Connect with us

Hi, what are you looking for?

Lettere

Guerra in Ucraina, rivedere gli equilibri mondiali

La NATO dovrebbe rivedere molte delle sue prerogative ed evitare ingerenze verso aree geografiche e nazioni diverse da quelle che la compongono

Guerra in Ucraina

 Nel 1981 Aurelio Peccei, dirigente industriale (FIAT Argentina, Olivetti, fondatore nel 1968 del “Club di Roma”), studioso e ricercatore, scrisse un libro dal titolo Cento Pagine per l’Avvenire. Con quella pubblicazione Peccei affrontò anche la consistenza delle armi atomiche esistenti sulla terra negli anni Ottanta del secolo scorso.

Per rendere evidente la presenza reale e il potenziale pericolo rappresentato da un eventuale conflitto atomico usò un disegno simile ad una spirale, al centro della quale pose un piccolo puntino, da cui partivano 20 cerchi concentrici. 

Peccei spiegò che il puntino  (quasi invisibile) rappresentava la potenza distruttrice sviluppata dall’ordigno nucleare sganciato dagli Americani sulla città di Hiroscima, alle 8,30 del  6 agosto 1945, e che l’intera spirale rappresentava, invece, la potenza distruttrice delle testate nucleari presenti nel 1980 nel mondo, pari a un milione di volte superiore alla bomba atomica che distrusse la città giapponese.

Dal 1980 la potenza nucleare è aumentata di milioni di volte tanto che, se usata, è in grado di trasformare il nostro pianeta in una nuvola di polvere.

Per queste e altre ragioni la guerra di invasione in atto dal febbraio scorso in Ucraina, voluta dalla Federazione Russa, deve essere fermata a ogni costo. In primo luogo per recuperare le vittime civili e, soprattutto, per impedire che il conflitto possa assumere dimensioni non più controllabili delle forze in campo. 

In questo contesto le diplomazie internazionali, e in particolare l’Europa e gli stati dell’Eurasia, dovrebbero agire per far desistere l’ex Unione Sovietica dalla pretesa di voler esercitare la sovranità sulla Crimea, e nel contempo favorire e promuovere un rinnovato e necessario dialogo con l’Ucraina. 

Queste nazioni potranno in tal modo ricostruire all’interno dei loro confini i propri legittimi poteri ed essere in grado di realizzare, in autonoma, la gestione condivisa dei singoli territori, con forme di democrazia partecipata, senza pretese egemoniche verso gli altri stati, o pericolose tendenze ultranazionalistiche e pretese separatiste.

Questa guerra, purtroppo, ha già provocato un bagno di sangue e non ha risparmiato la popolazione civile. Ha distrutto irreparabilmente interi territori e strutture civili, comprese scuole e ospedali.

Ha colpito pesantemente e costretto le popolazioni a cercare scampo come profughi fuori dal proprio Paese. Ha isolato politicamente dal resto del mondo una grande area geografica, che in passato coincideva per il mondo con la ex “Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche”, centro indiscusso di comando e gestione delle forze appartenenti al “Trattato di amicizia, cooperazione e mutua assistenza”: il Patto di Varsavia. Un Patto venne poi sciolto per volontà di Polonia, Germania dell’Est, Ungheria, Cecoslovacchia, Romania, Bulgaria, Albania, in data 1 luglio 1991.

A tale proposito anche la NATO dovrebbe rivedere molte delle sue prerogative, ed evitare ingerenze verso aree geografiche e nazioni diverse da quelle che la compongono, oppure pretese di poter realizzare ulteriori basi navali, ad esempio nel Mar Nero.

La superiorità militare di uomini e mezzi (di terra, di aria, e di mare) della Federazione Russa, rispetto a quelli della Ucraina fa presagire esiti che vedranno probabilmente soccombere, a breve, lo stato aggredito.

Anche sotto il profilo delle strategie militari questa ipotesi confermerrebbe l’opportunità che le parti in conflitto convengano sulla scelta comune di arrivare rapidamente al “Cessate il Fuoco”, risparmiando in tal modo ingenti risorse da poter destinare agli aiuti per la ricostruzione dei territori e per il ritorno alla normalità.

Questa guerra, oltre a migliaia di morti, sta provocando un numero impressionante di profughi in fuga verso l’Europa, stimato in alcuni milioni di persone: in particolare anziani, donne e bambini che si aggiungeranno alle migliaia di altri profughi che da anni arrivano dal Mediterraneo e dalla Rotta Balcanica. 

Per queste ragioni occorre che gli stati democratici del “Mondo libero” si adoperino ed uniscano le forze per convincere Putin e la Russia a un’immediata cessazione della guerra, ponendo fine alle conseguenze sul piano economico e finanziario con danni ingenti per molti stati che potrebbero e far esplodere ulteriori rivalse o peggio  l’allargamento del conflitto.

Giuseppe Braga

Written By

Giuseppe Braga è nato a Verona il 12 giugno del 1943. Ha lavorato alle Officine e Fonderie Leopoldo Biasi di Verona. È stato dirigente e membro della segreteria FIMCISL di Verona; dirigente e Segretario generale Federchimici CISL di Verona; Segretario generale SICET CISL di Verona e Responsabile organizzativo Confederazione; consigliere di terza Circoscrizione in Borgo Milano. Durante l’attività sindacale ha ricoperto varie cariche. giuseppe.braga@gmail.com

1 Comment

1 Comment

  1. Enrico

    15/03/2022 at 12:29

    Tutto giusto. Bisognerebbe chiedersi anche dov’era l’Europa dei burocrati quando forze estremiste ucraine, disattendendo gli accordi ufficiali, perseguitavano le popolazioni filorusse di alcune regioni nel sud dell’Ucraina. E, pur condannando chiaramente l’attacco Russo e la guerra in tutte le sue forme, bisognerebbe chiedersi anche se è lecito per la Nato porre in atto una politica così pervasiva nella vita e nelle scelte dei liberi popoli dell’Europa e non solo.
    Si ricordi che il santo Vangelo insegna che “chi semina vento, raccoglie tempesta”.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Altri articoli

Advertisement