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Opinioni

Tommasi, rifondare la politica con il gioco di squadra

Il candidato per l’area progressista alle prossime amministrative è sostenuto da uno schieramento di ampiezza inedita per Verona, con chance che non ci sono mai state negli ultimi 15 anni

Municipio di Verona
Palazzo Barbieri, Verona

Nell’articolo pubblicato da Verona InTommasi, la corazzata Potëmkin e l’insalata russa di Lorenzetto”  Paolo Ricci fa capire che la scelta di Tommasi come candidato sindaco di Verona per il centrosinistra non gli piace, tanto da spingere a domandare: non siete proprio riusciti a trovare qualcun altro?

Perché qualcun altro? Chi si sarebbe preferito? Chi poteva essere la lei o il lui che avrebbe potuto meglio concentrare su di sé caratteristiche considerate cogenti per rappresentare un miglior candidato? E quali sono queste caratteristiche?

La scelta di Tommasi è una scelta consapevole, esplicita, valutata, voluta, condivisa dalle forze politiche proprio nel merito e nel metodo. Tommasi, si è cercato, non altri.
Perché “qualcun altro” sarebbe meglio emerso da una competizione interna delle forze progressiste? Per trovarci poi a tuonare col senno del poi che le forze progressiste, a causa della loro competizione, hanno nuovamente perso il treno per Palazzo Barbieri?

Personalmente mi trovo ad apprezzare una volontà e un processo politici che finalmente, prima volta dopo decenni, hanno travalicato i confini dei gruppi consiliari e delle sedi dei partiti (e non è stato un percorso lineare, facile, indolore) e si sono coagulati nel sostegno ad una figura unitaria di pregio.

Faccio fatica a capire perché si evochi un “Draghi in miniatura”, visto che rappresenta proprio il deus ex machina esterno alle forze che invece si vorrebbe vedere scannarsi alla ricerca di un loro “campione”, e visto che si biasima la “dinamica nota“ che l’ha portato a Palazzo Chigi.

Ammesso e non concesso che servisse “un Draghi in miniatura”, quali caratteristiche diverse avrebbe dovuto avere? E se invece assumessimo che magari per qualcuno Tommasi rappresenta davvero “un Draghi in miniatura”, quali caratteristiche gli mancano? Abitare a Verona (sta a 12km da piazza Bra)? Un cursus honorum nella politica? Incarichi accademici di prestigio? Profilo autorevole nei salotti buoni? Corrispondono in tutto o in parte alle caratteristiche degli ultimi 4 sindaci di Verona, siamo contenti dei risultati?

Il fronte progressista ha individuato in Damiano Tommasi una figura che, insieme a portare avanti i contenuti programmatici che si stanno delineando, può realizzare più della semplice somma delle “doti” che le forze progressiste a Verona possono portare ad un candidato sindaco. Per le sue caratteristiche personali, prima ancora che professionali. Perché capace di costruire una proposta per la città insieme alle forze che lo sostengono, piuttosto che imporre la sua visione; lavorando, per capacità e indole, non da uomo solo al comando, ma come fulcro di una squadra (non di una corazzata) che lavora ad obiettivi comuni. Perché capace di superare la “competizione” tra forze, puntando sullo stimolo alla collaborazione. Non mi sembrano caratteristiche da poco.

Anticipare in sede di intervista la conclusione di un lavoro non concluso di analisi e sintesi di 11 gruppi che coinvolgono più di un centinaio di persone sarebbe come  anticipare una diagnosi senza avere concluso visite, esami e consulti. Anticipare in sede di intervista contenuti per forza complessi (perché se no si ridurrebbe tutto a slogan, e figuriamoci le critiche: “Tommasi parla a slogan e non affronta gli 11 temi nella loro complessità”) significherebbe lasciare in balìa a cuochi dell’“insalata russa” sintesi potenzialmente sbagliate.

Per concludere: Tommasi è il nuovo Messia dei progressisti locali? Non direi proprio: è “solo” un candidato sostenuto da uno schieramento di ampiezza inedita per la nostra città, che ha chance che non ci sono mai state negli ultimi 15 anni, in grado di giocare per vincere una partita difficilissima. A Verona, nel 2022, mi sembra già moltissimo.

