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La Verona nera e l’alibi della Sinistra

L’antipolitica della Lega ha sdoganato la Destra ma la città Medaglia d’oro per la lotta di Liberazione cela una forza democratica che andrebbe intercettata ed espressa

Manifestazione a Verona, 28 ottobre 2020
Manifestazione a Verona, 28 ottobre 2020

La recente pubblicazione del libro di Paolo Berizzi È gradita la camicia nera e le iniziative per la sua presentazione in città hanno riproposto il problema della presenza della destra estrema a Verona.

Berizzi (nostra intervista, ndr) nel libro compie una descrizione analitica di tutte le manifestazioni della destra parafascista storicamente presente a Verona e nel Veneto. Dalla iniziativa dei diversi gruppi estremisti neri come Casapound, Forza Nuova, Veneto Fronte Skinhead, Fortezza Europa ai loro rapporti europei e internazionali. Dall’utilizzo della curva sud dell’Hellas, la locale squadra di calcio, come strumento di diffusione di slogan e atti estremisti e provocatori alla costituzione di gruppi musicali nazirock (Gesta Bellica) come attori di propaganda politica.

Paolo Berizzi

Paolo Berizzi

Da una identità che si autodefinisce tramite un connubio tra militanza di destra estrema e forme di cattolicesimo tradizionale, frutto più della frequentazione di campi paramilitari che delle parrocchie, a una cultura e scelte reali di segno paganeggiante. Dai numerosi processi per ricostituzione del partito fascista, culminati anche con alcune condanne, e l’atteggiamento ambiguo o collaborativo dei governi locali di centrodestra.

L’inevitabile enfasi con la quale il libro descrive e condanna le varie espressioni di questa destra fascioleghista, ha l’effetto di proiettare quest’ondata estremista sull’intera città, per cui “Verona nera” sembra diventata la parte prevalente dell’identità attuale della città scaligera.

Eppure, pur tenendo presente il ruolo centrale che il locale fascismo terzogenito ebbe a Verona, dall’omonimo processo alla Repubblica Sociale Italiana (Rsi), se approfondiamo la storia della città di prima e dopo l’avvento della Repubblica, fino ai giorni nostri, ci accorgiamo che la realtà è stata molto diversa.

Dalla significativa presenza socialista prima del fascismo alla forte e diffusa partecipazione alla Resistenza, al punto che Verona è stata insignita di medaglia d’oro per la lotta di liberazione. Dal primo sindaco socialista del dopoguerra, Aldo Fedeli, ai decenni dell’egemonia democristiana, sempre caratterizzati da un naturale antifascismo, tanto che il Movimento Sociale Italiano (Msi) è rimasto sempre del tutto marginale.

Il problema prende corpo con l’avvio della presenza prevalente della Lega che, nonostante un antifascismo formale nel periodo bossiano, nella sua ispirazione di fondo, al di là della rivendicazione territoriale ha mantenuto un profilo antipolitico. L’anti Stato di Roma ladrona, l’abbassamento dell’onestà politica a livello di Codice penale e la lotta accanita ai migranti, hanno consentito di creare un clima generale entro il quale il neofascismo si è sentito progressivamente sdoganato e ha iniziato a crescere nel centrodestra in osmosi con la stessa Lega.

Manifestazione a Verona, 28 ottobre 2020

Manifestazione a Verona, 28 ottobre 2020

Questa affinità politica è dimostrata, tra l’altro, dalla condanna del sindaco leghista Flavio Tosi per istigazione all’odio razziale e dalla trasmigrazione reciproca di quadri ed elettori tra Lega e Fratelli d’Italia (Fdi). Questo duplice processo di crescita del centrodestra, e di FdI al suo interno, è diventato la via maestra della presenza diffusa e visibile della destra estrema dati i rapporti di contiguità esistenti da sempre con la destra istituzionale.

Il progressivo inserimento nel Palazzo le ha consentito di dare maggior rilievo e visibilità alle azioni violente e provocatorie di sempre, usufruendo della copertura più e meno esplicita delle amministrazioni comunali di centrodestra. Ma questa continua esposizione di interventi e atti, in modo volutamente provocatorio, avviene anche per la mancanza di una efficace opposizione capace di incarnare una alternativa democratica concreta.

Questo è innanzitutto il problema della sinistra politica a Verona che sta attraversando una grave crisi di strategia e di ruolo. Affrontare, come è avvenuto anche in una recente presentazione del libro di Berizzi da parte della Cgil, il problema dell’estrema destra a Verona come realtà anticostituzionale, invocando perciò la sua messa fuori legge, sulla base della Legge Mancino, si intraprende, a mio avviso, una via inefficace, destinata, anche nel caso di eventuali risultati positivi, a cambiare pressoché nulla, perché, come insegna l’esperienza, quasi sicuramente ciò che viene soppresso rinasce in altro modo.

Il problema fondamentale per la sinistra è condurre una lotta sul piano essenzialmente politico, con l’obiettivo di sottrarre all’estrema destra l’utilizzo del potere locale che rimane la vera possibilità di estendere la sua influenza. La sinistra veronese è oggi formata dal Pd e da alcuni partitini alla sua sinistra. Il Pd, dopo aver subito nel corso della sua breve esistenza due scissioni (a sinistra e Renzi), vive una fase di ridefinizione identitaria,

Quella di Verona è una situazione particolarmente difficile, aggravata da   una gestione inadeguata e divisiva del partito. I partitini più a sinistra, nati dalla convinzione di lasciare il Pd per incontrare il popolo di sinistra in attesa, non l’hanno trovato perché non esiste, e oggi rimangono ai margini della politica decisiva.

