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Le elezioni comunali a Verona, Tommasi un sasso nello stagno

È bastato che il candidato Sindaco del Centrosinistra indicasse alcune priorità sulle quali ha iniziato un lavoro di approfondimento per determinare una reazione, tanto stizzita quanto immotivata, del centrodestra

Damiano Tommasi
Damiano Tommasi

L’iniziativa assunta da Damiano Tommasi di rendere esplicita la sua scelta di candidarsi a prossimo sindaco di Verona, attraverso due interviste al Corriere della Sera e a L’Arena, ha aperto un imprevisto scontro con il centrodestra che rende, fin dall’inizio, la campagna elettorale al fulmicotone.

È bastato che Tommasi indicasse, a grandi linee, alcune priorità sulle quali ha iniziato un lavoro di approfondimento, attraverso l’avvio di undici tavoli di lavoro, per determinare sul quotidiano L’Arena una reazione, tanto stizzita quanto immotivata, del centrodestra locale circa la presunta mancanza di esperienza e di idee da parte del candidato per l’area progressista.

Accanto a questo attacco alla persona, sempre su L’Arena appaiono due altri fatti: 1) la reazione confusa di alcuni politici cattolici di ieri e del centrodestra che giudicano Tommasi persona impegnata nel sociale ma privo di una idea di città, quindi inadeguato anche dal punto di vista cattolico; 2) una insolita lunga intervista a Michele Bertucco, consigliere comunale della lista Verona in Comune, considerato esponente della sinistra radicale.

In sintesi, una reazione dura e diffusa, di ben due pagine di giornale, che cerca di presentare Damiano Tommasi come persona a digiuno di politica, cattolico incerto e impreparato, e vicino alla sinistra più dura.

Mentre potremmo apprezzare che Tommasi, candidandosi, contribuisca a migliorare la democrazia e il pluralismo della nostra stampa locale, favorendo la concessione di impensabili spazi anche alla sinistra, dobbiamo constatare che questo centrodestra, nonostante le sue divisioni, è così convinto di vincere che fa fatica a tollerare la presenza di un centrosinistra competitivo, e non rinuncia ad usare metodi da minculpop nell’attaccare gli avversari.

In questo modo la campagna elettorale subisce una netta accelerazione in termini di polemica politica e ideologica. Sarebbe fin troppo facile polemizzare con questi politici impauriti, specie osservando come hanno gestito la città. Francamente non abbiamo capito quale sia la loro idea della Verona del futuro.

Quello che è certo è che la nostra città oggi è priva di un qualsiasi dignitoso progetto che le consenta di affrontare i problemi del futuro con un minimo livello di consapevolezza.

Si procede (male) alla giornata, seguendo i problemi anziché prevederli e risolverli. Con il risultato che si sono inanellate una serie di sconfitte perdendo le banche, l’Aeroporto, Cattolica Assicurazione. Con Agsm strategicamente ridimensionata in seguito a una unità monca con Aim, e la Fiera, priva di risorse per lo sviluppo futuro, destinata ormai a essere assorbita. Dei problemi delle aziende partecipate dal Comune si discute e si litiga soprattutto sulla distribuzione degli incarichi tra i diversi rappresentanti di partito, questi sì quasi sempre inadeguati.

Per capire poi la qualità della politica a Verona basterebbe concentrarsi sui due temi: l’immigrazione e l’Europa. Sul primo tema, mentre si pratica una politica formalmente forcaiola e discriminatoria nei confronti degli immigrati, considerati invasori clandestini, poi vengono utilizzati e sfruttati in lavori di bassa professionalità e sottopagati. Con la contraddizione che per i ritardi nell’innovazione e nella politica di sviluppo, si stanno creando le condizioni di aver sempre più bisogno di loro.

Sul tema dell’Europa, il centrodestra sostiene una politica euroscettica secondo la quale l’Ue diventerebbe una sorta di libero mercato nel quale i singoli Stati manterrebbero tutti i loro poteri tradizionali, senza alcuna cessione di sovranità. Esattamente l’opposto del modello federalista sostenuto dai padri fondatori.

