanti per ridurre l’inquinamento da polveri sottili oltre che per una una città più vivibile e sostenibile.

Strade, trafori e cemento sono invece sempre nelle priorità di questa amministrazione e così dopo il clamoroso fallimento del traforo delle torricelle si punta ancora al cosiddetto “traforino, già inserito nel Piano triennale delle Opere 2021-2023, preventivato per il 2022 ma del quale non esiste traccia né di progetto né di finanziamenti.

Tante perplessità anche per il tunnel sotto lo scalo merci, che dovrebbe collegare la zona della stazione P.N. con stradone Santa Lucia, un’opera di dubbia utilità che intanto costerà ai veronesi 219.000 euro per il solo studio di fattibilità.

Basterebbero poche idee ma buone, invece se ne vedono tante piuttosto confuse e senza una strategia che le tenga insieme.

Claudio Toffalini

Written By

Claudio Toffalini è nato a Verona nel 1954, diplomato al Ferraris e laureato a Padova in Ingegneria elettrotecnica. Sposato, due figli, ha lavorato alcuni anni a Milano e quindi a Verona in una azienda pubblica di servizi. Canta in un coro, amante delle camminate per le contrade della Lessinia, segue e studia tematiche sociali e di politica economica. toffa2006@libero.it

2 Comments

2 Comments

  1. Giorgio Gagliardi

    19/03/2022 at 08:30

    Che tristezza, una città praticamente in pianura che potrebbe giovarsi di percorsi ciclabili per tutti, quei pochi tratti realizzati non sono fluidi, la convivenza con i pedoni, con i furgoni (per consegne Amazon & c.) che sostano anche se brevemente ma interrompono il tragitto, ciclisti indisciplinati. E i vigili che controllano, chi li vede mai?!?
    Se penso a città simili Firenze, Padova, Brescia per citarne alcune che hanno realizzato tramvie, metropolitane, ma invece di andare ad elezioni se potessimo assumere i loro amministratori???

  2. Cristina Stevanoni

    18/03/2022 at 10:47

    Ognuno, in questa città, sta offrendo il peggio di sé. Città soccombente, città sconfitta da se stessa. Città degli strateghi del nulla, attenti solo al proprio tornaconto. Senza generalizzare, ma quella del filobus cava e metti è così colossale, che avrebbe dovuto portare alle immediate dimissioni di tutto un ceto politico. E invece…pronti al gran ritorno!

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