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Tommasi, la corazzata Potëmkin e l’insalata russa di Lorenzetto

La scelta di un “Papa straniero” come via d’uscita all’impasse delle forze progressiste scaligere. Ma la sinistra non poteva individuare “un Mario Draghi in miniatura”?

La corazzata Potëmkin
La corazzata Potëmkin

Damiano Tommasi ha spiegato perché si candida per il centrosinistra come Sindaco di Verona alle prossime Amministrative con una duplice intervista rilasciata sulle pagine veronesi del Corriere e su L’Arena. Vediamo le riposte fornite ai giornalisti che gli chiedevano conto, come accade per qualsiasi candidato, della sua scelta e della sua idea di città a partire dai problemi odierni.

Questo il core delle sue risposte: “per fare qualcosa di buono per i giovani”, perché “sul fronte dell’innovazione Verona è agli ultimi posti”, “sulla mobilità prima di dare soluzioni servirà ancora analisi e studio, basta vedere la metropolitana di Brescia”, “Verona deve ragionare in grande, sembra abbia il freno a mano tirato”, “L’Arena con i suoi spettacoli è un unicum mondiale”, “giovani non è solo baby gang ma anche tanti ragazzi impegnati”, “da padre di sei figli i giovani vanno aiutati ad essere maggiormente protagonisti all’università, a scuola , nelle circoscrizioni, nelle associazioni”, “attenzione ad essere squadra e comunità nell’affrontare la povertà, le fragilità, ma anche quel long covid sanitario, psicologico, sociale”, “il benessere dei bambini nelle strutture scolastiche e la cura delle persone”, “le quote rosa non sono il massimo ma sono servite”.

Sullo stadio invece la sa lunga e non rimane sul vago: “Stadio nuovo è d’accordo? Sì, è un’infrastruttura che va fatta e bene”, meno sul resto “Quale modello politico ha? Nessuno”.

Se è vero, come sembra, che gli 11 punti dei tavoli di lavoro del fronte progressista che intendono approfondire le tematiche su cui sviluppare il programma elettorale sono in direzione di arrivo, perché non farli propri, invece di marginalizzarli in un crudo ed insignificante elenco? Perché non anticipare qualcosa in sede di intervista? O, al limite, se proprio non ci si sente in grado di descriverli, aspettare almeno che vengano redatti e presentarli.

Invece, nella pia illusione di aggiudicarsi un po’ di appeal popolare, si gioca paradossalmente d’anticipo in un ritardo che comunque si è consumato e ci si perde in una serie di luoghi comuni e banale buon senso che prestano il fianco prima ieri a Flavio Tosi e poi oggi a tutto il centro-destra per far dire loro che in sintesi Damiano Tommasi sarà anche un bravo butèl, ma privo di ogni esperienza e competenza necessaria per amministrare una città come Verona e non il suo paesello d’origine.

Questo si poteva evitare, come anche l’immagine offerta sul Corriere di Verona da Stefano Lorenzetto, che più scrive più lo danneggia con citazioni a dir poco patetiche all’interno di un testo per gran parte infarcito di inutili riferimenti calcistici: Telepace, il chierichetto, un don Milani buttato lì che con la sua scuola non si sa bene cosa ci azzecchi, la moglie, i figli, Maradona e Mattarella. Un’insala russa con ingredienti per tutti i gusti (centro, destra e sinistra) che finisce per non piacere a nessuno.

Tutto questo non è meno vero perché lo dice la Destra, che ovviamente approfitta delle debolezze dell’avversario. Ribattere però che Tommasi ha dietro di sé la corazzata Potëmkin non fa fare una bella figura a chi lo sostiene. Viene da chiedersi, ma a comando della corazzata non siete proprio riusciti a trovare qualcun altro? Evidentemente no, all’interno però di una visione di corto respiro.

Rimango convinto che i limiti che vedo io in questa candidatura li vedano benissimo anche coloro che la sostengono, quindi non si tratta di un errore, né di una scelta strategica, quanto di una necessità dettata dall’esigenza di trovare una via d’uscita ad una competizione interna alle forze progressiste, per cui non rimane che rivolgersi ad un “Papa straniero”.

