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Vangelo

Nelle nostre chiese parliamo spesso di sacrifici e poco di gioia

Gesù si è fatto uomo per insegnarci a vivere, cioè per realizzare un mondo più giusto e più umano dove tutti possano vivere in modo dignitoso

L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)
L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)

Vangelo di Giovanni
In quel tempo, nel terzo giorno, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.  Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora». Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui. 
Gv 2,1 -11

Non sapremo mai che cosa è veramente successo alle nozze di Cana.
L’evangelista Giovanni mette questo racconto all’inizio del suo Vangelo perché ritiene questo fatto fondamentale per capire la missione di Gesù.
Gesù si è fatto uomo innanzitutto per insegnarci a vivere, cioè per realizzare un mondo più giusto e più umano dove tutti possano vivere in modo dignitoso.

Per realizzare questo, un primo passo da fare, sia per la gente di allora, sia per noi oggi, è quello di cambiare una falsa immagine di Dio.
In passato Dio era immaginato come l’onnipotente, il Dio degli eserciti, il Dio che si manifestava attraverso lampi e tuoni, il Dio della paura e dei castighi.

Per Gesù invece, Dio è il Dio della vita, della festa, dell’amore, della gioia.
Per aiutarci a fare questo Giovanni ricorre all’immagine del banchetto. Il luogo dove le persone mangiano, bevono, di divertono, ballano.
In questa ottica possiamo leggere il racconto come un messaggio ricco di simboli. L’acqua è il simbolo della vita. Il vino è il simbolo della festa, della passione, dell’amore.

Per Giovanni chi è Gesù? È il “Verbo-Figlio di Dio” che trasforma la vita in una festa. Per cui seguire Gesù allora vuol dire “trasfigurare” la propria vita. Trasformare l’acqua in vino vuol dire “dare senso” alla vita.
Gesù non è un prestigiatore da circo che trasforma l’acqua in vino. Gesù non è né un buonista (vogliamoci tutti bene) e non è neanche un dolorista (bisogna soffrire).
Piange con chi piange. Ma anche gode con chi è nella gioia.

Quanto siamo lontani da questo messaggio evangelico. Nelle nostre chiese parliamo spesso di sacrifici e poco di gioia. Anche tra di noi ci sono tanti seminatori di paura e di angoscia. Abbiamo invece bisogno di annunciatori di speranza e di fiducia.

Anche noi spesso “non abbiamo più vino”. Siamo tristi, ci sentiamo soli, attraversiamo momenti difficili, siamo delusi e rassegnati.
Giovanni ci dice: Seguire Gesù è un invito a nozze, è partecipare ad un banchetto.
È soprattutto a tavola, in casa, con gli altri, che puoi fare esperienza di Dio.

Il Dio delle nozze di Cana è il Dio che ama i banchetti, è il Dio della festa, della gioia, della danza. È il Dio che ci vuole felici non obbedienti. È nello spezzare il pane, nel “condividere”, che le anfore vuote della vita si riempiono del vino della festa.
I veri miracoli avvengono là dove creiamo relazioni vere e profonde.
Per Giovanni, incontrare Cristo vuol dire “ubriacarsi” di amore, di gioia, di speranza.

«Potrei credere soltanto in un dio che danza»
Friedrich Nietzsche (1844-1900) – Così parlò Zarathustra

Don Roberto Vinco
Domenica 16 gennaio 2022

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Don Roberto Vinco, docente di filosofia allo Studio Teologico San Zeno e all'Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona, è collaboratore nella parrocchia di Novaglie. roberto.vinco@tin.it

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