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Cultura

Lo stemma di chi razziava gli ebrei riappare nelle strade della città

Il simbolo della croce frecciata ungherese è quello del partito filonazista della Budapest dove il padovano Perlasca salvò tanti ebrei da quei persecutori

Croce frecciata in Piazza Erbe, Verona
Croce frecciata in Piazza Erbe, Verona

Per il 27 gennaio, Giorno della memoria, abbiamo segnalato il muro della vergogna in Bra, dove una scritta antisemita degli anni Quaranta (“Ogni ebreo una spia”) è documento dell’antisemitismo fascista, responsabile della Shoah.

Ma le strade di Verona sono piene di stemmi appiccicati ovunque – ai giorni nostri e non nel 1943 – di un movimento che per il nome si è ispirato alla propaganda nazista di guerra (Fortezza Europa) e per l’emblema alla croce frecciata ungherese, il partito filonazista messo al potere da Hitler a Budapest il 15 ottobre 1944, scatenato nella caccia agli ebrei, finché nel febbraio 1945 i sovietici occuparono il Paese.

Adesivi No green pass e croce frecciata davanti al Liceo Maffei, Verona

Adesivi No green pass e croce frecciata (in basso a destra) davanti al Liceo Maffei, Verona

La storia è ricostruita da Saul Friedlaender, premio Balzan 2021 per gli studi sulla Shoah, nel suo libro Gli anni dello sterminio (Garzanti, 2009, pagine 744-747).

Il 15 ottobre 1944 il reggente Horthy annunciò il ritiro dell’Ungheria dalla guerra: l’ammiraglio Miklòs Horthy, “monarca senza corona”, guidava il Paese dal 1920, appoggiandosi a Italia fascista e Germania nazista. Hitler lo sostituì subito al potere con il governo della Croce frecciata (i Nyila) guidato da Ferenc Szàlasi.

Nelle settimane seguenti 50mila ebrei ungheresi furono costretti a marciare verso il confine austriaco, per andare a costruire fortificazioni attorno a Vienna: migliaia morirono di fatica e sevizie in quella che fu la prima marcia della morte, destinata a ripetersi nell’evacuazione dei lager.

Scape Ebrei Danubio

Scarpe sulla riva del Danubio (Pauer Gyula, Budapest 2005) per ricordare gli ebrei uccisi e buttati nel fiume

«Altri 35mila ebrei furono organizzati in battaglioni di lavoro», citiamo da Friedlaender, «per erigere fortificazioni intorno a Budapest: divennero i principali bersagli per i criminali Nyila, la cui furia aumentò mano a mano che le forze sovietiche si avvicinavano alla capitale. Quando furono costretti a ritirarsi nella città con le unità dell’esercito in fuga, i membri dei battaglioni di lavoro ebraici vennero uccisi sui ponti o sulle rive del Danubio e gettati nel fiume… Le gang della Croce frecciata avevano cominciato ad assassinare ebrei a Budapest subito dopo il cambio del governo».

Così dichiarò il deputato della Croce frecciata Karoly Maròthy durante un discorso al Parlamento: «Non dobbiamo permettere che casi isolati suscitino compassione per gli ebrei».

La persecuzione continuò, mentre a Budapest il padovano Giorgio Perlasca, un ex fascista che si spacciava per “incaricato d’affari spagnolo”, si prodigava a rischio della vita per salvare gli ebrei di Budapest: La banalità del bene, come scrisse di lui Enrico Deaglio.

Fortezza Europa

Partito delle Croci frecciate

Vietata oggi in Ungheria, come lo è la svastica in Germania, la croce frecciata diventa invece un’immagine consueta nel panorama urbano di Verona. Appare davanti al liceo Maffei, per esempio, dove i professori potrebbero usarla per far lezione di storia, ma si vede in altri luoghi del centro.

Fortezza Europa, ragazzi, in tedesco Festung Europa, era lo slogan usato dalla rivista di propaganda nazista Signal, distribuita in Italia assieme al supplemento Suedfront, che era stampato a Verona nella tipografia del giornale L’Arena.

Lo slogan e l’emblema appaiono anche, sempre davanti al Maffei, con l’invito a non vaccinarsi (“No green pass”, in italiano corrente): si vede che il virus è una macchinazione demoplutogiudaicomassonica. E qui il prof può concludere con una digressione linguistica, sul lessico fascista del ventennio e la battaglia del regime contro i foresterismi, vanificata dagli epigoni contemporanei.

Giuseppe Anti

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Giuseppe Anti è nato a Verona il 28 agosto 1955. Giornalista, si è occupato di editoria per ragazzi e storia contemporanea; ha curato fino al giugno 2015 gli inserti "Volti veronesi" e le pagine culturali del giornale L'Arena. giuseppe.anti@libero.it

1 Comment

1 Comment

  1. Michelangelo

    25/01/2022 at 18:43

    Signor Giuseppe, buonasera, ho letto con piacere e interesse il suo articolo che ricorda un passato storico appena sfiorato nelle scuole di ogni ordine e grado. Sono interessato alla storia dell’Ungheria per le vicende recenti dello scontro tra conservatori di Visegrad e progressisti. Horthy si è posto in continuità con la monarchia asburgica, nonostante le importanti perdite subite a seguito del Trattato del Trianon. Da questo trattato in avanti ci fu in Ungheria una politica irredentista, impostata al tentativo di recupero di Slovacchia meridionale, Transilvania e Voivodina. Dal 1944 con l’avvento delle Croci Frecciate, solo una parte dei comunisti era di origine ebraiche ma la grande maggioranza di loro era indifferente oppure ostile al regime comunista, come lo scrittore Premio Nobel Imre Kertesz.
    Il governo di Viktor Orban, al potere da quasi 12 anni, fa riferimenti specifici a Horthy. Il suo nazionalismo si lega a questo periodo dell’età moderna, non molto al Partito delle Croci Frecciate. Nel 2002 è stato inaugurato a Budapest il Museo della “Terror Haza “alla fine del primo mandato di Orban con lo scopo nascosto di “elogiare” in qualche modo la Rivoluzione del 1956, vista come una ribellione verso un regime ritenuto ostile. Nel 2011 un ministro del suo governo aveva auspicato una ripresa di pogrom antiebraici, ma Orban ha subito insaurato rapporti di amicizia e solidarietà verso il presidente israeliano Netanyahu. Recentemente nei pressi del ponte sul Danubio il partito di estrema destra ungherese Jobbik ha inaugurato, assieme alla chiesa ortodossa ( non so se di maggioranza nel paese) una statua dedicata a Horthy.
    Cari saluti.
    Michelangelo.

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