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Per battere il fascismo meglio la politica che l’ideologia

Verona rimane teatro di una violenza politica gratuita, resa più aggressiva dall’essere la destra al governo della città

Fascisti

Recentemente la nostra città è stata interessata da una nuova aggressione, da parte di alcuni aderenti al movimento di estrema destra Casapound, nei confronti di un cittadino che, mentre passava in piazza Santa Toscana a Veronetta, era intervenuto a difendere una donna che era stata attaccata da questo gruppo per aver strappato alcuni loro manifesti sulle foibe. Il generoso e ignaro cittadino è stato colpito da alcuni pugni al volto che lo hanno costretto al ricovero in ospedale con prognosi di 30 giorni per fratture multiple.

Una aggressione gratuita, com’è nel costume di questi violenti, che ha dato luogo ad una manifestazione di protesta, all’insegna dell’antifascismo militante, da parte del raggruppamento Verona Città Aperta che comprende Rifondazione comunista e altri gruppi dell’estrema sinistra, con la presenza di alcuni consiglieri comunali di centrosinistra.

Convocata all’insegna di “Liberiamoci dal fascismo”, la manifestazione ha visto la partecipazione di circa 300 persone con slogan, messaggi e manifesti anche con appesi a testa in giù, provocando una dura reazione di esponenti di Lega e FdI, che hanno giudicato il raduno “un’accozzaglia di provocatori” e alcuni manifesti “blasfemi e volgari” trasferendo tale giudizio nel dibattito elettorale per le prossime elezioni comunali, come carta di identità di un centrosinistra dalla doppia morale.

Se la strumentalità della polemica appare evidente, tra l’altro non accompagnata da alcun giudizio negativo sulla violenza perpetrata nei confronti di un cittadino innocente, ciò non ci dispensa da una riflessione sul carattere dell’antifascismo e sul modo corretto ed efficace di praticarlo nell’azione politica.

L’antifascismo rappresenta una pagina gloriosa della nostra storia, ci ha consentito di riscattare la nostra libertà che avevamo perduta e ci ha lasciato in eredità una Costituzione che rappresenta una sintesi magistrale tra politica e profezia.

Una rotta sicura per la vita della nostra Repubblica, che le ha permesso di superare positivamente, nella fedeltà ai valori di libertà e democrazia, tutti i passaggi più delicati e difficili della sua storia.

Non ringrazieremo mai abbastanza quella generazione di combattenti, partigiani e semplici cittadini, che hanno offerto la loro vita per garantirci un futuro di dignità e libertà. Ma sappiamo anche che tale eredità scarica sulle nostre spalle l’impegno e la responsabilità di dare concretezza ed efficacia a quel disegno di nuova società rivolto al futuro.

In tal senso il nostro antifascismo non può rappresentare soltanto la celebrazione della vittoria storica realizzata dai nostri padri, da usare come strumento polemico e distruttivo degli avversari politici che, in vario modo, si rifanno a una cultura e a una prassi derivate dal fascismo.

Deve piuttosto diventare un’attitudine culturale e un amore positivo verso la libertà, la democrazia e la pace che orientano e danno senso alle nostre scelte politiche quotidiane.

La realtà muta rapidamente e anche il fascismo sta conoscendo le sue varianti rispetto alla storia di ieri, anche se l’attitudine al sopruso e alla violenza nella politica permangono sotto diverse forme. Del resto, la stessa Giorgia Meloni dice ai suoi: “Basta fascisterie”, perché ha capito che sono incompatibili con la possibile partecipazione al governo del Paese.

Verona, purtroppo, rimane ancora teatro di queste espressioni di violenza politica gratuita, resa più aggressiva dall’essere la destra al governo della città.

Per questo il nostro antifascismo deve smettere il vestito dell’ideologia, che si limita a rivendicare la giusta posizione dell’antifascismo storico, per assumere quello della lotta politica contro tutti gli errori, i limiti, le arretratezze dell’attuale governo di destra della città. Solo se sapremo sconfiggerlo sul piano politico, anche la destra estrema sarà ricacciata indietro nelle manifestazioni violente.

Sul piano politico Verona, negli ultimi anni, ha collezionato una serie di sconfitte che hanno fatto arretrare la città sotto diversi aspetti: dalla perdita delle banche all’impoverimento e alla vulnerabilità del modello di sviluppo, dal ridimensionamento degli enti comunali partecipati, al lavoro precario e sottopagato con relativa fuga dei giovani, dalla chiusura sull’Europa e sui migranti all’assenza di idee e progetti sul futuro.

In sintesi, Verona si trova in difficoltà per non aver saputo realizzare le scelte politiche all’altezza delle sue possibilità. L’occasione delle prossime elezioni comunali dovrebbe essere, per il centrosinistra, l’occasione per rendere visibile una alternativa all’insegna di un antifascismo politico, giocato su un programma alternativo, capace di ridare una speranza concreta alla città. Ma riuscirà il centrosinistra nell’intento? Finora si è visto troppo poco.

Luigi Viviani

Written By

Luigi Viviani negli anni Ottanta è stato membro della segreteria generale della CISL, durante la segreteria di Pierre Carniti. Dopo aver fondato nel 1993 il movimento dei Cristiano Sociali insieme a Ermanno Gorrieri, Pierre Carniti ed altri esponenti politici, diviene senatore della Repubblica per due legislature. Nel corso della legislatura 1996-2001 è stato sottosegretario al Lavoro con il ministro Cesare Salvi; nella successiva, vicepresidente del gruppo dei Democratici di Sinistra al Senato. viviani.luigi@gmail.com

1 Comment

1 Comment

  1. Marcello Toffalini

    02/03/2022 at 11:12

    Concordo pienamente.

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