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Regione Veneto, riproposta un’autonomia senza prospettive

Il tempo che servirà da oggi al 2026 per attuare il PNRR potrebbe anche essere il periodo utile per ridare ordine ai poteri e ai rapporti tra Comuni, Province e Città metropolitane

Luca Zaia al referendum del 22 ottobre 2017 per l'autonomia del Veneto
Luca Zaia al referendum del 22 ottobre 2017 per l'autonomia del Veneto

Dopo la sconfitta subita dal centrodestra con l’elezione del Presidente della Repubblica, la Regione Veneto, come se nel frattempo niente fosse accaduto, ha ripreso a sostenere l’obiettivo dell’autonomia regionale, da raggiungere nei tempi più brevi possibili.

Le dà una mano, con scarso realismo, la ministra per gli Affari regionali Mariastella Gelmini, alla quale si aggiunge il segretario della Lega Matteo Salvini che propone il traguardo dell’autonomia entro le fine della legislatura.

Una ripresa del problema ritornando tranquillamente al punto di partenza, tentando di oscurare la storia di questo processo di decentramento regionale e le relative responsabilità.

Dopo la  legge di riforma costituzionale del titolo V della Carta, e le successive modifiche che hanno semplificato e chiarito le funzioni da trasferire alle Regioni,  il governo Conte 1, con ministro agli affari regionali la leghista Erika Stefani, da sempre allieva di Luca Zaia, ha cercato di raggiungere il traguardo.

Nonostante il negoziato prevedesse gli interlocutori schierati dalla stessa parte del tavolo, non si è riusciti nell’intento, sia per la complessità oggettiva del processo, sia perché, superficialmente, si volevano realizzare forzature nel trasferire una quantità di funzioni e risorse tali da squilibrare l’intero assetto istituzionale.

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Tra l’altro, lo stesso Zaia si era preparato all’evento con la celebrazione di un referendum che, promettendo la luna nel pozzo, registrava, come sarebbe avvenuto in qualsiasi altra Regione, un consenso quasi plebiscitario dei cittadini veneti. Pur con lo smacco subito dai promotori per opera di loro stessi, di autonomia si è continuato a discutere senza apprezzabili iniziative concrete.

Tuttavia, nel frattempo si è deciso di intervenire sulle funzioni delle Province con la legge n. 56/2014 che ha ridotto pesantemente il loro ruolo, funzioni, risorse, e cambiato modalità di elezione.

L’esito di tale situazione, condizionata anche dalla grave crisi economica del 2008, è stato che l’intero sistema istituzionale ha subito un duplice processo di centralizzazione verso lo Stato e verso le Regioni.

L’avvento della pandemia ha rappresentato una particolare prova dei rapporti Stato-Regioni in un contesto eccezionale di emergenza sanitaria, tra l’altro previsto dalla stessa Costituzione.

Alla luce dei due anni di questa esperienza dobbiamo concludere che il rapporto Stato-Regioni non solo non ha correttamente funzionato in termini di cooperazione responsabile sotto l’autorità prevalente dello Stato centrale, ma si è dimostrato spesso uno dei problemi che hanno complicato la coerenza e la rapidità delle decisioni di lotta al Covid.

Le singole Regioni hanno spesso proposto, e talvolta assunto, decisioni in dissenso dal Governo e hanno avviato nei fatti un confronto permanente con l’esecutivo, spesso condizionato da proposte e scelte corporative o di minor responsabilità.

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Inoltre, fatto ancora più grave, talvolta gruppi di Regioni hanno assunto posizioni critiche nei confronti del governo, sulla base della comune maggioranza politica, contraddicendo frontalmente la loro identità di istituzioni rappresentative di tutti i cittadini.

Il risultato è stato la crescita di una conflittualità endemica, intervallata da momenti di intesa che hanno reso la strategia di contrasto al Covid 19 incerta e talvolta contraddittoria rendendo più difficile il raggiungimento degli obiettivi necessari.

Nel frattempo, la Regione Veneto, sulla base di un puro assunto ideologico, e rifacendosi al risultato scontato del referendum, ha continuato a rivendicare la realizzazione dell’autonomia per evidenti motivi propagandistici, tanto che la riproposizione attuale appare dettata essenzialmente dalla necessità di tenere aperto il problema.

Lo stato attuale del nostro Parlamento, impegnato contestualmente sui fronti dell’emergenza, si spera conclusiva,  della pandemia, dell’aumentò dei prezzi e dell’inflazione, e della realizzazione del PNRR, appare scarsamente disponibile ad una affrettata introduzione della complessa riforma dell’autonomia regionale.

Ciononostante, credo che “la Repubblica delle autonomie”, com’è prevista dalla nostra Costituzione, rimanga un obiettivo da perseguire per realizzare una nuova sintesi tra unità dello Stato e autonomia delle Regioni e degli enti locali, come fattore di democrazia sostanziale. Vincendo le tentazioni di centralizzazione dello Stato e di autarchia degli enti locali, con un assetto equilibrato nell’esercizio delle funzioni e nell’uso delle risorse.

Il tempo da qui al 2026 per l’attuazione del PNRR potrebbe essere il periodo utile per realizzare una autonomia regionale opportunamente ripensata, e per ridare ordine ai poteri e ai rapporti tra Comuni, Province e Città metropolitane.

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Una iniziativa utile in tal senso possono essere i risultati della Commissione Pajno, istituita dal ministero dell’Interno che ha elaborato un testo di delega al governo per l’adozione di una Carta delle Autonomie.

La condizione irrinunciabile rimane che una riforma dell’autonomia regionale differenziata va affrontata nell’ambito di una ristrutturazione dell’intero sistema istituzionale ripensato in termini di sussidiarietà e di integrazione collaborativa, lontano dalle promesse demagogiche e propagandistiche, che inevitabilmente porterebbero a una ennesima sconfitta. 

Luigi Viviani

Written By

Luigi Viviani negli anni Ottanta è stato membro della segreteria generale della CISL, durante la segreteria di Pierre Carniti. Dopo aver fondato nel 1993 il movimento dei Cristiano Sociali insieme a Ermanno Gorrieri, Pierre Carniti ed altri esponenti politici, diviene senatore della Repubblica per due legislature. Nel corso della legislatura 1996-2001 è stato sottosegretario al Lavoro con il ministro Cesare Salvi; nella successiva, vicepresidente del gruppo dei Democratici di Sinistra al Senato. viviani.luigi@gmail.com

1 Comment

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  1. Maurizio Danzi

    21/02/2022 at 12:01

    Al Referendum non ho votato. Non capivo perché dovevo contribuire alla futura campagna elettorale di Zaia. La cortina fumogena alzata da lui e dai suoi amici non accenna a diradarsi. Qualche benpensante di qualche tele privata, dove al posto di dibattiti si consumano riti tribali, si è preso l’impegno di contare ogni giorno che passa. Bene, resterà memoria dell’insensatezza del gesto. Ora Zaia ha detto che ormai siamo prossimi, se si danno una mossa anche prima. L’Autonomia zaiana, dice è all’orizzonte. Orizzonte: luogo dei punti del piano che si allontana mano a mano che ci si avvicina.

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