Francesco Premi

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6 Comments

6 Comments

  1. Maurizio Danzi

    26/01/2022 at 17:07

    Caro Francesco, sappiamo tutti (e tu ancora di più), come si è arrivati a Tommasi. E per me Tommasi non è certo in discussione.
    Ti chiedo: quanti collaborano con Tommasi per il programma, o saranno candidati,, hanno una qualità che gli anglosassoni chiamano “accountability”?
    Sapere essere responsabili, sapere caricarsi la responsabilità della azione collettiva e individuale e essere capaci di risponderne? Quanti???
    Quello è il punto. Non Tommasi.

    • Francesco Premi

      27/01/2022 at 09:17

      Caro Maurizio, non posso parlare per quelli che saranno candidati (non li conosco ancora) né per la totalità di chi collabora per il programma (non li conosco tutti). Posso dire che, finora, chi conosco tra quelli che lavorano ai tavoli tematici mi pare possa essere degno di accountability. Spero di non venir smentito dai fatti. Ma ho anch’io una domanda: e i “grandi elettori” del fronte progressista, quelle figure – pur magari non direttamente candidate – cui molti cittadini e gruppi sono soliti far riferimento per ricevere un orientamento, un’indicazione, magari solo un’opinione (chiamarli Maître à penser magari è fuori moda, ma il senso è quello, chiamiamoli i “saggi” progressisti veronesi, se vogliamo), sapranno essere responsabili? Sapranno caricarsi la responsabilità dell’azione individuale, del proprio carisma verso chi li segue, e delle proprie parole e scelte, e risponderne poi?

  2. paolo ricci

    26/01/2022 at 16:40

    Ciao Francesco, ti do del “tu”, e ti invito a ricambiare, dal momento che abbiamo scritto su questo stesso giornale ed anche perché abbiamo votato lo stesso capolista con cui ancora volentieri collaboro come commissario esterno (ambiente) della 1^ Circoscrizione.
    Te lo dico subito quali sarebbero le “caratteristiche considerate cogenti per rappresentare un miglior candidato”. Sono quelle, ad esempio, di Michele Bertucco, cioè di uno che possiede un background ambientalista collocato in un contesto socio-economico di cui conosce bene i vincoli oggettivi. Uno che da solo, come capogruppo di un PD in odore di renzismo che lo aveva isolato, ha rappresentato l’unica voce di opposizione contro la seconda giunta Tosi. Uno che sa studiare, imparare e lavorare indefessamente e che non nasconde tutta la sua passione. Si possono anche non condividere le sue opinioni, certo, ma la solidità del personaggio è indiscutibile. Credo di averti risposto in maniera puntuale.
    Ciò detto, mi rendo conto che “uno così” il fronte progressista non l’avrebbe votato mai. Preparato e indipendente, caratteristiche veramente insopportabili per una coalizione che non coalizza. Quindi si sceglie il suo opposto speculare dotato di una capiente multitasca in cui i supporter possano infilare i loro desiderata in numero proporzionale alla propria rappresentanza.
    Non portiamo più i pantaloni corti, caro Francesco, e quindi non abbiamo bisogno di avere lo zucchero sul bordo del bicchiere per ingoiare l’amara medicina. Insomma, non raccontiamoci storie su “[..]volontà e un processo politico che finalmente, prima volta dopo decenni, hanno travalicato i confini dei gruppi consiliari e delle sedi dei partiti (..) e si sono coagulati nel sostegno ad una figura unitaria di pregio”.
    Non mimiamo la stucchevole retorica di questi giorni sulla ricerca del Presidente di alto profilo e super partes. ll sentiment che ha portato alla scelta di Damiano Tommasi è tutt’altro, è quello che ti dico io, nudo e crudo, e tu lo sai. Tu stesso, e senza difficoltà, saresti stato facilmente in grado di anticipare in intervista alcuni temi del tavolo di lavoro, almeno per delineare una “idea di citta” diversa da quella della parte avversa, in grado di suscitare interesse ed anche entusiasmo.
    A proposito di diagnosi e terapia, per mantenere la tua metafora, non penso siano quelle giuste, ma, se per caso dovessero portare alla guarigione, solo a causa delle sfortune altrui, non illuderti che mantenerla sarà cosa facile. Quindi, buon lavoro.