È una dinamica nota, per altro di grande attualità se pensiamo all’incarico di Presidente del Consiglio conferito a Mario Draghi per un governo di unità nazionale ed a tutti i problemi che comporterebbe la sua dipartenza per il Quirinale.

Mutatis mutandis, se questo è il punto, pragmaticamente mi domando: il fronte progressista (uso questo temine perché più inclusivo di centro-sinistra) non poteva in tutti questi mesi individuare “un Mario Draghi in miniatura” per l’investitura di candidato sindaco di Verona? Non lo dico tanto sotto il profilo tecnico, che nella fattispecie rimanda al tecnocratico, quanto a quello della autorevolezza, sia interna alla coalizione che esterna verso la città.

Immagino le contumelie che mi verranno rivolte “per fare il gioco della Destra”, ma per troppo tempo la Sinistra ha ingoiato tanti rospi, dalla Rivolta Ungherese del ’56 in avanti, per capire solo a posteriori quanto questo sia costato sul piano culturale oltre che su quello del consenso, in cambio di ben pochi vantaggi, se non quello di essere omologati all’opportunismo delle altre forze politiche. Quindi dico basta!

Paolo Ricci

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Paolo Ricci, nato e residente a Verona, è un medico epidemiologo già direttore dell’Osservatorio Epidemiologico dell’Agenzia di Tutela della Salute delle province di Mantova e Cremona e già professore a contratto presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia in materie di sanità pubblica. Suo interesse particolare lo studio dei rischi ambientali per la salute negli ambienti di vita e di lavoro, con specifico riferimento alle patologie oncologiche, croniche ed agli eventi avversi della riproduzione. E’ autore/coautore di numerose pubblicazioni scientifiche anche su autorevoli riviste internazionali. Attualmente continua a collaborare con l’Istituto Superiore di Sanità per il Progetto pluriennale Sentieri che monitora lo stato di salute dei siti contaminati d’interesse nazionale (SIN) e, in qualità di consulente tecnico, con alcune Procure Generali della Repubblica in tema di amianto e tumori. corinna.paolo@gmail.com

3 Comments

3 Comments

  1. Miria Pericolosi

    29/01/2022 at 18:12

    Le problematiche di questa città sono molteplici, di non facile soluzione, che richiedono progettualità e visione d’insieme per la costruzione di un programma condiviso, frutto di sintesi fra le varie forze partitiche e civiche della Coalizione che appoggia Damiano Tommasi.
    Il candidato Sindaco del centrosinistra è stato Presidente dell’Associazione calciatori e quindi abituato a contrattare (probabilmente) in campo calcistico, ma essere Sindaco di una città, avere sì la collaborazione di una squadra competente al proprio fianco, ma dove comunque le competenze spaziano in campi complessi, divisivi e dover inoltre reggere agli attacchi di una destra fascistoide, tradizionalista, reazionaria in materia di famiglia e diritti alle persone, credo non sarà per niente facile e molto faticoso, considerata anche la relativa esperienza politica/amministrativa messa in campo da parte del candidato.
    Cordialmente

  2. Francesco Premi

    26/01/2022 at 13:30

    Su questo articolo l’intervento di Francesco Premi, Consigliere in 2ª Circoscrizione:
    https://www.verona-in.it/2022/01/26/tommasi-rifondare-la-politica-con-il-gioco-di-squadra/

  3. Redazione2

    26/01/2022 at 10:21

    Forse la risposta sta nell’impoverimento generale della classe politica, e non solo di quella nostrana. Persone che insieme siano oneste, solide, preparate, coerenti e disposte a trovare il coraggio per mettersi in gioco non se ne trovano, e sulle ragioni non mi soffermo. Vale solo la pena di dire che carriere personali e interessi di piccolo cabotaggio hanno finito per prevalere e a creare un’immagine distorta della politica. Persone valide ce ne sono ancora, ma non vengono richieste, sono state marginalizzate e quindi il vivaio politico si è via via impoverito. Per questo mi viene da dire che Tommasi potrebbe essere un punto di ripartenza, perché è più facile creare le competenze che una solidità morale, che comunque viene riconosciuta al candidato del Centrosinistra. Ecco, forse ripartenza, rinascita, ricostruzione (RRR) potrebbero essere le parole chiave di una campagna elettorale che voglia trasmettere un’idea diversa della politica. G.Mont.

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