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Guerra e pacifismo, la necessità di un nuovo ordine mondiale

Il conflitto tra Russia e Ucraina ha rimesso in discussione gli incerti equilibri geopolitici mondiali e rappresenta un punto di svolta dove l’Europa è chiamata a svolgere un ruolo di spinta e mediazione

Guerra Ucraina Russia

La guerra scatenata dalla Russia in Ucraina, che rappresenta il maggiore conflitto bellico dopo la Seconda guerra mondiale, ha rotto un tabù che avevamo cancellato dal nostro orizzonte esistenziale, dopo che l’Europa ci aveva garantito oltre 70 anni di pace.

La scelta di Putin di aggredire consapevolmente Kiev, finalizzata a difendere il suo potere autocratico da possibili contaminazioni democratiche e occidentali, ha fatto risorgere in noi l’incubo e la paura nei confronti di un futuro che improvvisamente appare incerto e denso di pericoli.

Bruciate rapidamente le ipotesi sia di una guerra lampo che di una conclusione tramite un negoziato, oggi dobbiamo fare i conti con un conflitto destinato a proseguire per un certo tempo, determinando un immane massacro di uomini e di cose, e uno sconvolgimento dell’attuale ordine internazionale.

In questo preoccupante quadro sono tuttavia apparsi due aspetti positivi: il rilancio del pacifismo e la spinta alla solidarietà dei popoli occidentali nell’accoglienza ai profughi ucraini che fuggono dall’inferno del loro Paese.

Dopo un precedente periodo in tono minore, il pacifismo segna un rilevante e significativo rilancio, con livelli di partecipazione elevatissimi in un numero enorme di città e territori.

L’entità e vastità della mobilitazione, e la sua netta e radicale opposizione alla guerra di Putin, sottolineano in modo inequivocabile, grazie anche all’appello di Papa Francesco, come questo conflitto sia percepito come un oltraggio diretto a tutti noi, che va respinto e combattuto con un impegno comune.

Una netta scelta di campo che ha isolato l’aggressore russo e che ha determinato una impensata corsa alla solidarietà nei confronti dei milioni di profughi che, in condizioni umane drammatiche, arrivano nei Paesi europei.

Un’autentica pagina di civiltà che mette anche in evidenza la contraddizione con il diverso trattamento riservato ad altri migranti, che pure quasi sempre fuggono da guerre ma che hanno un diverso colore della pelle.

La forte ripresa del pacifismo rappresenta una cornice di mobilitazione profetica che favorisce e rafforza una cultura di pace necessaria all’avanzamento della politica in questa direzione.

Una spinta essenziale che diventa meno efficace quando vuole trasferire in scelta politica immediata le proprie indicazioni radicali, come nel caso del rifiuto all’invio di armi agli ucraini, vittime di un’aggressione unilaterale da parte di una soverchiante macchina bellica contro ogni regola del diritto internazionale.

Ora la prosecuzione della guerra può riservarci ulteriori e impreviste novità perché la piega che il conflitto può assumere potrebbe coinvolgere altri Paesi, anche dello stesso Occidente date le possibili conseguenze in un mondo connesso.

Per tutto questo, l’Europa non può rassegnarsi ad assistere impotente a questo immane conflitto, cercando soltanto di lenirne alcune conseguenze, ma deve contribuire a creare le condizioni per un ritorno a un vero negoziato capace di porre fine all’aggressione e costruire una mediazione accettabile.

Ciò che comunque appare fin d’ora chiaro è che questa guerra ha già rimesso in discussione gli incerti equilibri geopolitici del mondo ed è destinata a rappresentare un punto di svolta verso nuovi equilibri da costruire.

L’attuale contrapposizione tra democrazie liberali e regimi autoritari, che ha reso fragili gli equilibri odierni, è destinata a vivere una fase dove la competizione tra Usa e Cina potrà subire una evoluzione tutt’altro che lineare, come conseguenza della rottura provocata da Putin, la cui sorte suicida è già segnata.

La tragica realtà della pandemia e gli stessi sviluppi della guerra rendono più evidente l’unità del destino del mondo, per cui la costruzione di nuovi rapporti di cooperazione e di pace diventa una condizione indispensabile per un futuro più umano.

In quest’opera sarà in ogni caso necessario, come anche la realtà attuale dimostra, il ruolo di spinta e di mediazione dell’Europa come terzo polo tra i due principali contendenti portatore della salvaguardia dei diritti umani. Diventa perciò indispensabile il completamento del progetto federalista dell’Europa politica, come condizione per avere voce e strumenti in capitolo.

L’occasione della inevitabile trasformazione dei rapporti geopolitici, conseguente all’attuale guerra, deve essere colta fino in fondo perché una convergenza tra e nei Paesi come quella che stiamo sperimentando in questi giorni difficilmente potrà determinarsi in futuro.

La costruzione di un duraturo nuovo ordine mondiale richiederà probabilmente alcune nuove istituzioni internazionali corrispondenti ai nuovi equilibri e un nuovo ruolo di altre esistenti, come l’Onu, negli ultimi tempi ridimensionata.

Mi rendo conto che questo ragionamento si sposta verso gli ambiti dell’utopia, ma credo che la novità e la radicalità di quanto sta accadendo legittimi l’inoltrarsi in direzione di un pensiero non convenzionale, perché questo appare uno dei passaggi nel quale più facilmente diventa vero quanto abbiamo ripetuto spesso negli ultimi tempi: “Niente sarà come prima”.

Luigi Viviani

 

Written By

Luigi Viviani negli anni Ottanta è stato membro della segreteria generale della CISL, durante la segreteria di Pierre Carniti. Dopo aver fondato nel 1993 il movimento dei Cristiano Sociali insieme a Ermanno Gorrieri, Pierre Carniti ed altri esponenti politici, diviene senatore della Repubblica per due legislature. Nel corso della legislatura 1996-2001 è stato sottosegretario al Lavoro con il ministro Cesare Salvi; nella successiva, vicepresidente del gruppo dei Democratici di Sinistra al Senato. viviani.luigi@gmail.com

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