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Vangelo

È ritrovare se stessi il vero significato della Quaresima

Il silenzio, il digiuno e anche la penitenza possono aiutarci a conquistare una dimensione più semplice e umana

L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)
L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)

Dal Vangelo di Luca
In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”». Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.
Luca, 4,1-13

 Il grande scrittore Dostoevskij ha detto che questa pagina del Vangelo è la più grande pagina della storia umana. Perché costringe tutti gli uomini a fare una scelta.
È la contrapposizione tra la logica umana e la logica divina.

Con il “mercoledì delle ceneri” per i cristiani è iniziato il periodo della Quaresima. Sono i 40 giorni che ci separano dalla festa della Pasqua.
Per la Bibbia il 40 è un numero simbolico. Richiama i 40 anni di “esodo” del popolo ebraico nel deserto del Sinai. I 40 giorni di Gesù nel deserto.
Tutte le grandi religioni hanno dei momenti “forti”. I musulmani il mese del Ramadan. Gli ebrei la festa dello Yom kippur. I cristiani la Quaresima.

In passato la Quaresima era il tempo della penitenza, del digiuno, dei sacrifici. Non bisognava mangiare “carne”. Era tutta una visione negativa della vita.
Nella Bibbia invece, tutti i profeti, ribadiscono che Dio vuole “misericordia e non sacrifici”.
Gesù non ci dice: “Fate penitenza e seguitemi”. Dice invece: “Convertitevi e credete nel Vangelo”. Gesù ci propone uno stile di vita positivo, non negativo.

Nei primi secoli del cristianesimo il digiunare non era inteso come un sacrificio da fare, ma aveva uno scopo “ascetico”. Cioè era uno stile di vita per imparare a star bene con sé stessi. Interiormente, spiritualmente.
Oggi anche noi dobbiamo recuperare una pratica profetica della Quaresima. Non è un cammino di penitenza, ma un percorso di ricerca di una maggiore qualità della vita.

Tutti gli anni nella prima domenica di Quaresima la liturgia ci propone il racconto delle tentazioni di Gesù nel deserto.
Gesù rappresenta ognuno di noi.
Il “deserto” è una metafora della vita. Rappresenta le nostre fragilità. Il “demonio” non è una “persona” con le corna e la coda. Non è altro che l’immagine del “male” che fa parte della vita. Il demonio è il nostro egoismo, la violenza, le ingiustizie, le guerre.

Anche noi, come Gesù, siamo costantemente in conflitto con il male che c’è dentro di noi e attorno a noi.
Anche noi siamo continuamente “tentati”. Non è facile “scegliere”. Spesso è difficile prendere delle decisioni.

In questo contesto la Quaresima dovrebbe essere un tempo (kairòs) prezioso di umanizzazione.
Per noi oggi, vivere intensamente la Quaresima, vuol dire riscoprire il significato positivo delle parole deserto, digiuno, penitenza.
Allora fare esperienza del deserto, non è fuggire dal mondo, ma fermarsi, rallentare ritmo di vita, regalarci un po’ di tempo per noi stessi.

Il deserto è il “luogo” simbolico del silenzio. Quel “silenzio” che ti permette di “pensare”, di leggere, di meditare, di pregare.
Il deserto è spegnere la televisione. È liberarsi della schiavitù del telefonino.
Digiunare è imparare a vivere in modo più sobrio. E questo non per fare penitenza, ma per vivere meglio.

Regalarsi un po’ di silenzio, digiunare, è volersi bene. Perché è nel silenzio che possiamo gustare il piacere del pensare, del meditare.
Pensare significa prendere in mano la propria esistenza. Non lasciarsi vivere. Non lasciarsi trascinare dall’abitudine, dalle mode.
Non è un cammino facile ma anche noi possiamo lasciarci guidare dal soffio leggero e misterioso dello Spirito.

Don Roberto Vinco
Domenica 6 marzo 2022

Vivere è una continua scelta tra logica umana:
potere, guerra, morte, e logica divina: amore, pace, vita.
Fëdor Dostoevskij

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Don Roberto Vinco, docente di filosofia allo Studio Teologico San Zeno e all'Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona, è collaboratore nella parrocchia di Novaglie. roberto.vinco@tin.it

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