Lo stesso Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che rappresenta una eccezionale opportunità di sviluppo per i prossimi anni, è frutto della scelta dell’Ue di avviare una linea di finanziamento sulla base di un indebitamento comune.

Oggi il nostro sindaco e la sua maggioranza si lamentano per gli insufficienti finanziamenti ottenuti senza fare riferimento alla qualità dei progetti presentati. In realtà rivendicano finanziamenti che nella concezione che hanno dell’Europa negano.

In questa situazione Damiano Tommasi è chiamato ad accelerare la definizione dei suoi impegni per dare incisività alla campagna elettorale. A partire dalla squadra di collaboratori – qualificati e convinti, chiamati a gestire i vari aspetti di questa avventura, alcuni probabilmente poi chiamati a comporre la eventuale giunta futura – al programma, tramite una sintesi del lavoro dei vari tavoli con precise priorità da realizzare.

Quelle indicate nelle interviste, come i giovani, scuola e cultura, turismo e mobilità mi paiono sufficientemente centrate e vanno qualificate e articolate in modo da renderle realizzabili.

In tal senso c’è un grande lavoro da fare, che va svolto con impegno e determinazione, senza sopravvalutare le varie critiche ideologiche del centrodestra che nascono da una cultura lontana dalla realtà. Questa loro reazione dimostra una debolezza politica e una incapacità di avviare un confronto democratico sulla individuazione dei problemi da affrontare e su come risolverli. Le loro incertezze e divisioni devono spingere Tommasi e la sua coalizione ad un impegno di presenza e iniziativa nella società veronese, con la coscienza di essere competitivi e quindi non accontentarsi di una onorevole sconfitta.

Il quadro dello scontro si presenta perciò interessante e la stessa presenza del terzo candidato Flavio Tosi, la rende ancora più incerta. Mentre non sappiamo quale sarà l’sito di questo confronto, ciò che va soprattutto evitato è affrontarlo senza utilizzare tutte le energie a disposizione.

Luigi Viviani

Written By

Luigi Viviani negli anni Ottanta è stato membro della segreteria generale della CISL, durante la segreteria di Pierre Carniti. Dopo aver fondato nel 1993 il movimento dei Cristiano Sociali insieme a Ermanno Gorrieri, Pierre Carniti ed altri esponenti politici, diviene senatore della Repubblica per due legislature. Nel corso della legislatura 1996-2001 è stato sottosegretario al Lavoro con il ministro Cesare Salvi; nella successiva, vicepresidente del gruppo dei Democratici di Sinistra al Senato. viviani.luigi@gmail.com

2 Comments

2 Comments

  1. Maurizio Danzi

    29/01/2022 at 09:11

    Quello che non torna agli antagonisti di Tommasi è che no aderisce a un clichè, non è inquadrabile.
    È cosi perché non studiano, non leggono più, perché si misurano solo attraverso slogan.
    Oltre alla dimensione familiare in cui è cresciuto ha è la libertà che è data ai figli di Dio.
    Tommasi ha cioè mani, testa e cuore liberi.
    Questo non capiscono e per questo rischiano di perdere le elezioni.
    Ma neppure gli alleati hanno un catalogo così dinamico per inquadrarlo: non sono più abituati.
    È per questo che il centro sinistra può perdere: non certo per colpa di Tommasi.

  2. Redazione2

    26/01/2022 at 12:56

    Riguardo il coinvolgimento dei cattolici in questo inizio di campagna elettorale sarei prudente. Sul quotidiano locale stiamo leggendo le opinioni di preti che hanno diverse visioni politiche, di destra e di sinistra. Fin qui ci sta, considerando che nella Chiesa la scelta politica viene dopo quella di fede.

    Ma questa trasversalità può essere letta in due diversi modi. Il primo fa riferimento alla dottrina sociale della Chiesa, che vede l’impegno politico – a destra e a sinistra – come un’alta forma di carità al servizio del bene comune.

    L’altra lettura, meno spirituale e più temporale, è che qualunque sia l’esito delle elezioni grazie a questa trasversalità, che sorprende vedere a pochi mesi dalle elezioni comunali, la Chiesa vince sempre. Vedremo per fare cosa, anche in vista della scadenza a marzo del mandato del vescovo Zenti. g.mont.

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