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Cattolici e politica a Verona, meno ideologia più testimonianza

Una vocazione da vivere e testimoniare promuovendo un clima di pluralismo e dialogo intorno a tre assi portanti: laicità, Costituzione, Europa

Barbiana, don Lorenzo Milani
Don Lorenzo Milani alla scuola di Barbiana

La candidatura di Damiano Tommasi a sindaco di Verona ha aperto la discussione sul ruolo attuale dei cattolici in politica nella città. Tuttavia, non si tratta di un dibattito per sollecitare un loro presenza più incisiva, ma nasce da una contestazione di alcuni cattolici del centrodestra e della destra estrema nei confronti di Tommasi, pure cattolico ma, in quanto candidato con il centrosinistra, esprimerebbe incerti principi cristiani.

Per impostare un discorso minimamente aderente alla realtà, è bene partire dalla condizione attuale di Verona che rimane il cantiere sul quale misurare il ruolo dei diversi attori politici, compresi quelli cattolici.

A mio avviso, la Verona di oggi vive una fase di crisi e di incertezza sul futuro che la sta portando a ridimensionare, se non a distruggere alcuni fattori di crescita nati nei decenni successivi alla ricostruzione post-bellica.

Quella fase di intenso sviluppo fu il frutto dell’impegno della classe dirigente del tempo, in gran parte cattolica, mentre il declino attuale vede pure la partecipazione di politici cattolici al governo locale di centrodestra, quasi sempre in posizione subalterna, il cui apporto si concretizza – tranne qualche rara eccezione che conferma la regola – più nella polemica politica  di difesa ideologica astratta di alcuni principi cristiani, anche con posizioni anti conciliari,  che nell’apporto costruttivo e di merito per la soluzione dei problemi. Con la contropartita di poter accedere ad alcuni posti di potere che si rendono disponibili.

L’esito complessivo è che la città risulta priva di idee circa il suo futuro e in evidente ritardo nelle diverse direttrici dell’innovazione, con un modello di sviluppo incentrato su un terziario economicamente povero, con un lavoro in gran parte precario e dequalificato, con un aumento della povertà e delle disuguaglianze, e con la fuga di tanti giovani.

Una città chiusa al confronto, di orientamento euroscettico, che sta progressivamente perdendo alcune importanti realizzazioni del passato.

Osservata dal punto di vista del ruolo dei cattolici, tenendo presente che anche nel centrosinistra il loro impegno mediamente non brilla molto, dobbiamo concludere che l’azione politica prevalente dei cattolici locali, da oggettiva frontiera avanzata nella società, sta regredendo ad appartenenze formali, che spesso si esprimono con una insufficiente coerenza e testimonianza dei valori nei quali si professa di credere.

In tal modo la politica, considerata dal Papa Paolo VI “la forma più esigente di carità” corre il rischio di diventare, contrariamente a stagioni passate, un ambito tra i più arretrati di presenza dei cattolici nella vita sociale.

Le cause di tale arretratezza sono diverse, e tra queste mantiene un certo peso l’atteggiamento contraddittorio della Chiesa locale nei confronti della politica.

Da un lato il vescovo pone come punto fisso della sua azione pastorale un rapporto di collaborazione con sindaco, per cui non c’è iniziativa pubblica promossa dalla Chiesa veronese che non veda la partecipazione del sindaco. Valga per tutte l’ultimo dibattito sul Sinodo, nel quale il sindaco ha preso la parola in quanto tale, e non da semplice fedele. 

Questa microintesa tra “trono” e altare, crea un clima di collaborazione pregiudiziale che può avere qualche vantaggio, ma certamente ha dei precisi prezzi da pagare.

Oltre a schierare pregiudizialmente la Chiesa a fianco dell’amministrazione comunale, con tutte le ovvie conseguenze, il rapporto vescovo-città risulta condizionato, al punto che da noi, a differenza di quanto avviene altrove, mancano quelle lettere-messaggio alla città che, nel rigoroso rispetto della laicità, ne indicano e ravvivano l’anima in occasione di importanti passaggi della sua vita.

