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Interviste

Politica, imprenditori e sindacato insieme per il progetto Verona

INTERVISTA – Stefano Facci, Cgil: «Al prossimo sindaco chiediamo di lavorare insieme per un modello di sviluppo lungimirante, che non può basarsi solo su alberghi e ristoranti. E poi un’attenzione particolare alle questioni sociali, visto l’aumento delle disuguaglianze»

Stefano Facci

INTERVISTA Stefano Facci, segretario generale Cgil Verona, sottolinea la mancanza di un modello di sviluppo all’avanguardia nell’amministrazione cittadina e lo pone come punto cardine su cui costruire il dibattito tra politica, imprenditori e sindacato in vista delle elezioni amministrative 2022, insieme all’attenzione per le disuguaglianze sociali.

– Facci, quali sono i vostri rapporti con la politica locale?

Facci. «La Cgil è autonoma rispetto ai quadri politici, ma è nostro interesse interagire con loro. Infatti intratteniamo una serie di rapporti con il Comune di Verona per confrontarci sulle linee di intervento che riguardano la città».

– Come si sono articolati con l’amministrazione Sboarina?

Facci. «Abbiamo avuto modo di interloquire con il sindaco e gli assessori, seppure a volte non condividendo la stessa visione: a nostro avviso nel bilancio di previsione dello scorso anno le risorse andavano orientate anche sul sociale, e non solo sulle necessità immediate che riguardano Fiera e l’Aeroporto. I confronti ci sono sempre stati, ma dovevano essere più approfonditi per appianare alcune criticità».

– Per esempio?

Facci. «Le questioni legate a Fondazione Arena, Agec e Istituto Assistenza Anziani (IAA). Ma, più in generale, penso alla deindustrializzazione di Cardi e del termomeccanico, che ha causato la perdita di migliaia di posti di lavoro già ai tempi del sindaco Tosi, e alla problematica del traffico urbano. La politica, assieme agli imprenditori, dovrebbe spingere per un’innovazione tecnologica che garantisca a Verona una svolta».

Cosa richiede alla prossima amministrazione?

Facci. «Un modello di sviluppo lungimirante, che non può basarsi solo su alberghi e ristoranti, e un’attenzione particolare alle questioni sociali, visto l’aumento delle disuguaglianze. Occorre una Verona proiettata nel futuro e in grado di produrre una  redistribuzione del reddito, per questo intendiamo formulare un documento unico con Cisl e Uil da presentare ai candidati sindaco».

A che punto siete la stesura di questo documento?

Facci. «Siamo ancora alle bozze. Il comparto dei pensionati ha già lavorato al punto che riguarda il sociale e il sanitario, ora attendiamo il contributo delle altre categorie, in particolare dei settori trasporti e costruzioni, sui quali la prossima amministrazione sarà chiamata a dare risposte importanti usufruendo delle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR)».

– Siete già stati interpellati dai candidati sindaco?

Facci. «Per il momento no, penso che dovremo essere noi a contattare loro. Oltre al documento unitario, l’idea è quella di organizzare un evento per stimolarli con proposte concrete».

– Come valutate la candidatura di Tommasi?

Facci. «Una coalizione di centrosinistra così ampia con referente Tommasi, opposta al centrodestra, favorisce una visione più completa di Verona e dibattiti più esaustivi: è proprio in questa discussione che noi vogliamo inserirci, non per scegliere un candidato, ma per dare a tutti il nostro contributo».

– Quali sono invece le vostre priorità come Cgil per affrontare gli strascichi che la pandemia sta lasciando?

Facci. «Innanzitutto bisogna uscirne, perciò è necessario l’obbligo vaccinale. Poi occorre sfruttare la crisi per non tornare dov’eravamo prima. Quindi la priorità è agevolare la creazione di posti di lavoro di qualità, che portino il lavoratore a realizzarsi. Tutto questo però non può prescindere da una maggiore sicurezza: l’applicazione dei protocolli deve essere più rigorosa, visto l’elevato numero di infortuni, a volte anche mortali».

– Ad ottobre 2021 c’è stato l’assalto alla Cgil di Roma da parte di forze neofasciste. A Verona avete mai percepito un clima ostile?

Facci. «Nello stesso periodo qualche episodio allarmante ci ha toccato in prima persona: alcuni gruppi di estrema destra veronese si sono presentati davanti alla sede della Cgil con uno striscione, scattando foto per i social. Evidentemente anche qui qualcuno pensa che un’organizzazione democratica come il sindacato possa essere un ostacolo per i propri intenti. Ma Verona non è solo questo, è anche una fucina dell’associazionismo e della solidarietà, che deve mobilitarsi contro certi atteggiamenti: per questo abbiamo contribuito ad organizzare la presentazione del libro di Paolo Berizzi».

– Avete sentito la vicinanza della politica veronese in relazione a questi episodi?

Facci. «Dopo l’assalto di Roma sì: ho ricevuto un messaggio da Sboarina, che ha espresso la sua solidarietà, come hanno fatto tanti altri. Per quanto riguarda gli episodi di Verona no, ma si tratta di avvenimenti che non abbiamo attenzionato a nessuno, a parte alla Digos che non ha ravvisato nessun reato. L’intento intimidatorio comunque rimane».

Gregorio Maroso

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Gregorio Maroso, veronese, laureato in Filosofia all'Università di Verona e studente in Editoria e Giornalismo nello stesso ateneo. Da sempre si interroga sulla vita e spera che indagare e raccontare i suoi aspetti nascosti possa fornirgli le risposte che cerca. gregoriomaroso@gmail.com

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