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Vangelo

Allenare lo sguardo per scorgere il divino intorno a noi

Quello che facciamo, le persone che incontriamo possono indurre in noi cambiamenti e momenti di “trasfigurazione”

L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)
L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)

Dal Vangelo di Luca
Circa otto giorni dopo questi discorsi, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quello che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto. Luca 9,28b-36

«Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e salì sul monte a pregare».
Che tipo di esperienza può essere stata quella vissuta dagli apostoli?
Il racconto della Trasfigurazione usa un linguaggio simbolico (monte, nube, veste candida) non facile da interpretare. Sicuramente per le prime comunità cristiane era un testo molto importante perché è riportato da tutti e tre i vangeli sinottici.
Il monte nella Bibbia rappresenta il luogo privilegiato dove Dio si manifesta.
È il luogo del silenzio. È lo spazio ideale per… pregare.

Ma che cosa vuol dire pregare?
Pregare è difficile. Non si può definire che cosa è la preghiera. Perché pregare non è recitare formule, ma è assumere uno stile di vita.
Quindi ognuno di noi deve “inventare” il suo modo di pregare.
Per la Bibbia pregare è innanzitutto “ascoltare”. «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!»

Ma in che modo Dio mi può parlare?
Soprattutto attraverso la sua Parola, la Scrittura. Infatti il racconto della trasfigurazione ci dice che Gesù ha accanto a sé Mose ed Elia. Due simboli che rappresentano tutta la Scrittura.
Per il Vangelo pregare vuol dire contemplare, interpretare la Parola.

E a che cosa serve pregare?
Pregare vuol dire imparare a “trasfigurare” la vita. A guardare la vita in modo diverso. A cogliere l’invisibile, l’indicibile, il mistero di tutto ciò che ci sta attorno.

Infatti che cosa dice ancora il racconto?
«Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto». Pregare trasforma. Cambia la vita.
Anche noi, come i discepoli, dobbiamo imparare a “trasfigurare” la nostra vita.
Pregare è imparare a diventare, ad “essere” ciò che si contempla. Come quando si ama si cerca di diventare ciò che si ama.
Proprio per questo è importante “allenare lo sguardo”, per intravvedere il divino, il positivo, che c’è attorno a noi.

Pensiamo a quante cose facciamo in un giorno. Quante persone incontriamo. Quanti fatti accadono. Sicuramente ognuno di noi ha fatto e fa continuamente piccole esperienze di “trasfigurazione”: è l’incontro con una persona speciale, un fatto che ti fa riflettere, una malattia o una morte che ti mette in crisi.
Posso vivere la mia giornata nell’indifferenza e nella banalità. Ma posso anche imparare a guardare tutto con lo stupore e la meraviglia di chi sa cogliere il divino nell’umano: la bellezza di una primula, la profondità di uno sguardo, il calore di un abbraccio.

Siamo passati dal dramma della Pandemia alla tragedia della guerra in Ucraina.
Sono già più di due milioni e mezzo le donne, i bambini e gli anziani che fuggono dal loro paese.
È bello vedere tutta l’Europa che, dopo anni di muri e di filo spinato, risponde alla violenza delle armi con l’accoglienza. Un piccolo segno, ma è il modo migliore per iniziare a “trasfigurare” un mondo di odio, in un mondo di pace.

Don Roberto Vinco
Domenica 13 marzo 2022

Pregare con i piedi camminando nella natura
«Il linguaggio della preghiera
non è fatto soltanto di parole e di silenzio,
è fatto anche di corpo, di sensi, di gesti».
Adriana Zarri, (1919 – 2010) teologa, eremita, scrittrice

 

 

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Don Roberto Vinco, docente di filosofia allo Studio Teologico San Zeno e all'Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona, è collaboratore nella parrocchia di Novaglie. roberto.vinco@tin.it

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