A questo limite si aggiungono altri aspetti contraddittori. Lo stesso vescovo ha in passato invitato i parroci a non inserire politici nei consigli pastorali parrocchiali per evitare il pericolo di propaganda, e la stessa Scuola di formazione all’ Impegno sociale e politico (SFISP), incentrata sulla Dottrina sociale cristiana, rivolta ai giovani che intendono impegnarsi in questo campo, non sembra aver cambiato gran ché dell’attuale quadro deludente.

La SFISP funziona da oltre vent’anni, e spesso si riscontra dai partecipanti che la Dottrina sociale viene ostentata come rigida e divisiva, e non come orizzonte di valori sui quali giocare, con le necessarie mediazioni rispetto alla realtà, la propria militanza politica.

Alla luce di tale realtà credo sarebbe opportuno realizzare un aggiornamento di questa positiva iniziativa, puntando più direttamente alla formazione di una classe dirigente, culturalmente e moralmente all’altezza dei problemi da risolvere, di cui Verona ha estremo bisogno.

Una nuova generazione di cattolici che, abbandonata definitivamente l’antistorica prospettiva di ricostituire un partito di diretta ispirazione cristiana, scelgano, con determinazione e responsabilità, la vocazione politica, come via maestra per organizzare e realizzare quella speranza escatologica di cui sono portatori.

Una vocazione da vivere e testimoniare nel cuore del sistema politico, promuovendo un corretto clima di pluralismo e dialogo intorno ai tre assi sui quali si giocherà la politica del futuro: laicità, Costituzione, Europa.

Nel campo formativo puntare in alto non si sbaglia mai, e la Chiesa dovrebbe considerarli figli impegnati in prima linea, ai quali dedicare tutta l’attenzione e l’amore necessari.

Luigi Viviani

Written By

Luigi Viviani negli anni Ottanta è stato membro della segreteria generale della CISL, durante la segreteria di Pierre Carniti. Dopo aver fondato nel 1993 il movimento dei Cristiano Sociali insieme a Ermanno Gorrieri, Pierre Carniti ed altri esponenti politici, diviene senatore della Repubblica per due legislature. Nel corso della legislatura 1996-2001 è stato sottosegretario al Lavoro con il ministro Cesare Salvi; nella successiva, vicepresidente del gruppo dei Democratici di Sinistra al Senato. viviani.luigi@gmail.com

2 Comments

2 Comments

  1. Marcello Toffalini

    02/02/2022 at 16:02

    Bene Viviani, ci siamo finalmente. Resta da stabilire “che fare”.

  2. Maurizio Danzi

    02/02/2022 at 12:13

    Nel corso del tempo ho svolto attività politica a più livelli e con modalità diverse. Mi sono sempre ritrovato spesso con amici e compagni la gran parte atei o agnostici. Molto rispettosi della mia Fede. Ci si confrontava in una società laica e spesso cristianizzata. Non ho mai scelto di vivere sotto una campana protettiva. Sono cresciuto in una comunità religiosa, quindi non sono proprio digiuno di cultura religiosa. La mia preghiera quotidiana sono i salmi.
    Ho potuto, sotto la guida di sacerdoti amici, maturare una fede consapevole che posso sintetizzare in una espressione del teologo protestante Dietrich Bhonhofer: Etsi Deus non daretur (Come se Dio non esistesse).
    La modalità attuale che riguarda il Cattolicesimo è destinata, come per le altre religioni, a passare. Ma rimarrà la Fede nel Cristo crocifisso e risorto. La dottrina sociale della Chiesa può essere uno strumento, uno dei tanti nello scorrere della storia. L’amore di Dio e del Fratello sono la chiave interpretativa del mio esistere. Non altro.

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