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Il candidato sindaco Tommasi «è uno di quelli che fanno spogliatoio»

Lo dice Donna Flora, moglie del presidente della maggica Viola: «è un ragazzo pieno di slanci, che si impegna concretamente nella vita. Sarebbe piaciuto a Dino»

Damiano Tommasi
Damiano Tommasi

«Te tocca da intervenì, Antò». La telefonata dell’amico romano che mi ha aiutato nella ricerca per Era di marzo, il mio ultimo libro nato nella sede del Roma Club di Verona, è arrivata dopo la lettura dell’articolo di Giuseppe Anti dal titolo La campagna elettorale di Tommasi è stata aperta da Carlo Verdone“.

Tommasi è uno dei tre veronesi che hanno vinto uno scudetto con la squadra che porta il nome della Capitale. Guido Masetti è stato il portiere del tricolore del 1941/1942, Paolo Alberto Faccini l’autore del primo gol giallorosso nella trionfale stagione 1982/1983, mentre Tommasi il mediano dell’ultimo successo in campionato.

Era la stagione 2000/2001, quella del terzo scudetto. Nella prima giornata Tommasi parte dalla panchina. Entra al 1° del secondo tempo e, da allora, è sempre presente nell’undici titolare. Tre gol e 34 presenze, quattro in più di Francesco Totti, certamente il giocatore più importante nella storia della Roma e nella top ten dei calciatori italiani di sempre. Mal gliene incolse, dunque, all’attore romano e romanista Verdone che nella serie tv Vita da Carlo ha avuto la temerarietà di affermare «Se c’è un uomo che dobbiamo ringraziare è Damiano Tommasi». La reazione di molti tifosi giallorossi è stata: «Verdone ha snobbato Totti».

In realtà Verdone, immediatamente dopo la vittoria del terzo tricolore, aveva dichiarato che l’uomo simbolo dello scudetto era stato lo scomparso Franco Sensi: «Abbiamo grandi giocatori, tutti decisivi, ma il merito è del presidente Sensi. Trasforma in oro quello che tocca, con lui la Roma caciarona è diventata un’industria solida».

Industria solida la squadra che porta il nome della Capitale lo era divenuta anni prima con un altro presidente vincente, l’ingegner Dino Viola, scomparso nel 1991. La vedova, Donna Flora, alla richiesta di chi poteva essere il calciatore simbolo dello scudetto del 2001, aveva risposto: «Forse Damiano Tommasi, un tipo davvero notevole: un personaggio antico, un ragazzo pieno di slanci, che si impegna concretamente nella vita. È uno dei segreti di questa squadra: sta giocando in modo eccezionale e oltretutto è uno di quelli che fanno spogliatoio. Sarebbe piaciuto a Dino».

Damiano Tommasi

Damiano Tommasi tra il presidente ed il vicepresidente del Roma Club Verona a lui intitolato

Insomma, Tommasi sarebbe piaciuto al presidente del secondo scudetto romanista, ma era piaciuto anche ad esperti e addetti ai lavori. Per l’ex juventino e romanista Zbigniew Boniek, ad esempio, era stato «la vera sorpresa» della stagione 2000/2001, ed il giornalista sportivo Massimo Caputi lo aveva definito l’emblema di quella Roma, rappresentando «quella grinta, quella continuità e quella capacità di migliorarsi che sono alla base dello scudetto giallorosso».

Dunque nessun delitto di lesa maestà nei confronti di Francesco Totti, ma solo la constatazione che in una squadra di calcio servono i mediani i quali, come le congiunzioni e le preposizioni di una frase, stanno in mezzo, stretti fra compagni tecnicamente più dotati. Quando il fraseggio si interrompe, sono loro, i Tommasi, a ristabilire l’accordo e l’armonia con i giocatori più eleganti.

L’undicesimo calciatore più presente nella storia della Roma (351 presenze con 21 gol, più 25 maglie azzurre ed i Mondiali del 2002 giocati in Corea da titolare) ha ricevuto, nel luglio del 2015, uno dei riconoscimenti più belli per un atleta della As Roma: essere eletto, insieme ad un altro veronese, il citato Guido Masetti, nella Hall of Fame della società, raggiungendo così gli altri diciannove ex giallorossi nominati tra il 2012 ed il 2014.

Tommasi ne è orgoglioso e rivendica il fatto di esserne entrato da comprimario. «Da amante di questo sport è una soddisfazione aver avuto la possibilità di condividere esperienze con i numeri uno. Averlo fatto con la stessa maglia mi riempie di gioia», ha affermato con la sua solita coerenza.

Coerenza che, per tornare alla lingua italiana, è l’altra faccia della coesione. Così come questa riguarda gli elementi costitutivi della frase, che devono possedere una logicità grammaticale, sintattica e semantica, la coerenza non riguarda la struttura del discorso, ma la sua non contraddittorietà interna. Molti sportivi, così come molti politici, sono particolarmente attenti alla coesione, ma poco alla coerenza. Non è il caso di Damiano Tommasi, per il quale coerenza fa rima con coscienza. Da sempre.

Antonio Mazzei

 

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Antonio Mazzei è nato a Taranto il 27 marzo 1961. Laureato in Storia e in Scienze Politiche, giornalista pubblicista è autore di numerose pubblicazioni sul tema della sicurezza. antonio.mazzei@interno.it

1 Comment

1 Comment

  1. paolo ricci

    17/01/2022 at 13:49

    Sono francamente un po’ sconcertato, anche se mi viene il dubbio che si voglia “cazzeggiare” su di un paradosso…..
    Stiamo ragionando non di una partita di calcio, ma della elezione a Sindaco di una città di lunga, ininterrotta e “fattiva” tradizione fascista. Diciamocelo chiaro. E a questa storia noi anteponiamo un “bravo calciatore” che sotto il pallone non si sa cosa tenga. Dal curriculum e dalle sue non-dichiarazioni non si capisce. Ma evidentemente sa tutto il fronte che lo appoggia. Auguri.

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