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Opinioni

Verona, giovani e lavoro, tra incertezza e precarietà

Penuria di idee e una classe dirigente non all’altezza penalizzano il territorio mentre andrebbero riqualificate le eccellenze puntando sull’innovazione

Lavoro

Il mercato del lavoro a Verona, in una fase di uscita dalla pandemia, presenta una certa ripresa, anche se appare largamente condizionato dai caratteri assunti dal sistema produttivo locale nel quale il terziario è divenuto il settore dominante, con effetti non proprio rassicuranti sull’occupazione.

Verona è una città invecchiata, i giovani sono pochi e in costante calo e la popolazione, anche se integrata da pochi immigrati più o meno irregolari, fa fatica a rimanere al livello del numero attuale.

Dal lato dell’occupazione preoccupa soprattutto la qualità del lavoro disponibile in rapporto alla professionalità e alle competenze dei lavoratori.

Durante la pandemia Verona, città a forte identità turistica in termini di crescita e di lavoro, assieme a Venezia ha subito le perdite maggiori tra le città del Veneto e oggi, nonostante la ripresa, si trova lontana dai livelli produttivi e di occupazione del 2019.

Il lavoro precario e stagionale rimane la forma più diffusa, anche se sono moderatamente cresciuti i lavori a tempo indeterminato, specie nei comparti dei servizi alla persona e della logistica.

Il lavoro e tempo determinato e stagionale riguarda in particolare l’agricoltura e l’edilizia e i contratti, in buona parte in somministrazione, variano da pochi giorni a tre mesi.

Le retribuzioni, pur variando in modo significativo tra i settori, sono tendenzialmente basse e in qualche caso al disotto della soglia di povertà.

Nel complesso, siamo in presenza di un mercato del lavoro che marginalizza i giovani, che dotati di una scolarizzazione media più elevata dei loro padri mantengono verso il lavoro un livello di aspettative che mal si concilia con la qualità dei posti disponibili.

Per effetto della innovazione tecnologica e digitale sono sorte nuove professioni che in parte hanno sostituito quelle vecchie, ma non è facile trovare lavoratori con le necessarie competenze. Nello stesso tempo permangono posti di lavoro di medio–bassa professionalità, senza prospettive di carriera, del tutto lontani dalle attese dei giovani.

C’è quindi uno squilibrio che rende il raggiungimento di un lavoro corrispondente alle aspettative un problema quasi insolubile, e questo riguarda soprattutto i giovani, come testimonia la perdurante loro fuga all’estero o in altre zone del Paese.

Credo che per realizzare una soluzione soddisfacente più che piccoli adeguamenti servano politiche strutturali idonee a cambiare in profondità la qualità della domanda e dell’offerta di lavoro.

La qualificazione del modello di sviluppo da un lato e la formazione e qualificazione dei lavoratori dall’altro, rimangono due impegni fondamentali per assicurare un diverso futuro a Verona.

Una migliore qualità della crescita del nostro territorio dipende dalla capacità di rivitalizzare il ruolo e l’efficienza dei diversi fattori produttivi. Dalla ulteriore qualificazione delle nostre eccellenze nell’agroalimentare (vino e cibo) al rilancio dell’industria, uscita ridimensionata dalle ultime crisi e ridotta ormai ad un prevalente ruolo di subfornitura, riqualificabile solo con maggior innovazione e una più coraggiosa classe imprenditoriale.

Da una valorizzazione del nostro patrimonio culturale come riferimento di un turismo di qualità, alla innovazione della sanità e dei servizi sociali per superare i limiti sperimentati nella pandemia e i ritardi di una gestione locale burocratica e senza prospettive.

Dal lato dell’offerta di lavoro c’è un grave ritardo da superare per ridare prospettive a un sistema formativo che rimane in buona parte sfasato rispetto alla domanda culturale della società e a quella professionale del mondo del lavoro.

Un grado di scolarizzazione nei vari livelli pari almeno alla media europea rimane il primo obiettivo quantitativo del sistema scolastico, a cui vanno aggiunte le scelte innovative di rapporto con l’università e il sistema delle imprese (orientamento, ITS, alternanza scuola-lavoro). Un modello completato da un sistema di formazione professionale integrato, capace di preparare i lavoratori a inserirsi con le necessarie competenze nei nuovi lavori.

Osservando serenamente la realtà veronese dobbiamo constatare che c’è un grande lavoro da fare per invertire il piano inclinato verso un sostanziale ridimensionamento.

Il PNRR, che poteva essere una grande occasione di ripresa finora è stato largamente trascurato e stiamo perdendo diverse opportunità di investimento innovativo che difficilmente potranno ripresentarsi.

L’ultima, in ordine di tempo, è il non aver partecipato all’utilizzo degli stanziamenti per la valorizzazione dei beni culturali, dove Verona ha diversi potenziali progetti che aspettano da anni.

Ebbene, sono stati finanziati 38 progetti di 16 Regioni diverse, e tra questi Venezia è riuscita a farsi finanziare due progetti sulla Basilica di San Marco (3,3 milioni) e sui Cortili delle Procuratie Nuove (4 milioni), Belluno sul Percorso Papa Luciani (1,8 milioni) e Mantova sulla Cattedrale di Sant’Andrea (1,6 milioni).

L’unico settore nel quale Verona ha acquisito alcuni importanti finanziamenti riguarda le infrastrutture, decise dalle FS, che testimoniano la vocazione relazionale del nostro territorio. Ma questa vocazione va onorata con scelte politiche conseguenti, ad esempio con scelte di collaborazione economico-produttiva con la Germania, che rappresenterebbe una grande opportunità di sviluppo di Verona e dell’Italia.

Ma cosa stiamo facendo in tal senso? Tutto ciò per dimostrare che il nostro limite maggiore è una disperante penuria di idee e di classe dirigente. Problema particolarmente grave perché non può essere risolto in breve tempo, mentre gli anni di questo decennio saranno decisivi per il nostro futuro.

Luigi Viviani

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Luigi Viviani negli anni Ottanta è stato membro della segreteria generale della CISL, durante la segreteria di Pierre Carniti. Dopo aver fondato nel 1993 il movimento dei Cristiano Sociali insieme a Ermanno Gorrieri, Pierre Carniti ed altri esponenti politici, diviene senatore della Repubblica per due legislature. Nel corso della legislatura 1996-2001 è stato sottosegretario al Lavoro con il ministro Cesare Salvi; nella successiva, vicepresidente del gruppo dei Democratici di Sinistra al Senato. viviani.luigi@gmail.com

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