    • Francesco Premi

      27/01/2022 at 09:19

      Caro Paolo, certo che ci diamo del tu.
      Le caratteristiche di Michele Bertucco (che sottoscrivo, collaborando con lui da 5 anni per VeronainComune) non ci sono bastate per ben due volte a far breccia nel cuore e nelle menti non del fronte progressista, ma dei cittadini veronesi. L’unico modo per non disperdere il patrimonio di competenze che anche Michele (e non solo lui) rappresenta è far breccia nel cuore e nelle menti degli elettori, non solo del fronte progressista. Dalla Giunta potrebbe fare molto più che dal banco dell’opposizione. Ma bisogna arrivarci.
      Il fatto di raccontare di una collaborazione inedita può apparirti come zucchero per addolcire una medicina, ma è realtà, ed è una realtà diversa dal passato.
      Sui temi dei tavoli, non ne avrei parlato in intervista neanch’io: primo – ribadisco – perché i lavori dobbiamo ancora terminarli; secondo perché non sono il referente del tavolo; terzo perché sono temi che meritano più spazio che una battuta in intervista, pena la banalizzazione.
      Il futuro non so leggerlo, quindi non so se arriveremo a guarigione, in che tempi, in che modi. Di sicuro ci sarà da lavorare, anche per mantenerla. Ma che la strada per una meta migliore sia in salita non significa che non si debba provare a percorrerla fino in fondo.

      • Redazione2

        27/01/2022 at 09:48

        A sinistra del PD non c’è storia a Verona, scrive Luigi Viviani sulle pagine di Verona In. Qualcosa si trova nelle pieghe del tempo: nel 1922 Verona è il terzo grande Comune del nord, dopo Milano e Bologna, ad avere una giunta rossa, come ci ricorda in un suo interessante articolo Giuseppe Anti. Poi siamo diventati la sede del Servizio di sicurezza delle SS (Palazzo Inail), con strascichi che leggiamo anche nella cronaca di questi giorni. Il PD, nato per fondere gli ideali della sinistra con quelli del cattolicesimo democratico, poteva e doveva essere il punto di riferimento per una città con una tradizione cattolica, ma non riesce ad interpretare questo ruolo. Bertucco coerentemente ne è uscito e adesso paga una maggiore libertà con una certa marginalità perché, come dicevo, se vai troppo a sinistra i veronesi possono anche stimarti ma poi non ti votano. Il TamTam dei cattolici di questi giorni di inizio campagna elettorale sul quotidiano cittadino è significativo a riguardo. Che fare? (g.mont.)

        • paolo ricci

          27/01/2022 at 20:10

          La risposta al “che fare” è molto difficile. Non so francamente quanto di democratico ci sia nel cattolicesimo veronese, a parte nobili eccezioni “perseguitate” dalla gerarchia ecclesiastica che purtroppo non compensano e rimangono minoritarie. Temo che l’inprinting clerico-fascista rimanga prevalente e che dobbiamo farcene una ragione. Se la maggioranza al governo della città dovesse sorprendentemente rimanere sconfitta in questa tornata elettorale, questo sarà dipeso soltanto dalla sua conflittualità interna e non da uno spostamento del consenso, ritengo. Questa è l’unica possibilità che intravedo per Damiano Tommasi. Il rischio però di uno Zanotto 2 rimarrebbe alto. Spero quindi che gli errori del passato qualcosa abbiano insegnato e soprattutto che la nuova generazione dei Francesco Premi, cui rinnovo l’in bocca al lupo, abbiano più fortuna delle precedenti. Il dado ormai è tratto, e vediamo cos’è saltato fuori dai tavoli di lavoro e se un’estesa partecipazione all’impresa, benché postuma, diventi effettivamente parte integrante del programma elettorale. E che magari si esprima anche sulle pagine dell’agorà Verona in che, come evidente in questi interventi, offre una frequentazione plurale pur prendendo parte, senza tuttavia rinunciare all’esercizio della critica, ossia all’essenza stessa della democrazia. E che Pandora ci sia benigna….

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