Le prossime elezioni per il rinnovo dell’amministrazione comunale di Verona possono rappresentare l’occasione per uscire dalla marginalità e condurre questa battaglia per dar vita a una vera alternativa al modo di governare deficitario dell’attuale giunta Sboarina. Contrariamente alla visione tradizionale di città benestante, Verona sta perdendo gran parte delle maggiori sfide relative allo sviluppo, al lavoro e alle prospettive dei giovani, un nodo da sciogliere con la forza delle idee e la capacità di realizzare un progetto coinvolgente.

Come dato di partenza, il centrosinistra oggi può puntare al ballottaggio, obiettivo mancato nel voto del 2017, ed essere anche competitivo per conquistare la vittoria. Le condizioni necessarie rimangono: un impegno tempestivo e diretto del candidato sindaco Damiano Tommasi nell’incontrare e  convincere un elettorato in buona parte sfiduciato, e in una forte unità nella gestione di una campagna elettorale di attacco. Le divisioni presenti nel centrodestra e l’incognita Tosi possono rendere più agevole questa sfida, ma non bisogna perdere tempo e commettere errori.

Luigi Viviani

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Luigi Viviani negli anni Ottanta è stato membro della segreteria generale della CISL, durante la segreteria di Pierre Carniti. Dopo aver fondato nel 1993 il movimento dei Cristiano Sociali insieme a Ermanno Gorrieri, Pierre Carniti ed altri esponenti politici, diviene senatore della Repubblica per due legislature. Nel corso della legislatura 1996-2001 è stato sottosegretario al Lavoro con il ministro Cesare Salvi; nella successiva, vicepresidente del gruppo dei Democratici di Sinistra al Senato. viviani.luigi@gmail.com

2 Comments

2 Comments

  1. Paolo Ricci

    20/01/2022 at 15:56

    Vorrei che fosse come lei scrive, ma temo proprio di no…
    Opportunamente nel dopoguerra la Resistenza è stata elevata a mito e questo ha contribuito a scrivere trasversalmente con tutte le forze democratiche antifasciste la splendida Carta Costituzionale che conosciamo, in cui effettivamente il contributo delle varie anime ha consentito la cosiddetta “sintesi superiore”. Però non nascondiamoci che la Resistenza fu un fenomeno d’elite, salvo forse alcune città che, non a caso, diventarono lo scenario della cinematografia neorealista che ne celebrò la storia.
    Verona poi, la medaglia d’oro della Resistenza l’ha ottenuta piuttosto “fuori corso”, nel 1992.
    Non a caso Verona fu la sede del comando della Gestapo e quando i nazisti furono costretti alla ritirata fecero saltare tutti i ponti della città senza incontrare alcuna resistenza, né di popolo e né di elite. E’ vero quello che lei dice dell’egemonia democristiana che riuscì a tenere all’angolo il Movimento Sociale Italiano. Per tanto tempo abbiamo pensato che la DC svolgesse la funzione di “diga contro il Comunismo”, mentre in realtà, a posteriori, abbiamo capito che fu diga contro i peggiori sussulti razzisti e neo-nazisti che teneva in grembo nel tentativo di soffocarli. Ed infatti tutta la storia della città, fino alla cronaca odierna, è pesantemente segnata da periodici rigurgiti. La cultura cattolica per molto tempo ha contribuito ad esercitare il “senso di colpa” verso questi “brutti pensieri” che emergevamo dall’inconscio della città, anche se le gerarchie ecclesiastiche, come tutt’ora, erano diversamente orientate. La caduta della prima Repubblica ha fatto però saltare il tappo alla bottiglia ed è sortita la becera Lega che all’epoca non era quella neo-democristiana del presidente della regione del Veneto, ma di chi è stato condannato in Cassazione per razzismo (e non è facile arrivarci) e che ha avuto notorie ed equivoche frequentazioni calabresi, anche se oggi si ripresenta in stile molto più soft, tanto da essere stato corteggiato dai renziani. Non dimentichiamo poi chi oggi siede nella maggioranza del consiglio comunale, di quali siano state le sue uscite ed il suo vocabolario e che deve rispondere in sede penale per aver fatto all’interno di un luogo istituzionale (non al bar) il saluto romano contro un gruppo di donne che difendevano la legge 194. “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”, dice un vecchio adagio popolare, a proposito dell’attuale classe dirigente della città.
    Non so se tutto questo possa essere rubricato in “alibi della Sinistra” veronese, anche se effettivamente la sua storia non ha brillato per innovazione e capacità di suscitare partecipazione intorno ad una idea alternativa di amministrazione della città. E, ahimé, penso che anche questa volta manchi all’appuntamento, volendo attingere a desueti altrui modelli che gli stessi artefici stanno mettendo in disparte.

  2. Redazione2

    19/01/2022 at 10:28

    Una forza morale, quella evocata da Viviani, che è andata alla deriva. Chi se ne deve occupare?

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