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Vangelo

I segni della presenza di Dio li troviamo tra la gente comune

Cosa vuol dire essere profeti oggi? Spesso vuol dire andare contro corrente e perciò rischiare di non essere capiti e dover pagare di persona

L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)
L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)

Dal Vangelo di Luca
In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro». All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino. Luca 4,21-30.

Perché il ritorno di Gesù nel suo paese di Nazareth suscita inizialmente stupore e poi invece cercano addirittura di eliminarlo?
Forse una delle chiavi per capire questa reazione sta nella frase: «Non è costui il figlio di Giuseppe»?

È facile appassionarsi ai profeti “lontani” (papa Giovanni, Turoldo, don Milani). È difficile accettare il profeta della porta accanto. Anche oggi c’è sempre il pericolo di andare a cercare le profezie… fuori casa.
Il vangelo invece, ci dice che i profeti, i segni della presenza di Dio, li troviamo “tra i figli di Giuseppe”, tra la gente “comune”, tra le persone semplici. È difficile renderci conto che possiamo sempre imparare da tutti.

Forse anche noi spesso pensiamo come i compaesani di Gesù: «Fai anche da noi i miracoli di Cafarnao». Non cercavano Dio, ma i miracoli. Alle parole e alle testimonianze dei profeti preferivano i prodigi, i segni straordinari, le apparizioni, le guarigioni.

Gesù vuole aiutarli a crescere in “umanità” e a liberarsi da una religiosità falsa e ipocrita. Parla di un Dio che è Padre di tutti i popoli, che perdona, che non castiga.
Loro invece non accettano di mettere in discussione le loro certezze, la loro immagine di Dio, le loro tradizioni, i loro privilegi.

Non sanno ascoltare e non sono disposti a cambiare mentalità. Anzi reagiscono violentemente: « si riempirono di sdegno, e lo condussero sul monte, per gettarlo giù».

Ma i profeti non si lasciano mai intimorire. Non si rassegnano. Continuano per la loro strada. Infatti anche Gesù: «passando in mezzo a loro si mise in cammino».
L’evangelista Luca con questa bella immagine ci presenta il Gesù “profeta” come il “Cristo risorto” che continua il suo cammino… nelle periferie, fuori dalle città, fuori dalle chiese, fuori dai dogmi.
Se vuoi diventare mio discepolo, ci dice Gesù, anche tu sei chiamato ad essere profeta.

Ma che cosa vuol dire essere profeti oggi? Spesso vuol dire andare contro corrente e perciò rischiare di non essere capito e dover pagare di persona.

Se oggi dici che bisogna accogliere gli stranieri, c’è pronto subito uno che ti dice “pòrtateli a casa tua”. Se dici che sei per la nonviolenza, al massimo ti dicono che sei un buonista o un povero illuso.

Anche oggi essere profeti non è facile. Ma abbiamo tanto bisogno di profezia.
Di fronte ai tanti problemi che ogni giorno ci coinvolgono c’è il pericolo di sentirci impotenti, di rassegnarci, di tirare i remi in barca, di dire:  ma io che cosa ci posso fare?

Forse dobbiamo cercare semplicemente di “essere umani”. Questo è il vero grande miracolo dei profeti di oggi.

Don Roberto Vinco
Domenica 30 gennaio 2022

Fermiamoci un istante, diamoci il tempo
di osservare qualcosa di bello

«La bellezza ci salverà, e ci salva tuttora,
dal mostro della disperazione.
In ogni istante di sconforto, fermiamoci.
Possiamo trovare intorno a noi il bello,
nelle persone che ci circondano, nei colori di un quadro,
sul volto di un bambino sorridente,
nelle montagne luminose che ci circondano,
guardando il sole che si posa tingendo di rosso la città,
o in un’alba che risveglia le tinte di un cielo rosato».

Agnes Heller, filosofa ungherese

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Don Roberto Vinco, docente di filosofia allo Studio Teologico San Zeno e all'Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona, è collaboratore nella parrocchia di Novaglie. roberto.vinco@tin.it

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