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Interviste

La proposta per Verona città aperta è nelle mani di Tommasi

INTERVISTA – Jessica Cugini sta lavorando al programma della coalizione di Centrosinistra per le Amministrative 2022: «Priorità per la città è espandere la cultura dei diritti e il Comune deve dare il buon esempio»

Jessica Cugini
Jessica Cugini

INTERVISTAJessica Cugini coordina il gruppo Verona città aperta, uno degli undici tavoli di lavoro della coalizione di centrosinistra per le amministrative 2022 guidata dal candidato sindaco Damiano Tommasi.

– Cugini, a che punto siamo con i lavori degli undici tavoli da cui dovrebbe nascere il programma elettorale della coalizione di centrosinistra?

Cugini. «Tutti i tavoli chiuderanno i lavori entro metà febbraio, qualcuno ha già consegnato il documento finale di sintesi voluto da Tommasi, noi lo consegneremo in questi giorni. Poi ci sarà un momento in cui i documenti verranno presentati alla città: rimangono da definire solo le modalità».

– Ci parli del suo Tavolo di lavoro

Cugini. «Il mio tavolo si occupa di diritti civili e sociali, uno dei gruppi meno problematici perché su questi temi il centrosinistra è allineato. È organizzato in 4 settori tematici che si occupano rispettivamente di Lgbtq+, disabilità, pari opportunità e migranti.

I membri del gruppo sono espressione dei movimenti e partiti della coalizione, tranne Niki Leonetti, voluto fortemente da Damiano Tommasi. Ci incontriamo online, ma a differenza di altri tavoli ci siamo dati il metodo politico dell’ascolto».

– Ci spieghi questo metodo.

Cugini. «Ogni settore tematico incontra vari rappresentanti del territorio, dai sindacati alle associazioni come Pianeta Milk o Circolo Pink per poter poi stilare un documento finale di 3 pagine da consegnare a Damiano Tommasi.

Abbiamo deciso di usare un linguaggio adeguato, sul quale verrà prodotto anche un documento ad hoc che potrà poi diventare un vademecum del Comune per l’uso di un linguaggio rispettoso di genere».

– Quali sono le priorità per Verona?

Cugini. «L’obiettivo è quello di espandere la cultura dei diritti. Ad esempio, quando si parla di stranieri, vengono subito alla mente i richiedenti asilo, perché forse sono i più visibili in città e la politica si è occupata soprattutto di loro.

Ma più di 39mila migranti risiedono a Verona stabilmente senza fare notizia. La maggioranza sono donne dell’est che si occupano di lavori di cura. Lo stesso vale per 25 mila persone occupate come manodopera straniera nelle campagne del veronese, per lo più rumeni e marocchini».

– Oltre ai migranti, chi sono gli altri invisibili?

Cugini. «Abbiamo avuto incontri con le realtà Lgtbq+ della città, delle cui attività non si parla. Eppure nel 2021 hanno avuto 253 contatti di ragazzi e famiglie che avevano bisogno di supporto. Al 20 gennaio questi contatti sono già 37 (dato Associazione Milk).

Ci sono insomma realtà del territorio che suppliscono il welfare che dovrebbero essere statale, con dei servizi sociali che si dovrebbero occupare di discriminazioni di genere e di orientamento sessuale con un ufficio dedicato all’interno del Comune».

Jessica Cugini

Jessica Cugini

– Il sociale è molto legato anche alle politiche culturali: che idea si è fatta?

Cugini. «Il Comune dovrebbe essere capofila e dare il buon esempio – come con il progetto Ecco a Bologna – collegando l’Ufficio Pari Opportunità all’Ufficio Istruzione e organizzando incontri e attività anche nella scuola. Poi, c’è un lavoro da fare sul linguaggio, che di per sé costruisce la realtà: se una donna diventa assessore, si deve chiamare assessora».

– A proposito di comunicazione, che cosa pensa della campagna elettorale?

Cugini. «Efficiente è una campagna che restituisce la voce a tutti. La stampa spesso riporta le notizie senza dare risalto ai veri protagonisti del temi. Noi vogliamo coinvolgere tutte le realtà che sono rimaste ai margini, per dare loro voce».

– Spesso le persone “senza voce” che lei descrive non sono interessanti per i politici, anche  perché alcune non votano…

Cugini. «La Consulta degli immigrati – cancellata da Flavio Tosi – è un organo propositivo e di ascolto che può portare uno sguardo nella vita dei quartieri di Verona. Bisogna dare ai migranti la possibilità di imparare la lingua e di accedere ai servizi nella loro lingua, come ad esempio nel percorso scolastico che riguarda i figli.

Con Tommasi ci siamo detti che “politica è sortirne insieme”, come diceva Don Milani. Se vuoi fare il sindaco, devi essere il sindaco di tutte e tutti».

– Con quali progetti?

Cugini. «Ad esempio, abbiamo discusso la possibilità di avere le scuole aperte oltre le 16 per trasformarle in comunità educanti, con corsi di lingua o teatro e gli anziani coinvolti nelle attività. È un progetto pensato anche per supplire alle difficoltà di donne e famiglie che lavorano tutto il giorno e non accedono a babysitting.

E poi dobbiamo pensare ai ragazzi, che in questi ultimi due anni hanno dovuto rinunciare a sport, cinema e luoghi di aggregazione: dobbiamo offrire loro la possibilità di incontrarsi per dare una risposta alla carenza relazionale, oltre che alla povertà educativa».

Che idea si è fatta dei grandi temi di Verona: Aeroporto, Fiera, Fondazione Arena?

Cugini. «Di economia ne so veramente poco, aspetto di vedere che cosa produrranno gli altri tavoli. Ma so cosa ci dovrebbe essere nei quartieri: la posta, la banca, i servizi per chi ci vive… Di sicuro è necessario monitorare per definire i bisogni, e anche la scelta della destinazione dei fondi del PNRR deve avvenire in base a questo criterio.

Non vorrei, ad esempio, che i fondi del PNRR destinati alla cerimonia di apertura delle paralimpiadi in Arena fossero utilizzati per rendere accessibile il perimetro della zona interessata, dimenticando quanto accade fuori dalla “vetrina”. È necessario un progetto più ampio che lavori sulle barriere mentali, oltre che fisiche».

– Come valuta l’esperienza dei tavoli di lavoro della coalizione di centrosinistra?

Cugini. «Ai tavoli partecipano persone con conoscenze specifiche, e non era scontato. Questo è il vero “laboratorio Verona” fatto di competenze. Una fabbrica del programma politico di DamianoTommasi».

Annalisa Mancini

Written By

Annalisa Mancini è nata il 25 dicembre 1979, frequenta l’istituto tecnico per corrispondenti in lingue estere. Dal lago di Garda, dove vive fino al 1998, si trasferisce prima a Trieste per gli studi in Scienze Politiche e poi a Berlino. Completa il suo sguardo sul mondo viaggiando, leggendo e scrivendo, è interessata soprattutto al giornalismo d’inchiesta, alla politica nazionale e internazionale e alle questioni ambientali. Tornata a Verona, fonda una sezione di Legambiente e lavora anche come editor e correttrice di bozze. Ha collaborato con Il Piccolo di Trieste, ilveronese.it, ilgardesano.it, Il Corriere del Garda, Radio Garda FM, RuotaLibera di FIAB, corriereditalia.de. mancini.press@gmail.com

1 Comment

1 Comment

  1. Maurizio Danzi

    08/02/2022 at 17:38

    Solo una nota a margine: “Efficiente è una campagna che restituisce la voce a tutti. Efficace è quella politica che quella voce ascolta”.
    Buon cammino.

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