Connect with us

Hi, what are you looking for?

Opinioni

La guerra scopre una Verona solidale, con qualche distinguo

I veronesi aprono le porte agli ucraini colpiti dall’invasione della Russia, ma i profughi in città li abbiamo da sempre

Profughi guerra Ucraina - Russia
Profughi ucraini in fuga dalla guerra

In tempo di guerra non c’è pace tra gli ulivi. Noi tutti/e finalmente godevamo dell’annuncio che la lunga pandemia piano piano, con l’arrivo della primavera, si stava dissipando.

Proprio noi, così logorati dai suoi effetti, che lentamente recuperavamo in cuor nostro un po’ di leggerezza e già confidavamo in una Pasqua di resurrezione, quasi una sorta di rinascita dell’anima, sociale ed economica, siamo subito piombati in un nuovo e funesto clima di sventura. I venti di guerra , che alle porte dell’Europa si abbattono per mano russa sull’Ucraina, ci coinvolgono profondamente.

Cambio improvviso di scenario. Non si parla più di virus, green pass, novax. Scienziati, virologi, epidemiologi sono pressoché spariti dai media, sostituiti di fatto da generali ed esperti in geopolitica.

Analogamente ha perso attenzione l’urgenza di quella transizione ecologica che la pandemia ci aveva tanto sollecitato, fino a paventare un ritorno al carbone.

Campeggiano ora sugli schermi le immagini agghiaccianti della guerra. Carri armati che avanzano e assediano le città, case e palazzi che si sbriciolano sotto l’urto dei bombardamenti, gente disperata che scappa, si rifugia nei bunker, e una lunga processione di profughi diretta non si sa bene dove.

È la guerra che non risparmia civili e bambini ed ora neppure i giornalisti che diventano nemici quando raccontano verità sgradevoli. L’improvviso e incalzante avvicendarsi dei tragici eventi ci getta nell’inquietudine più angosciante. A tutto questo non eravamo di certo preparati, ancora gravati dalla vicenda pandemica.

Anche se non coinvolti direttamente dal conflitto, ci siamo trovati da subito, in quanto europei, schierati con l’Ucraina e con la Nato, impegnati in una campagna di aiuti, nel mezzo di negoziazioni diplomatiche dirette a scongiurare il pericolo di una terza guerra mondiale che sarebbe, stavolta, connotata dal rischio nucleare. Timore et tremore multo anche nel nostro Paese dove da tempo sono presenti comunità ucraine.

Ucraini manifestano in piazza Bra a Verona contro la guerra in Ucraina

Manifestazione contro la guerra in Ucraina, Verona, 13/03/2022

Sorprendente è la rete di solidarietà, di accoglienza che si è già attivata nelle città, seppur divise ideologicamente tra il fornire o meno anche le armi.

In un momento economico così difficile, inasprito dalla crisi energetica, colpisce tanta gratuità mostrata anche a Verona dove non si è esitato ad aprire le proprie case alle famiglie dei profughi ed a raccogliere generosi fondi.

Peccato che una analoga gratuità non trovi riscontro nei confronti dei molti migranti presenti nei nostri territori o verso profughi fuggiti da altre e terribili guerre. Perché questo differente approccio? Questa diversa sensibilità? Questa diversa indignazione?

È una questione di vicinanza culturale che ci spinge verso gli ucraini e non verso i siriani, gli afgani, i magrebini? Oppure gioca un condizionamento politico più o meno esplicito che porta a schierarci più facilmente con le forze del Patto Atlantico in quanto più simili a noi per modello politico-economico adottato?

O forse più oltre sono i nostri comportamenti che rispondono a tensioni archetipiche profonde solcando la diversità? E’ l’occasione di pensarci.

Corinna Albolino

Written By

Originaria di Mantova, vive e lavora a Verona. Laureata in Filosofia all’Università Ca’ Foscari di Venezia, si è poi specializzata in scrittura autobiografica con un corso triennale presso la Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari (Arezzo). In continuità con questa formazione conduce da tempo laboratori di scrittura di sé, gruppi di lettura e conversazioni filosofiche nella città. Dal 2009 collabora con il giornale Verona In. corinna.paolo@tin.it

1 Comment

1 Comment

  1. roberto

    14/03/2022 at 17:44

    Leggo il suo articolo su Verona In e non posso esimermi dal dirle che ha ragione, è proprio adesso l’occasione di pensarci e chiedersi il perché di questo differente approccio.

    Che sia perché i magrebini che arrivano nel nostro paese sono quasi tutti giovani baldanzosi e in piena salute, mentre chi arriva dall’ Ucraina sono solo donne e bambini segno evidente che lì c’é una guerra vera?

    Che sia perché viene difficile pensare che in guerra (quella vera) lascino partire la meglio gioventù mentre è molto plausibile che permettano di uscire solo a donne e bambini?

    Chissà, forse abbiamo dato una risposta al sommo quesito !!

    Roberto Mirti.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altri articoli

Opinioni

Le dure parole sono state pronunciate dallo scrittore partenopeo a "Piazza Pulita" (LA7) per stigmatizzare le responsabilità della politica riguardo i migranti morti nel...

Lettere

L'Europa è costretta a subire ai propri confini un conflitto che non voleva ma che non ha saputo evitare e che porterà a una...

Opinioni

UE e ONU intervengano per organizzare dei corridoi umanitari che dalle coste del nord Africa arrivino in alcuni hub europei, dove i migranti possano...

Opinioni

Non si nasce senza fissa dimora, lo si diventa per una serie di circostanze. Un vortice nel quale è facile entrare, e quasi impossibile...

Advertisement